Solennità del Sacro Cuore, un amore che può cambiare il mondo
Antonio Tarallo - Città del Vaticano
Il silenzio irrompe e stordisce. Eppure si tratta di un silenzio che non ha suono. Ma armonia sì: il canto dell’organo, il fruscio delle vesti, i passi felpati che solcano il pavimento, e poi quel sussurrare dolcemente il nome di Gesù. Si presentano così le mura del monastero romano e casa generalizia delle Figlie del Cuore di Gesù, l’istituto religioso fondato il 20 giugno 1873 dalla beata Marie Deluil-Martiny. Il traffico romano è poco lontano ma non turba minimamente la quiete delle stanze, del variopinto e fiorito giardino, della piccola cappella dove le religiose si riuniscono per l’Ufficio delle ore e per le celebrazioni eucaristiche: questi, i battiti di orologio che scandiscono le giornate del monastero. In quel loro nome composto c’è già tutto il carisma: “Figlie” e “Cuore di Gesù”. E proprio in occasione dell’odierna solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, abbiamo incontrato la madre generale dell’istituto, suor Maria Giovanna del Cuore di Gesù. Il “cuore” è il leitmotiv del nostro dialogo.
Due cuori uniti
Dietro la grata — che non diviene muro bensì finestra sul mondo — spiccano i due cuori, rossi, vicini, intrecciati quasi, che campeggiano al centro dell’abito delle religiose: sono trafitti da un dardo, con sotto una corona di spine e sormontati da due croci che incoronano il tutto. Ci si perde in quell’immagine, come ci si perde nelle parole che madre Maria Giovanna riserva al senso della solennità di venerdì 12 giugno, che anticipa la memoria liturgica del Cuore Immacolato della Beata Verrgine Maria: «Due cuori uniti, figli di un unico cuore, quello di Dio Padre. In fondo, potremmo intravedere in questa immagine una sorta di Trinità “anatomica”, diciamo così. Il Sacro Cuore di Gesù che nasce da altro cuore, profondamente umano ma al contempo divino, quello della Vergine Maria. È affascinante tutto ciò. Ed è così altrettanto misterioso: il cuore di Gesù accanto a quello della Vergine. Che armonia! Che melodia! Mi chiedo, a volte, cosa abbia provato la Madre di Cristo nel sentire il battito del Figlio, il primo battito di un bambino nel grembo. A volte non ci pensiamo, forse. Eppure è stato un momento così spiritualmente alto ma anche così terreno» spiega la religiosa delle Figlie del Cuore di Gesù, mentre tra le mani stringe un testo di poesie della fondatrice Marie Deluil-Martiny, beatificata da san Giovanni Paolo II il 22 ottobre 1989 in occasione della giornata missionaria mondiale.
Missionari nel mondo
Missionarietà e Sacro Cuore di Gesù: sembrerebbero due termini poco collegati tra loro. Ma madre Maria Giovanna precisa che «il cuore, quello umano, assieme al cervello, alla mente, sono le sedi delle nostre azioni. E, allora, ci dobbiamo domandare: quali azioni compio? Ascolto veramente ciò che il cuore mi sta suggerendo di fare? Noi sappiamo bene cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Sappiamo ciò che possiamo fare per l’altro, per il nostro fratello accanto: è il cuore che, grazie all’azione dello Spirito Santo, ce lo dice. Lì risiede la voce nostra più intima, la voce di Dio. Se siamo coscienti che l’amore può realmente cambiare il mondo, allora, diverremo tutti missionari del Sacro Cuore, missionari nel mondo — ognuno nella propria condizione di vita, laico o religioso — del suo amore per noi». E al pronunciare queste parole, le mani di madre Maria Giovanna aprono, allora, il libro di poesie scritte dalla beata Deluil-Martiny e pronuncia, sottovoce, alcuni versi: «Se non è per amarti senza misura/ perché mi hai dato questi due cuori?/ Nella tua Opera, io te ne prego,/ per il tuo Cuore infiammato, per la tua larga ferita,/ o Maestro trionfa, o io muoio!». Quello che prima era silenzio diviene altro: questi versi sembrano divenire il testo di una canzone. Non lontana nel tempo. Ma viva nel nostro presente.
La civiltà dell'amore
Il discorso si anima con lo sguardo al mondo di oggi. Quella grata sembra aprirsi, dilatarsi, spalancarsi e divenire quasi il monitor di un pc o di un televisore che trasmettono le immagini delle guerre, delle barbarie, degli abusi di potere, dell’egoismo degli uomini. «Solo con il trionfo del Sacro Cuore di Gesù assieme a quello immacolato della Vergine Maria — continua madre Maria Giovanna — è possibile costruire un mondo nuovo: quella civiltà dell’amore tanto auspicata da san Paolo VI e da Papa Leone XIV oggi. E la civiltà dell’amore non può che costruirsi se non con il cuore».
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