Gaudí, un libro e un’opera per il centenario
Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano
Un libro per tornare alle fonti, un’opera contemporanea per raccogliere una traccia lasciata da Antoni Gaudí. Alla Lumsa di Roma, la presentazione del volume, pubblicato da San Paolo, Antoni Gaudí. Vita e opera di Armand Puig i Tàrrech, biblista e presidente dell'Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche (AVEPRO), ha offerto l’occasione per rileggere la figura dell’architetto catalano nel centenario della sua morte. L'incontro ha permesso anche di conoscere il progetto dell’Agnus Dei, opera collocata all'interno della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Família. Al dialogo hanno preso parte, accanto all’autore, Andrea Tornielli, direttore editoriale dei Media Vaticani, la studiosa Maria Elena Catelli, traduttrice del volume, lo storico dell’arte Alessandro Zuccari, membro dell’Accademia dei Lincei, e l’artista, autore dell’installazione destinata alla torre di Cristo, Andrea Mastrovito.
La ricorrenza assume un significato particolare anche alla luce del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna. Il 10 giugno, esattamente cento anni dopo la morte di Gaudí, il Pontefice celebrerà la messa nella Sagrada Família e inaugurerà la nuova e più alta torre della basilica, quella dedicata a Gesù Cristo, completata dall’Agnus Dei progettato da Mastrovito.
Un uomo oltre il mito
Antoni Gaudí continua a esercitare un fascino che va ben oltre l’ambito dell’architettura. Proprio per questo, spiega Puig i Tàrrech, è necessario distinguere la realtà dalle narrazioni costruite nel tempo. Il volume nasce da un lungo lavoro sulle fonti, condotto per restituire la figura dell’architetto nella sua dimensione storica e umana.
"È impossibile conoscere un personaggio senza che le fonti parlino di lui e a proposito di lui", osserva l’autore nell’intervista a Vatican News. Nel caso di Gaudí, il compito è reso ancora più complesso dal fatto che scrisse relativamente poco e che gran parte della documentazione conservata nel suo studio andò distrutta durante la guerra civile spagnola.
La pubblicazione si inserisce in una stagione di rinnovato interesse per la figura dell’architetto catalano, segnata anche dalla dichiarazione di venerabilità di Antoni Gaudí da parte di Papa Francesco lo scorso anno. Un riconoscimento che ha contribuito a riportare l’attenzione sulla coerenza tra la sua opera e la sua esperienza di fede. Il libro segue così il percorso dell’uomo prima ancora che quello del genio: la formazione, gli incontri, le amicizie, il lavoro, la progressiva maturazione spirituale e artistica. Un approccio che, come ha sottolineato Maria Elena Catelli, evita sia la costruzione del mito sia l’agiografia. La studiosa, che ha curato la traduzione italiana, ha evidenziato il rigore con cui Puig i Tàrrech seleziona le fonti e affronta aspetti spesso poco conosciuti della vita dell’architetto. Un lavoro che ha richiesto anche di accompagnare il lettore italiano attraverso termini, riferimenti e realtà profondamente radicati nella cultura catalana, rendendo accessibile un universo storico e culturale non sempre immediatamente familiare.
La natura, maestra di un creatore
Per comprendere Gaudí, secondo Puig i Tàrrech, bisogna partire dalla natura. Non come repertorio di forme decorative, ma come principio generativo.
"La natura creata da Dio è la sua maestra", afferma. Da essa l’architetto trae ispirazione per strutture, soluzioni costruttive e linguaggi formali. Non si tratta però di imitazione. "Partecipa alla creazione di Dio", spiega ancora l'autore, trasformando ciò che osserva in qualcosa di nuovo.
Per questo la sua architettura sfugge alle classificazioni abituali. "Non è il gotico, non è il neogotico. È Gaudí". Un linguaggio personale, riconoscibile, che nasce dall’incontro tra fede, osservazione della natura e ricerca artistica.
Un’arte totale
Su questo aspetto si è soffermato Alessandro Zuccari, che ha definito Gaudí un autore di “arte totale”. Pur profondamente radicato nella tradizione cristiana, l’architetto fu uno studioso instancabile della storia dell’arte, dell’architettura e delle tecniche del passato. Assorbiva suggestioni diverse, le elaborava e le trasformava in una sintesi originale.
Per Zuccari il gotico rappresenta un riferimento fondamentale, ma non esclusivo. Gaudí guarda anche al romanico, alla classicità, al barocco, alle grandi tradizioni figurative europee. Nulla viene semplicemente riprodotto: tutto viene reinterpretato e condotto verso una forma nuova.
Lo storico dell’arte ha ricordato anche una celebre intuizione di Salvador Dalí, tra i primi a cogliere la natura radicalmente innovativa della sua opera. Nella lettura dell’artista surrealista, tutto in Gaudí è metamorfosi. La Sagrada Família nasce da un rigoroso impianto geometrico ma appare quasi come un organismo naturale, una costruzione che sembra generata dalla stessa energia creativa. Un’immagine che aiuta a comprendere la capacità dell’architetto di tenere insieme precisione progettuale e vitalità organica.
Zuccari ha richiamato infine anche il carattere profondamente collettivo dell’impresa. Il tempio espiatorio, sostenuto dalle donazioni dei fedeli, nasce infatti dall’idea che la casa di Dio debba essere la casa di tutti.
Una catechesi costruita nella pietra
Se esiste un luogo nel quale questa visione trova la sua espressione più compiuta, è la Sagrada Família. Andrea Tornielli ha osservato come la basilica continui a parlare anche a chi non possiede una formazione religiosa. Attraverso la pietra, la luce, le immagini e lo spazio, presenta infatti l’essenziale della fede cristiana a milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Tornielli ha richiamato inoltre la capacità dell’opera di Gaudí di condurre oltre la superficie delle cose, introducendo a una dimensione di profondità che continua a interrogare credenti e non credenti.
La Sagrada Família non è soltanto un capolavoro architettonico. È una narrazione costruita nello spazio, una sintesi di teologia, simbolo e arte. In essa, ha ricordato Puig, ogni elemento trova il proprio significato all’interno di una visione unitaria che conduce lo sguardo verso Cristo. Ancora oggi la basilica continua a crescere e a trasformarsi senza interrompere il dialogo con il progetto originario di Gaudí. È questa vitalità a permetterle di dialogare con generazioni diverse e di accogliere nuovi contributi senza smarrire la propria identità.
L’"Agnus Dei" di Andrea Mastrovito
Il dialogo con Gaudí continua oggi attraverso il lavoro di Andrea Mastrovito. La sua opera Gv 1,29 sarà collocata all’interno della croce posta sulla Torre di Gesù Cristo, a 172 metri di altezza, nel punto più elevato della basilica.
L’artista bergamasco ha vinto il concorso internazionale indetto dalla Junta Constructora della Sagrada Família per realizzare l’Agnus Dei previsto dallo stesso Gaudí nei progetti originari.
"La sfida era trasferire il messaggio divino con un linguaggio comprensibile al maggior numero di persone, senza essere didascalico o banale", racconta Mastrovito. Per affrontarla si è confrontato con gli scritti dell’architetto, con i suoi progetti e con l’osservazione diretta delle sue opere, cercando di restare fedele alle indicazioni lasciate da Gaudí senza rinunciare alla propria voce artistica.
L’installazione rappresenta l’Agnello di Dio evocato dal versetto del Vangelo di Giovanni che le dà il titolo. Realizzato in vetro e circondato da raggi luminosi dorati, l’agnello è ricoperto da migliaia di frammenti che possiedono un duplice significato. Sul piano cristologico richiamano le ferite inferte a Cristo dal male del mondo; sul piano simbolico evocano quella trama luminosa che la cosmologia contemporanea riconduce alle origini dell’universo.
Una luce sopra Barcellona
La luce costituisce il principio stesso dell’opera. Gaudí desiderava che la croce della Torre di Gesù Cristo fosse un punto luminoso visibile da tutta la città e che l’Agnello trovasse posto al suo interno.
"Ho portato direttamente la luce sull’agnello", spiega Mastrovito. Il vetro, la luce naturale di Barcellona, i ventiquattro raggi dorati che circondano la scultura e i sistemi di illuminazione integrati trasformeranno l’opera in una sorgente luminosa sospesa nel cielo.
La basilica continua a crescere come edificio, come immaginario e come parola visibile della fede. Non soltanto memoria di un genio, ma opera ancora in cammino, capace di chiedere allo sguardo contemporaneo di sollevarsi verso la luce.
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