Braccianti uccisi in Calabria, monsignor Savino: mobilitare le coscienze
Federico Piana - Città del Vaticano
“Basta con il silenzio sporco delle convenienze. Occorre una mobilitazione civile che non può essere il semplice rito, le semplici passerelle o l'emozione del momento e poi dopo qualche giorno si spegne. Qui io invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale dei cittadini e delle cittadine, credenti e non credenti, qui veramente è in gioco la dignità della persona”. È indignato, monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano All’Jonio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. In un’intervista ai media vaticani, esprime dolore per la strage di migranti che si è consumata lunedì scorso al distributore di benzina lungo la statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza.
Azioni concrete
“Penso che lo Stato – ha aggiunto il presule - nelle sue diverse articolazioni e competenze, dovrebbe essere soprattutto presente nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della mano d'opera, nelle alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici”. Già, il caporalato. Perché la tragica vicenda di quei quattro uomini arsi vivi all’interno di un minivan dato alle fiamme da due “caporali” pakistani — arrestati dalle forze dell’ordine — che avevano voluto punirli per il loro rifiuto di pagare il trasporto verso i campi di frutta dove lavoravano come raccoglitori e dove quel giorno erano diretti, riaccende i riflettori su migliaia di braccianti agricoli, in maggioranza stranieri, senza diritti, senza regole, senza dignità. E senza stipendio. Quello che, asserisce l’unico sopravvissuto al feroce assassinio che ora sta testimoniando ai magistrati, le povere vittime avevano provato a chiedere per l’ennesima volta ai propri aguzzini prima di essere bruciati.
Soprusi e violenze
Il sopravvissuto afghano racconta che quei tre suoi connazionali e il compagno pakistano erano impegnati insieme a lui a raccogliere fragole negli immensi campi distesi tra Calabria e Basilicata in condizioni disumane, diventate, purtroppo, una normalità diffusa. «I soldi — ha spiegato — non ce li davano. Ci concedevano solo un po’ di cibo ed una casa. Nei campi c’è una grande mafia dei caporali».
In gioco la dignità
Qui, ha ammonito monsignor Savino, è in gioco "la dignità del vivere delle persone, qui è in gioco la condizione di vita umana delle persone”. Poi la domanda: “Ma ci rendiamo conto che dieci persone vivevano in una casa strettissima, piccolissima? Ma è mai possibile che dobbiamo ancora oggi constatare queste forme di vita che non possiamo definirle umane?”.
Dominio delle mafie
La deposizione dell’unico sopravvissuto alla strage che gli inquirenti stanno raccogliendo fa riferimento anche al dominio delle mafie, in particolare quella pakistana, nel contesto del caporalato della manodopera straniera impiegata nei campi. Un fenomeno certamente non nuovo nella Sibaritide ionica — che comprende le zone di Amendolara, Roseto Capo Spulico, Villapiana, Corigliano-Rossano — e che da tempo ha fatto registrare inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce un sistema criminale basato su trasporti dei braccianti organizzati da intermediari, trattenute ingiustificate sui salari, condizioni abitative precarie, vulnerabilità dei lavoratori stranieri e difficoltà nel denunciare gli sfruttatori.
Unica regia criminale
Lo stesso sistema mafioso che a Scanzano Jonico, a una quarantina di chilometri da Amendolara, subito dopo il confine con la Basilicata, nell’ottobre dello scorso anno aveva permesso la morte di quattro braccianti agricoli indiani che viaggiavano stipati all’inverosimile con altri sei lavoratori di diverse nazionalità su un piccolo camion di fortuna che rimase coinvolto in un incidente stradale. Anche allora le numerose inchieste della procura fecero emergere un capillare e diffuso metodo di reclutamento e di sfruttamento dei braccianti messo in atto da numerose organizzazioni criminali internazionali che sembrano avere preso il sopravvento, senza che nessuno riesca davvero a contrastare le loro terribili azioni.
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