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L'incontro del Papa con i vescovi italiani il 28 maggio 2026 in Vaticano L'incontro del Papa con i vescovi italiani il 28 maggio 2026 in Vaticano  (ANSA)

Cei, le priorità dei vescovi italiani per una Chiesa missionaria

Diffuso oggi "Radicati e costruiti in Cristo", il testo conclusivo della 82^ Assemblea generale dei vescovi italiani, che identifica le priorità per dare attuazione al Documento di sintesi del Cammino sinodale e per costruire una Chiesa missionaria. Al centro dell'attenzione kerygma, vita comunitaria, corresponsabilità diffusa e verifica della funzionalità delle strutture

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Riportare al centro il dono della fede; puntare sulla vita comunitaria; dare impulso alla "corresponsabilità differenziata", con attenzione a presenza missionaria dei laici, organismi di partecipazione e attivazione di ministeri battesimali; verificare l’adeguatezza delle strutture "nella trasmissione della fede". Sono quattro le linee di orientamento sulle quali la Conferenza episcopale italiana (Cei) si propone di puntare come strumenti operativi per realizzare una "Chiesa missionaria" impegnata "nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo". E costituiscono il cuore di Radicati e costruiti in Cristo. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, il documento approvato dall’82ª Assemblea generale per il prossimo quinquennio e diffuso oggi.

Non dare per scontata la fede e la sua trasmissione 

Punto di partenza è la presa d’atto che la fede e la sua trasmissione non possono più essere date per scontate. Nel testo — si spiega in una nota di accompagnamento — "sono indicate alcune priorità, riconosciute dai vescovi italiani, nel processo di recezione del Documento finale della seconda sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi". Una traccia per un percorso comune, dunque, "non un punto di arrivo", nella consapevolezza — è l’indicazione — che occorra "avviare processi, tanto più necessari in un tempo nel quale la trasmissione della fede cristiana non può più essere presupposta né affidata a dinamismi spontanei". Ciò significa pertanto "accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza; non cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali; generare dinamismi, capaci di incidere realmente nella vita delle comunità, di formare coscienze credenti, di rendere più evangeliche le relazioni ecclesiali, di favorire una presenza cristiana più viva nei contesti quotidiani".

Radicati in Cristo

A fare da cornice al documento un passo della Lettera ai Colossesi che "illustra l’esperienza sorgiva del cristianesimo", e sottolinea che "immersi nel mistero di morte e risurrezione di Cristo, i credenti vengono 'innestati', come piante rigogliose, nella radice profonda che è la pienezza stessa della vita divina, divenendo una cosa sola con Cristo" (Col 2,2-3.6-7.9-10.12).

Il kerygma come prima priorità

La prima priorità, o linea di orientamento, "per illuminare la vita ecclesiale negli anni a venire" riguarda "la fede vissuta, trasmessa e celebrata e, strettamente connessa con ciò, la formazione permanente dell’intero popolo di Dio". Viene ribadita la centralità del kerygma, già sottolineata da Papa Francesco e ripresa da Papa Leone, con due urgenze che toccano sia giovani che adulti, nella convinzione che la trasmissione della fede deve essere "inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità". Il documento parla esplicitamente di percorsi formativi per tutti, a partire dalla famiglia, e di percorsi "di primo o di secondo annuncio" specialmente per gli adulti, oltre che di itinerari di "iniziazione" e di "ricominciamento" della fede, per giovani e adulti.

La vita comunitaria della fede

Poi, siccome la fede "non è mai un fatto individuale", l’accento sulla struttura della Chiesa nel territorio, parlando di "riconfigurazione" e, anche, della valutazione, "sulla base di un lavoro svolto anzitutto dalla Conferenze episcopali regionali", in quali casi "è opportuno e prospettico l’accorpamento di diocesi". Le parrocchie, per parte loro, sono chiamate a diventare "comunità di comunità", per essere "luoghi di relazioni reali, in cui sperimentare la corresponsabilità differenziata" e diffusa, ovvero "luoghi di autentica esperienza ecclesiale: dove avvenga un reale incontro con il Signore Risorto".

La corresponsabilità e l'impegno dei laici

Ciò richiama l’urgenza dell’impegno dei "cristiani nelle realtà di questo mondo", soprattutto i laici. Necessari a tal fine "gli organismi di partecipazione, a livello parrocchiale e diocesano". Indispensabile anche "il servizio di alcuni, donne e uomini, che assumono la responsabilità di ministeri battesimali per il buon andamento della comunità cristiana". Richiamando il Documento di sintesi, si ribadisce pertanto che "andrà ripensato il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali", favorendo "forme di esercizio pastorale in équipe, il coordinamento delle molteplici ministerialità presenti, garantendo la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida".

L'adeguatezza delle strutture

Infine, la revisione delle strutture: immaginare "modi nuovi di gestirle e amministrarle", affinché non siano mai "zavorra" per l’annuncio e la missione.

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10 giugno 2026, 13:42