Il Santuario di Cafarnao, noto come Memoriale di San Pietro, sulle rive del lago di Tiberiade Il Santuario di Cafarnao, noto come Memoriale di San Pietro, sulle rive del lago di Tiberiade  Sulle tracce di Gesù

Cafarnao, dove Gesù trovò casa

Nel sito archeologico ogni pellegrino può immaginare le scene narrate dai Vangeli e qui ambientate. In Galilea Cristo visse per circa tre anni, qui ha chiamato i suoi discepoli, ha predicato, ha guarito i malati, ha compiuto quei segni potenti che ne rivelano l’identità profonda di Messia e di Figlio di Dio

di Fra Francesco Patton

«Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali» (Matteo, 4, 12-13). Così l’evangelista Matteo descrive il momento in cui Gesù, all’inizio del suo ministero pubblico lascia il paese nel quale era cresciuto per trasferirsi in quella che da quel momento sarà la sua nuova residenza, “la sua città” (cfr. Matteo, 9, 1). Matteo, Levi, che a Cafarnao svolgeva il suo lavoro di esattore delle tasse per conto degli occupanti romani sulla via che da Cafarnao portava a Damasco, offre anche la motivazione teologica di questo cambio di residenza da parte di Gesù: «Perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta» (Matteo, 4, 14-16).
Ogni pellegrino che ancora oggi giunge a Cafarnao sulle rive del lago di Tiberiade può fare l’esperienza straordinaria di vedere la città dove Gesù ha prevalentemente vissuto nei tre anni del suo ministero in Galilea. Qui lui ha chiamato i suoi discepoli, ha predicato, ha guarito i malati, ha compiuto quei segni potenti che ne rivelano l’identità profonda di Messia e di Figlio di Dio. Padre Stanislao Loffreda, archeologo francescano dello Studium Biblicum Franciscanum (SBF) di Gerusalemme, che a questo sito ha dedicato la sua vita ed è stato il principale collaboratore di padre Virgilio Canio Corbo nelle diciannove campagne qui condotte tra il 1968 e il 1986, nella guida dedicata a Cafarnao — che è la fonte principale di questo articolo — ricordava l’obiettivo vero dell’archeologia: «Noi archeologi riesumiamo i resti materiali del passato, ma cerchiamo in realtà qualcosa di più. Il nostro obiettivo finale è di ristabilire, per quanto è possibile, il contatto con le passate generazioni, di parlare con esse e di lasciarle parlare alle generazioni presenti (Stanislao Loffreda, Cafarnao, Jerusalem, 1995, pag. 7). E quando pensiamo che Cafarnao fu “la città di Gesù” e dei primi apostoli, ci rendiamo subito conto dell’importanza che i suoi resti antichi rivestono per l’umanità intera. Per i frati della Custodia di Terra Santa, che custodiscono questo luogo abitandovi come fraternità orante e accogliente, Cafarnao è molto più di un sito archeologico: è la città di Gesù, è la casa del Signore.

Un villaggio privilegiato sulle rive del lago

Il sito archeologico si trova sulla sponda nord-ovest del lago di Tiberiade (Kinneret), in Galilea, a circa 210 metri sotto il livello del mare, a sedici chilometri da Tiberiade, a tre da Tabgha e a cinque dal punto in cui il fiume Giordano si riversa nel lago. Il nome semitico originale del luogo è appunto Kefar Nahum, cioè il villaggio (kefar) di Nahum (che è un nome di persona, appartenente anche a uno dei cosiddetti “profeti minori”). Origene lo aveva interpretato come “il villaggio della consolazione” (dalla radice ebraica nhm), mentre san Girolamo lo traduceva come “la bella città” (secondo la radice n’m). La trascrizione più vicina alla pronuncia ebraica, Capharnaum, è quella già adottata da Giuseppe Flavio (cfr. Loffreda, opera citata, pag 14-15).
Le rovine dell’antica Cafarnao coprono approssimativamente un’area di sei ettari. Due terzi appartengono alla Custodia francescana di Terra Santa; il rimanente, sul lato orientale, al Patriarcato greco-ortodosso. L’antico villaggio fu abbandonato circa mille anni or sono, anche se alcune famiglie arabe della tribù dei Semekiyeh vi erano rimaste fino alla guerra arabo-israeliana del 1948 (Loffreda, opera citata, pag. 10). Al tempo di Gesù Cafarnao era una città di frontiera provvista di una dogana (cfr. Marco, 2, 13-15) e collocata sulla grande via imperiale che conduceva a Damasco. Era l’unica località sulla sponda nord-ovest del lago a cinque chilometri dall’alto Giordano, che segnava il confine fra la tetrarchia di Erode Antipa e il Golan assegnato a Filippo suo fratello (figli entrambi di Erode il Grande). Nel 1975, a circa cento metri a nord-est della sinagoga, fu ritrovata una pietra miliare recante il nome dell’imperatore Adriano, a conferma del tracciato della via imperiale (cfr. Loffreda, opera citata, pag. 18-19). La presenza di un distaccamento di soldati romani, attestata dai Vangeli (cfr. Luca, 7, 1-10; Matteo, 8, 5-13), sottolineava l’importanza del villaggio come punto di transito. Cafarnao aveva relazioni commerciali con l’alta Galilea, il Golan, la Siria, la Fenicia, l’Asia Minore, Cipro e l’Africa, come risulta dalle monete e dalla ceramica ritrovate; stupisce, al contrario, secondo padre Loffreda, la scarsità di contatti con il centro e il sud della Palestina (opera citata, pag. 19).

Gesù lascia Nazaret e viene ad abitare a Cafarnao

Come abbiamo ricordato in apertura, Gesù lasciò Nazaret e venne ad abitare a Cafarnao. La scelta non era casuale. Nazaret «era una frazione montagnosa tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione», mentre Cafarnao era collocata su una via strategica, inoltre «era sufficientemente distante dai grandi centri urbani, specialmente da Tiberiade dove Erode Antipa aveva stabilito la sua capitale», così che Gesù poteva «diffondere largamente il suo messaggio messianico senza però provocare subito le reazioni da parte dei capi politici e religiosi». Cafarnao aveva poi una popolazione molto diversificata: pescatori, agricoltori, artigiani, mercanti, pubblicani; e le relazioni con i Romani si distinguevano «per una singolare cordialità, fino al punto che fu un centurione romano a costruire la sinagoga per la comunità ebraica» (le citazioni sono da Loffreda, opera citata, pag. 68-69). Non meraviglia allora che Gesù abbia chiamato i suoi primi discepoli proprio da questa comunità: i pescatori Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, e il pubblicano Matteo.

La casa di Pietro: dalla domus-ecclesia al Memoriale

Fra tutti i resti messi in luce dagli scavi francescani, la scoperta più significativa è quella della cosiddetta insula sacra. Gli scavi avviati nel 1968 dai padri Virgilio Corbo e Stanislao Loffreda hanno permesso di ricostruire la storia millenaria di questo luogo in quattro fasi principali. La storia della casa in cui è vissuto Gesù «può riassumersi nel modo seguente: 1. la data iniziale va fissata nel primo secolo a. C. 2. A partire dalla fine del primo secolo d. C. una parte di quella casa […] fu trasformata in domus-ecclesia, vale a dire fu adibita a luogo di riunioni religiose. 3. Nel quarto secolo la suddetta domus-ecclesia viene ampliata e separata dal resto del villaggio attraverso un imponente muro di cinta. 4. Nella seconda metà del quinto secolo tutte le strutture dell’insula sacra vengono abbattute e viene costruita una chiesa di forma ottagonale» (Loffreda, opera citata, pag. 51).
Il carattere cristiano della sala venerata è provato dalla presenza, in molti graffiti, del nome e del monogramma di Gesù, da espressioni liturgiche come Amen e Kyrie eleison e da un’iscrizione in paleo-estrangelo (una variante antica del siriaco) che sembra riferirsi all’Eucaristia. «La pluralità delle lingue lascia fortemente supporre che la domus-ecclesia non era semplicemente usata dai semplici fedeli locali, ma anche dai pellegrini» (Loffreda, opera citata, pag. 60). Pietro Diacono (1107-1140 dopo Cristo) nel suo De locis sanctis riporta la testimonianza della pellegrina Egeria (IV secolo dopo Cristo) che descrive la domus-ecclesia del quarto secolo così: «A Cafarnao, inoltre, dalla casa del principe degli apostoli [Pietro] è stata fatta una chiesa, le cui pareti stanno ancora oggi così come erano [in origine]. Lì il Signore guarì il paralitico. Vi è anche la sinagoga nella quale il Signore guarì l’indemoniato, alla quale si sale attraverso molti gradini; tale sinagoga è costruita con pietre squadrate. Non lontano da lì si scorgono dei gradini di pietra sopra i quali stette il Signore» (Petrus Diaconus, Liber de Locis Sanctis, in Itineraria et alia geographica, ed. R. Weber Ccl, 175, Turnhout, 1965, pag. 98-99).
La chiesa ottagonale della seconda metà del quinto secolo fu concepita in modo da indicare ai pellegrini, attraverso la posizione dell’ottagono centrale, «l’ubicazione esatta della casa di San Pietro ormai sepolta sotto il podium della chiesa» (Loffreda, opera citata, pag. 66). Verso la fine del V secolo dopo Cristo, sul lato orientale, vennero aggiunti anche un fonte battesimale e un’abside (cfr. Joseph Patrich, Baptism in the Holy Land: 4th-7th Centuries, Milano, 2025, pag. 103-104). Il Memoriale moderno, opera dell’architetto italiano Ildo Avetta, è stato consacrato il 29 giugno 1990. Padre Corbo, che ne aveva guidato i lavori, deceduto nel 1991, è sepolto accanto alla casa di San Pietro, sotto il Memoriale.

Le sinagoghe: quella del IV secolo e quella del tempo di Gesù

L’altro grande monumento di Cafarnao è la sinagoga “bianca”. A differenza delle case private costruite in pietra basaltica scura, essa fu quasi interamente edificata con blocchi squadrati di pietra bianca calcarea, trasportati da cave situate a parecchi chilometri di distanza, il cui peso poteva in alcuni casi raggiungere le quattro tonnellate. Gli elementi decorativi sono molto raffinati e ricchi di elementi simbolici ebraici. Come sintetizza padre Geiger: «Quanto alla sinagoga dei tempi di Gesù, i pionieri dell’archeologia rimasero perlopiù convinti, fino agli albori del XX secolo, di averla ritrovata. Gli archeologi tedeschi Heinrich Kohl e Carl Watzinger, studiando le sue rovine nel 1905-1916, la datarono però attorno al 200 d. C. Siccome quindi quella non poteva essere la sinagoga dell’epoca di Gesù, nel 1968-1990 i francescani si sforzarono di appurare – con le dovute cautele – se sotto la sinagoga attualmente visibile non se ne trovasse magari una più antica. Una prima sorpresa fu il ritrovamento, nel pavimento dell’allora sinagoga, di oltre 30.000 (!) monete datate alla fine del IV secolo d. C. (anni 383-395)» (Heinrich Fürst, Gregor Geiger, Terra Santa. Guida francescana per pellegrini e viaggiatori, Milano, 2018, pagine 220-221/1021).
Gli scavi di Corbo-Loffreda hanno permesso di datare questa sinagoga al tardo IV secolo, basandosi proprio sullo studio delle monete tardo-romane e della ceramica ritrovata a vari livelli del sito. Sotto la sinagoga bianca, gli archeologi hanno inoltre trovato un pavimento in pietra basaltica risalente al I secolo, appartenente a un edificio pubblico di dimensioni tali da non poter essere una casa privata. Corbo e Loffreda riconoscono che «l’ampio pavimento del primo secolo, scoperto sotto la navata centrale della sinagoga bianca, possa appartenere alla sinagoga tanto ricercata, quella cioè costruita dal centurione romano e visitata da Gesù» (Loffreda, opera citata, pag. 32-49). È in questa sinagoga che Gesù di sabato insegnava con autorità, scacciava gli spiriti immondi (cfr. Marco, 1, 21-28) e sviluppò il discorso sul Pane di Vita (cfr. Giovanni, 6, 22-71).

La compresenza di una comunità cristiana e di una ebraica

Nel villaggio bizantino (IV-VII secolo dopo Cristo) convissero fianco a fianco una maggioranza ormai cristiana, attestata dalla diffusione capillare di frammenti ceramici marcati con croci in quasi ogni area del lato francescano, e una minoranza ebraica, come confermano la presenza di una sinagoga attiva e reperti quali un ciondolo dedicato al Tetragramma Sacro. Cafarnao risulta così un caso eccezionale rispetto al modello prevalente nella regione, dove le comunità religiose differenti tendevano a insediarsi in villaggi separati piuttosto che vivere insieme (cfr. Sharon Lea Mattila, Capernaum, Village of Nahum: From Hellenistic to Byzantine Times, in Galilee in the Late Second Temple and Mishnaic Periods, vol. 2, 2015, pag. 249-251).

La storia archeologica

La storia archeologica di Cafarnao nasce nel 1838 con Edward Robinson che individuò le rovine della sinagoga senza collegarle al sito evangelico; l’identificazione corretta arrivò nel 1866 con Charles Wilson. Nel 1894 la Custodia di Terra Santa, tramite fra Giuseppe Baldi, acquistò dai beduini le rovine. A inizio ’900 scavarono la Deutsche Orient-Gesellschaft (Kohl e Watzinger), poi padre Wendelin von Menden ofm. Negli anni ’20 padre Gaudenzio Orfali ofm (1889-1926), francescano di Nazareth, riportò alla luce la basilica bizantina. Dopo una lunga pausa, nel 1968 la Custodia affidò gli scavi a padre Virgilio Corbo ofm (1918-1991) e a padre Stanislao Loffreda ofm (1932-2025), coadiuvati da padre Bellarmino Bagatti ofm e padre Godfrey Kloetzly ofm. Già nel 1968 scoprirono sotto la chiesa ottagonale una domus ecclesia del IV secolo e, più in profondità, una casa del I secolo, confermando che un ambiente domestico originario era stato trasformato in luogo di culto cristiano già mezzo secolo dopo la morte di Gesù, in memoria di Pietro. Gli scavi di Corbo ricostruirono l’intera cronologia del sito, dal Bronzo Medio (2000-1550 a. C. circa) all’epoca araba (VII secolo), ridefinirono la datazione della sinagoga monumentale e ne individuarono una precedente, del tempo di Gesù. Corbo concluse il lavoro con il Memoriale sopra la Casa di Pietro (1990). Gli successe Loffreda che indagò le fasi bizantine e arabe e curò la collana scientifica «Cafarnao» (nove volumi, SBF). Padre Eugenio Alliata ofm catalogò l’intero materiale lapideo del sito (cfr. https://www.custodia.org/it/santuari/cafarnao/).
Sul lato nordorientale, di proprietà del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, gli scavi sono invece stati diretti da Vassilios Tzaferis (1978-1987) e hanno portato alla luce quattro aree principali, oltre a un imponente muro di cinta marittimo lungo circa 200 metri con due moli ortogonali protesi nel lago. È stato anche rinvenuto un tesoretto di 282 dinari d’oro, dell’epoca di transizione arabo-bizantina (cfr. Mattila, opera citata, pagine 226-228).

La presenza francescana

Ancora oggi i frati della Custodia accolgono ogni giorno i pellegrini che vengono a Cafarnao cercando un contatto con “la città di Gesù”, con i luoghi dove si è posato il suo sguardo, è risuonata la sua voce, ha operato la sua mano. Lo splendore della sinagoga bianca, la semplicità delle case di pietra basaltica, la casa di Pietro trasformata prima in domus ecclesia poi in basilica bizantina e oggi in memoriale di San Pietro, il silenzio del lago davanti a sé: tutto parla di una presenza che la fede riconosce ancora viva. Guardando i resti dell’antica Cafarnao il pellegrino può immaginare le case e gli abitanti dell’antico villaggio, le scene narrate dai vangeli e qui ambientate, e può sentir risuonare le parole di Gesù sul Pane di Vita e professare con Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Giovanni, 6, 68).

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11 luglio 2026, 11:56