L'evento del Centro Astalli lunedì 15 giugno L'evento del Centro Astalli lunedì 15 giugno 

Rifugiati e diritto d'asilo, un incontro al Centro Astalli

Lunedì 15 giugno si è svolto al Centro Astalli un incontro dedicato a rifugiati e diritto d'asilo, in vista della Giornata mondiale del rifugiato il 20 giugno. "La remigrazione non è fattualmente possibile, è uno slogan", ha detto l'ex vicario apostolico di Anatolia, vescovo Bizzeti. "C'è biogno di un cambio culturale nel raccontare l'immigrazione, per contrastare anche termini che possano generare paura e disagio", le parole del presidente del Centro, padre Ripamonti

Matteo Frascadore - Città del Vaticano

"La remigrazione è una bufala, non è fattualmente possibile su larga scala. Non si risolve nulla, tra l’altro, e ora non è nient’altro che un nuovo slogan". È quanto affermato da monsignor Paolo Bizzeti, già Vicario apostolico di Anatolia e fondatore di A.M.O. – F.M.E. (Amici del Medio Oriente — Friends of Middle East), parlando ai media vaticani a margine dell’evento “Rifùgiati! L'accento posto su un diritto”, tenutosi lunedì 15 giugno presso l’aula magna della Pontificia Università Gregoriana, in vista della Giornata mondiale del rifugiato del prossimo 20 giugno.

L'incontro al Centro Astalli

Il dialogo, moderato dal giornalista e scrittore Marco Damilano, ha visto intervenire insieme a Bizzeti anche la politologa ed editorialista Nathalie Tocci. L’iniziativa, promossa dal Centro Astalli, ambisce a promuovere un concreto cambiamento culturale e si colloca in un periodo in cui il diritto d’asilo attraversa una stagione buia caratterizzata da un acceso dibattito pubblico. E il peso mediatico acquisito proprio dal concetto di remigrazione ne è oggi prova concreta. "Un evento come questo tiene alta l’attenzione sul tema del diritto d’asilo, che per molte persone risulta essere un problema. Ma non è così. Si tratta di una questione che riguarda tutti noi, la nostra umanità e la qualità della vita su questo pianeta", afferma ancora monsignor Bizzeti, che nel 2024 per limiti d’età ha terminato la sua esperienza in Turchia, dove è stato molto attivo nel dialogo interreligioso e ha guidato le iniziative locali della Caritas. "Un’esperienza ricchissima, ho imparato molto da queste persone. Sono storie tragiche, ma anche dignitose. Credono in valori molto profondi che qui abbiamo dimenticato", conclude Bizzeti commentando gli anni vissuti come Vicario apostolico.

Il video dell'evento al Centro Astalli

Promuovere un cambio culturale

Stando ai numeri resi noti dal Global Trends Report dell’Unhcr, sono 117,8 milioni le persone costrette alla fuga nel mondo. Dopo dieci anni è la prima volta che questo dato è in calo, sebbene sia ancora alto. Inoltre, nel 2025 si sono registrati 14,7 milioni di ritorni nei Paesi d’origine, e gran parte di questi sono avvenuti sotto pressione, costringendo chi fugge a condizioni precarie. Dall’incontro emerge come un punto concreto di dialogo possa essere l’ascolto, in quanto "molti dei richiedenti asilo provengono dalla guerra, vogliono vivere in pace e questo può favorire la costruzione di un Paese più sicuro", afferma ai media vaticani padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. "C’è bisogno di un cambio culturale concreto, di fermarsi a riflettere sulla loro situazione", ammette il presidente, che introducendo l’evento ha sottolineato come sia importante essere disposti a guardare oltre la paura.

Contrastare l'uso di parole che creano paura e disagio

Un problema concreto legato al racconto dell’immigrazione — si sottolinea — è l’utilizzo di termini che possano suscitare paura e disagio tra le persone, tra cui 'ondata', 'emergenza', o 'invasione'. Tra questi, "negli ultimi tempi è entrata di soppiatto la parola 'remigrazione'. Credo che solo comprendendone bene la portata la si possa contrastare, andando in direzione opposta", conclude il Ripamonti, aggiungendo come nessuno più dei rifugiati voglia la pace.

La testimonianza di Carlos, fuggito dalla Colombia

Durante l’incontro ha preso la parola Carlos, offrendo una testimonianza concreta di fuga, sopravvivenza e rinascita. Ex procuratore in Colombia, Carlos ha pagato a carissimo prezzo la sua lotta contro la corruzione e la difesa della giustizia: sopravvissuto a un accoltellamento, a un attentato incendiario che ha distrutto la sua casa, e a diversi colpi di arma da fuoco, è stato costretto a fuggire precipitosamente per salvare la propria vita e quella della sua famiglia, dopo pesanti minacce rivolte anche contro suo figlio. Arrivato in Italia, a Milano, ha conosciuto la durezza della strada e la disperazione di dover dormire su un cartone per due settimane, fino all’incontro con un uomo che ha da subito riconosciuto come un fratello maggiore. «Come stai? Mi ha chiesto. Due parole per una domanda che quasi nessuno fa davvero», ammette. Da quel momento è iniziata la sua vita in Italia. Nonostante la dolorosa distanza dai suoi affetti, che oggi vede solo attraverso uno schermo, Carlos ha trasformato il suo dramma in un impegno civile ed educativo. Collaborando con il Centro Astalli, porta oggi la sua storia nelle scuole, offrendo ai giovani una testimonianza viva e concreta di come la giustizia non sia un concetto astratto, ma una scelta quotidiana che richiede coraggio, e di come la condivisione possa sconfiggere l’indifferenza.

I rifugiati siano soggetti di diritti

Dall’incontro promosso dal Centro Astalli emerge un obiettivo preciso: far tornare il rifugiato un soggetto di diritti e non un problema di ordine pubblico. Centrale, in questa prospettiva, è anche il modo in cui viene raccontato un fenomeno che per molti rappresenta un viaggio di rinascita. Dietro ogni parola ci sono vite concrete, storie segnate dalla sofferenza ma anche dalla dignità.
 

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16 giugno 2026, 12:59