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Carmina e la depressione raccontata al Papa: il suo abbraccio, riposo per l'anima

A poco meno di due mesi dalla testimonianza davanti a Leone XIV, nello stadio di Barcellona, la giovane ricorda come sia venuta fuori dal buio della malattia che l'ha portata anche a tentare il suicidio. "La testa comincia a farti scherzi, il sorriso diventa un muro, arrivi a pensare di valere meno di un sasso e ti dimentichi di te stessa". L'aiuto, sebbene tardivo, grazie alle terapie, alla musica e a quell'appuntamento quotidiano per la Messa. "Gli adolescenti non ne parlano ma sono soli"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Ha un viso così luminoso, un sorriso così aperto, che non immagineresti. Carmina Santamaría Tejada è una insegnante spagnola, trentacinque anni. Ha avuto il coraggio di sfondare quello che lei definisce un tabù: parlare di salute mentale. La depressione, che le ha procurato fin dall'adolescenza sofferenze insostenibili portandola anche a compiere un gesto estremo, fallito, è qualcosa che lei è riuscita a condividere con milioni di persone: era il 9 giugno scorso, nello stadio Olimpico di Barcellona e i giovani catalani si riunivano dinanzi al Papa per fare festa con il Successore di Pietro e per esprimergli speranze ed inquietudini. 

Quell'abbraccio con il Papa, un riposo per l'anima

"È stato un abbraccio davvero caloroso, un abbraccio che mi ha dato conforto, come quando sei stanco e all’improvviso qualcuno ti abbraccia e il tuo peso scompare, il tuo peso emotivo, il tuo fardello…". Così ricorda Carmina, a distanza di quasi due mesi, quel parlare franco con Leone, quel percepirsi compresa nel profondo, quell'essere avvolta da una grazia, da una presenza amorevole, paterna e concreta. "Un momento di riposo per l’anima". Era l'inizio della Quaresima, lei collaborava con la pastorale giovanile a Barcellona preparando i canti per il coro di cui è direttrice e il sacerdote responsabile le si avvicinò raccontandole di aver appena assistito a un suicidio. Era molto scosso. "Parlammo, e condivisi la mia storia personale, un aspetto di me che lui fino a quel momento non conosceva. Qualche giorno dopo, ricevetti una sua telefonata in cui mi proponeva di parlare della mia esperienza al Santo Padre, in occasione della sua imminente visita. 'Ti piacerebbe fare una domanda al Papa?'". 

Gli appuntamenti con Dio, un motivo per vivere

Così, da una conversazione casuale, è nata l'opportunità di tirar fuori questo buio che nel frattempo, grazie alle giuste cure, è diventato di nuovo luce, luce interiore e per gli altri. Carmina parla di "una seconda possibilità", dopo quel tentato suicidio che alla fine non funzionò. "Per me la mano di Dio c’era stata in realtà già prima di quel gesto. Ho resistito così tanto… non solo grazie a una buona terapia, che mi ha fatto molto bene. Stavamo uscendo dal Covid e ricordo che avevo un appuntamento fisso con il Signore ogni pomeriggio a Messa. Andavamo con la mascherina, e passavo tutto il tempo della Messa a piangere, perché non ce la facevo più. E però dicevo, prima di andarmene: 'Signore, ci vediamo domani. Signore, tornerò domani, resisterò ancora un giorno'. E così continuavo a fare". 

Nella chiesa di Sant'Agostino a Barcellona, Carmina e il coro "Sent la Creu" di cui è direttrice
Nella chiesa di Sant'Agostino a Barcellona, Carmina e il coro "Sent la Creu" di cui è direttrice

La musica e il coro: un balsamo

Carmina insegna inglese e musica. Proprio la musica, il canto, la composizione, suonare la chitarra o il pianoforte sono stati sempre "uno sfogo emotivo" rivelatosi terapeutico. "Nei giorni in cui, per esempio, stavo male, quando ero in depressione, mi aiutava tantissimo. Prendere la chitarra e mettermi a cantare. E cantavo canzoni alla Vergine Maria, anche canzoni tristi, canti al Signore. E quando finivo, era come… insomma, ero molto più tranquilla, tanto che sono migliorata molto". Ne ha dato prova anche in una circostanza speciale, all'indomani dell'incontro allo stadio. Nella chiesa di Sant'Agostino, il suo coro Sent la Creu (Senti la croce) ha animato infatti l'incontro del Papa con gli operatori della carità, nel quartiere Raval, a Barcellona. Si vede la sicurezza, il trasporto, la capacità di creare armonia dentro e fuori di sé. E di trasformare la croce in liberazione. Ciò che in fondo aveva già fatto portando la croce enorme dei giovani sul palco del Papa, allo stadio. Il 'peso' che diventa 'gloria'. 

Gli effetti del Covid sulla vulnerabilità dei giovani

Quinta di sei fratelli, Carmina è orgogliosa di fare parte di una bella e numerosa famiglia. Originaria di Alicante, la scuola dove è professoressa è a Hospitalet e lei ha un legame fortissimo con i suoi alunni. Avverte che sono vulnerabili - la fase adolescenziale lo è già fisiologicamente -, soprattutto considerate le reti digitali, sempre più insidiose per la mente di qualcuno in età evolutiva. È accertato che il Covid abbia creato uno spartiacque, tanto che sono moltissimi i ragazzi e le ragazze che tutt'ora mostrano somatizzazioni di un periodo assai traumatico come quello della pandemia. Anche per Carmina ha contribuito a creare degli squilibri su una condizione già compromessa: "Avevo già sofferto di depressione da adolescente e non l’avevo curata in maniera definitiva, avevo semplicemente continuato a vivere. E poi è arrivato il Covid. Stavo studiando all’università mentre avevo un lavoro quasi a tempo pieno. L’esaurimento, il pensare di non valere nulla, il pensare di essere d’intralcio e tutto il resto… Il fatto di pensare che sei utile solo quando aiuti gli altri. Come persona, invece, non servi a nulla. E questa sensazione andava sempre aumentando. Non te ne rendi conto finché non arrivi a un punto in cui sei davvero esausta, sia mentalmente che fisicamente. E allora la testa inizia a farti degli scherzi. Ti dice che non servi a niente, che devi fare una cosa e non sai come farla bene. Continui a lavorare, a sforzarti e a lavorare, finché non arrivi a pensare di valere meno di un sasso che hai accanto e ti dimentichi di te stessa".

Carmina "in cammino"
Carmina "in cammino"

Il sorriso diventa un muro, sentirsi "meno di un sasso"

Dimenticarsi di sé non è più, allora, un segno di sana umiltà ma una volontà di annullarsi, di togliersi di torno. "È un errore di cui ti rendi conto solo quando sei già nel baratro e dici: 'Beh, e adesso come faccio?'. La prima cosa che ho pensato quando mi sono svegliata, pensando che non mi sarei più svegliata, è stata: 'Che cosa ho fatto? Se voglio vivere, come ho fatto a ridurmi così? Sono tanti anni che lotto per andare avanti, per uscirne e come ho fatto a finire così?'". Provvidenzialmente, uno dei fratelli con cui ha più confidenza l'ha spinta a cercare un aiuto specifico dopo quasi tre anni di calvario: "Ho chiesto aiuto troppo tardi", ammette. Ora ha ritrovato la gioia di vivere una pienezza. Molti desideri abitano nel suo cuore, compreso quello di creare una famiglia, ma ciò che è cambiato è la consapevolezza, la prospettiva, anche il sapere che il dolore non va spiritualizzato, come le ha risposto Leone. Il Signore sa, rassicura Carmina, il Signore cammina con noi, è "poderoso. Ma in quei momenti non lo sai". 

I tabù degli adolescenti, sempre connessi ma isolati

"C’è molto tabù nel parlare di questi argomenti", osserva. Lo vede nei continui mascheramenti che fanno ragazzi a scuola. "Siamo molto connessi, ma in modo molto superficiale. Non entriamo in contatto in profondità. Prima c’erano tre legami con tre amici, ma di grande qualità. E ora hai 500 amici con cui hai relazioni di scarsa qualità. Non è che gli amici siano di scarsa qualità, ma è il rapporto ad esserlo. Quindi ti autoinganni. Ho tanti amici, parlo con tanta gente, non sono solo… Ma in realtà sei solo, perché quando provi dolore, quando hai problemi, non sai a chi dirlo, di chi fidarti affinché la persona non rida di te, non ti giudichi, non lo racconti poi a qualcun altro. Per questo motivo le persone non ne parlano. E ci si chiude ancora di più in se stessi. E il sorriso, che è una cosa bellissima, può anche essere letale. Nel mio caso, nessuno intorno a me sapeva che soffrivo di depressione. Perché? Perché vivo da sempre con un sorriso. Sempre. È come un muro: la gente vede un sorriso e non si preoccupa. E la mente è molto potente. E se non fermi la mente, ti sabota completamente".

Carmina in uno dei suoi viaggi
Carmina in uno dei suoi viaggi

Dove è andata a finire l'empatia?

"Io ho paura per i miei studenti. È una cosa che mi spaventa molto, perché vedo tanta sofferenza, molto silenziosa, vedo che non si aprono, che sono molto chiusi, che c’è molta finzione, il fingere di essere fantastici, che tutto va bene, che sei il leader… Quindi, a scuola cerchiamo di far loro capire l’importanza di avere un cuore sano, una mente sana, una vita sana. Ma vedo che devono affrontare un’enorme pressione per essere belli, perfetti, interessanti, per essere più alla moda. E questo non aiuta". Ciò che aiuta è, invece, non aver paura dell’inquietudine che si ha dentro. Lo ha ribadito il Papa anche nel videomessaggio di questi giorni ai giovani portoghesi partecipanti all'incontro  “Rejoice” a Lamego. Si tratta di recuperare quel sentirsi "umani", non supereroi. Così sono i santi, così è Cristo. Il fatto è che "valori come l’empatia e il rispetto si perdono perché alla fine contano solo i miei interessi, le mie cose, i miei spazi… non si condivide, non si parla, non si dialoga, non c’è scambio vero o non si fa 'io cedo fino a qui, tu cedi fino a lì'", dice Carmina. Recuperare in umanità, anche nella sua parte fragile, renderà capaci di cambiare in meglio questo mondo, ricorda Leone. Carmina, ora, lo sa. E si impegna per questo.

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28 luglio 2026, 11:15