Belfast, le Chiese condannano i gravi disordini e la "caccia allo straniero"
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
Unanime condanna dei gravi disordini avvenuti nelle ultime 48 ore a Belfast e in altre città dell’Irlanda del Nord è stata espressa dai principali rappresentanti cristiani e musulmani del Paese. All’interno della dichiarazione finale dell’assemblea generale svoltasi a Maynooth, la Conferenza episcopale si dice preoccupata per «l’attacco alla vita umana» e per la violenza e i disordini sociali avvenuti, invitando a pregare per la pace e «affinché la sacra dignità di ogni persona sia rispettata da tutti». I vescovi cattolici definiscono «sconcertanti» gli attacchi che si sono concentrati sulle case e sulle attività commerciali delle famiglie di migranti: «La vera misura di una società giusta è quella che accoglie efficacemente i nuovi arrivati, combatte il razzismo e respinge la retorica politica divisiva», scrivono, chiedendo sostegno per le forze dell’ordine e per i leader delle varie comunità.
Dalle comunità cristiane appelli alla calma
Anche la Chiesa anglicana ha criticato con fermezza le scene di violenza che si sono verificate nelle strade di Belfast. David McClay, vescovo di Down e Dromore, ha spiegato che «chi sceglie di danneggiare le comunità locali, mettendo a rischio persone di tutte le età e soprattutto le più vulnerabili, non rappresenta la maggioranza della nostra società». McClay ha inoltre condannato «l’orribile aggressione subita da un giovane la sera precedente e tutti gli attacchi di questo tipo. Prego per la sua guarigione. In questo momento dobbiamo raddoppiare gli sforzi per lavorare insieme per il benessere, la sicurezza e la prosperità di tutti nelle nostre comunità». David Smyth, a capo dell’Alleanza evangelica dell’Irlanda del Nord, ha pubblicato una preghiera in risposta alle violenze e commentato che «nulla può giustificare in alcun modo che folle di persone brucino le case dei propri vicini a causa del colore della pelle o della religione. Questo è chiaramente sbagliato e deve cessare immediatamente. Nelle ultime 24 ore ho pregato con cristiani di altri paesi che vivono qui e cercato di entrare in contatto con persone di altre fedi e culture. Ho visto e ascoltato la paura che stanno provando».
L'amarezza dell'Irish Muslim Council
Com’è noto, le proteste (trasformatesi in una vera e propria “caccia allo straniero”) sono scoppiate martedì 9 giugno dopo che un trentenne sudanese, Hadi Alodid, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio per il brutale accoltellamento in strada di un uomo di 40 anni, Stephen Ogilvie, che a seguito dell’aggressione ha perso l’occhio sinistro e riportato ferite al collo e alla schiena. L’invito alla moderazione lanciato dalla famiglia della vittima non ha purtroppo avuto esito e le violenze, seppur più limitate, sono proseguite anche la notte scorsa. Amarezza è stata manifestata dall'Irish Muslim Council che, in una dichiarazione, ha espresso vicinanza alla persona aggredita e alla sua famiglia, condannando senza riserve il gesto criminoso. Allo stesso tempo, si legge, «è fondamentale che le azioni di un singolo individuo non vengano utilizzate per stigmatizzare intere comunità. Attribuire la colpa a tutti è ingiusto e controproducente. La stragrande maggioranza dei musulmani, dei migranti e delle minoranze etniche sono cittadini rispettosi della legge che contribuiscono positivamente alla società e rifiutano la violenza in ogni sua forma». Il futuro comune «dipende dal mantenimento dei valori del rispetto reciproco, dello stato di diritto e dal riconoscimento che gli individui devono essere giudicati per le loro azioni, non in base all'etnia, alla nazionalità o alla fede». Anche il Muslim Council of Britain si è reso disponibile ad assistere, anche finanziariamente, le vittime di aggressioni e attentati. Sono stati numerosi infatti i negozi e le case di immigrati stranieri dati alle fiamme od oggetto di atti vandalici. «I recenti eventi a Belfast hanno lasciato molte famiglie, individui e aziende bisognosi di supporto», si legge sul sito Facebook dell'organizzazione islamica, che invita alla calma osservando che un crimine, anche se efferato, non può giustificare tali devastazioni.
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