“Pax et bonum 2026”, la fraternità di San Francesco come risposta ai conflitti
Iris Venuto – Città del Vaticano
C’è una parola che sembra essersi sbiadita tra le carte del diritto internazionale. Eppure la sua eco continua a richiamare i popoli a riconoscersi parte di un'unica famiglia umana: è la fraternità. L’appello alla comunione tra i popoli di San Francesco d’Assisi, a 800 anni dalla sua morte, diventa il filo conduttore della seconda edizione del convegno internazionale “Pax et Bonum 2026. Nel segno di San Francesco: fraternità e diritto internazionale per costruire la pace”, che si terrà domani, domenica 7 giugno, a Roma presso il salone della presidenza dell’Azione Cattolica Italiana.
L’eredità di San Francesco nel diritto internazionale
Nato lo scorso anno in occasione del Giubileo delle associazioni, l’evento è promosso dall'Istituto di Diritto Internazionale della Pace "Giuseppe Toniolo", dall’Azione Cattolica Italiana e dal Forum internazionale di Azione Cattolica (Fiac) ed è strettamente legato all’iniziativa internazionale ‘Un minuto per la pace’, promossa ogni 8 giugno da Fiac, che ricorda lo storico incontro di preghiera avvenuto nel 2014 nei Giardini Vaticani per volontà di Papa Francesco e che riunì gli allora presidenti israeliano Shimon Peres e palestinese Abu Mazen insieme al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.
L’edizione di quest’anno, nel richiamarsi ai pilastri del magistero del santo di Assisi, contraddistinto dal dialogo interreligioso e dalla pace tra culture diverse, si propone di affrontare scientificamente il rapporto tra fraternità e diritto internazionale contemporaneo.
Il valore della fraternità contro la legge del più forte
Il principio della fraternità è un monito “a cui oggi più che mai è necessario appellarsi di fronte alla crisi del diritto internazionale e della convivenza tra i popoli per cercare di recuperare un comune senso di umanità”, spiega ai media vaticani Andrea Michieli, direttore dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. In un’epoca segnata da conflitti armati, crisi umanitarie e instabilità economiche, il messaggio francescano “può essere la base per costruire ordinamenti solidali fra i popoli, cercando di individuare un paradigma diverso rispetto alla legge del più forte”, aggiunge Michieli. Un modello, dunque, capace di guidare una convivenza pacifica in contrapposizione a dinamiche sempre più allarmanti di violenza e indifferenza.
Quando l’etica incontra la politica
In questo senso, l’insegnamento di Francesco può essere attuato anche al di fuori della sola dimensione etica, come principio politico e giuridico per ricostruire le relazioni tra i popoli sulla base del dialogo, della dignità umana, della cooperazione e della tutela del bene comune. Un’interpretazione presente anche nell’Enciclica 'Magnifica humanitas', nella quale Papa Leone XIV descrive la fraternità non solo come “aspirazione interiore di chi crede”, ma anche come “forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi”. Un principio che, secondo il direttore dell’Istituto, può essere garantito con il riconoscimento di “istituzioni politiche che garantiscano il pluralismo”. È sul piano economico, invece, che sono richiesti “nuovi paradigmi di governance per le imprese, che rimettano al centro la persona, differenziandosi da quelli fondati esclusivamente sul profitto e sulla competizione sfrenata”.
Individuare insieme soluzioni comuni
Nodo centrale del convegno è dunque il riconoscimento della centralità della persona e della sua dignità, attorno alla quale ricollocare tutti gli ordinamenti – internazionali, nazionali, economici e sociali – promuovendo il passaggio da azioni isolate a piani concertati e condivisi. Il termine fraternità, sottolinea Vincenzo Buonomo, rettore della Pontificia Università Urbaniana, che aprirà i lavori, “non va inteso soltanto in senso antropologico, come principio di amicizia tra i popoli, ma anche come strumento che garantisce il funzionamento del multilateralismo, oggi purtroppo sempre più ignorato nei rapporti internazionali. Clima fraterno, infatti, non significa semplicemente coesistere, ma individuare insieme soluzioni comuni”. E se, “il diritto è una conseguenza di una visione etica, di fronte alla crescente debolezza delle istanze etiche e morali sul piano globale, il magistero della Chiesa si pone non soltanto come interlocutore, ma anche come soggetto capace di formare le coscienze”. Ed è proprio sulla responsabilità reciproca che si fondano le basi per un mondo unito, capace di valorizzare e far coesistere identità differenti.
Il programma dell’evento
Il dibattito si articolerà lungo tre direttrici principali: la riflessione filosofico-giuridica, il dialogo interreligioso e l’impatto della fraternità sulle relazioni internazionali contemporanee. Numerosi gli interventi di studiosi ed esperti del mondo accademico, che approfondiranno il tema nelle sue implicazioni filosofiche, giuridiche, religiose, economiche e sociali, guidate dalla memoria dello storico incontro del 2014, dal profondo valore politico e spirituale, che ricordò al mondo intero come la forza della preghiera, dell’ascolto reciproco e della fraternità sia capace di far superare divisioni religiose, culturali e geopolitiche. La conclusione del convegno sarà quindi affidata ad un momento di preghiera nei Giardini Vaticani, presieduto da monsignor Claudio Giuliodori, assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana. Davanti all’ulivo piantato in quella storica data verrà riletta l’invocazione per la pace allora pronunciata, un gesto che ancora oggi lascia intravedere un barlume di speranza in un contesto geopolitico segnato da guerre, violenze e ingiustizie, ma ancora capace di cercare spazi di incontro e percorsi di pace.
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