In aumento i poveri alla Caritas Italiana, in dieci anni +48%
Alessandro Guarasci - Città del Vaticano
La povertà per tanti italiani assume una dimensione sempre più strutturale, che si prolunga per anni. Il report statistico di Caritas Italiana presentato oggi, 16 giugno, mette in luce come il numero delle persone sostenute dalla rete nel 2025 sia cresciuto dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che rileva un aspetto: le difficoltà sociali persistono, riguardando 282.539 persone, assimilabili ad altrettanti nuclei familiari. Oltre un quarto degli assistiti è seguito da almeno cinque anni, mentre diminuisce l’incidenza dei nuovi ascolti.
Monsignor Ambarus: servono risposte strutturali
“Non si registrano infatti flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie”, scrive la Caritas. Per monsignor Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana “la povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. Ma vanno interpellate anche le istituzioni. I dati raccolti dalla rete Caritas sono un'occasione per convertire lo sguardo di tutti noi. La povertà è una creatura con tante teste e noi abbiamo il dovere di fare propooste. La logica dei bonus è una logica dell'elemosina, ma bisogna invece agire in modo strutturale". Per l'organismo caritativo bisogna ora affrontare il tema del salario minimo.
Il 24% di chi va alla Caritas è un lavoratore povero
La povertà quindi è un fenomeno che evidentemente le politiche di welfare non riescono a contrastare, e che rischia di peggiorate, considerato che l’inflazione quest’anno nell’area euro si attesterà almeno al 3,1%. Il rapporto Caritas mette in luce come in dieci anni, dal 2015 al 2025, il numero di persone accompagnate sia cresciuto del +48%. La maggior parte di chi si è rivolto alla Caritas, il 78%, lo fa per carenza di reddito, tanto che l’Isee medio è inferiore ai 5 mila euro. Quasi la metà di chi si rivolge alla Caritas è disoccupata, ma addirittura il 24% ha un lavoro che non permette di arrivare in modo dignitoso a fine mese. L’aumento più significativo degli assistiti si osserva nel Nord Italia (+61,8). Parallelamente, ogni centro dà ascolto a circa 80 utenti, in lieve diminuzione rispetto alle 83 registrate nel 2024. Questo dato non indica una riduzione delle situazioni di fragilità sociale, ma riflette piuttosto dell’ampliamento della presenza territoriale dei punti di ascolto parrocchiali.
Il Nord Italia registra il maggior numero di assistiti Caritas
Le differenze tra le diverse aree del Paese rimangono molto accentuate. Il Nord non solo concentra la quota più elevata di persone accompagnate dalla rete Caritas, ma presenta anche il più alto numero medio di assistiti per servizio, con quasi 100 utenti per centro. I valori raggiungono livelli particolarmente elevati in Liguria (150 assistiti per struttura) e nell’area Piemonte-Valle d’Aosta (106). Nel Centro e nel Mezzogiorno il carico medio per servizio risulta invece più contenuto, attestandosi rispettivamente a 65,5 e 72,8 utenti. Non mancano però realtà caratterizzate da livelli di presa in carico superiori alla media della propria area geografica, come la Calabria (116,9), la Sardegna (108,7) e la Campania (95), che evidenziano una domanda di accompagnamento particolarmente intensa.
Le caratteristiche della povertà in Italia
Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Per Federica De Lauso, ricercatrice Caritas, "sempre di più la povertà si combina a situazioni di malattie croniche, di malattie mentali, di handicap e tutto questo anche per gli anziani, soprattutto per gli over 65, sta a significare un onere e delle fatiche in più, quindi salute, deprivazione materiale, problemi abitativi che si sommano". Da non sottovalutare nemmeno al condizione di tante famiglie, di sovente monogenitoriali, che sono i soggetti che chiedono più spesso aiuto: il 52% ha figli minori, pari a 147 mila nuclei, come il numero di bambine i ragazzi in ristrettezza economica assistiti dalla rete Caritas.
Un terzo dei poveri in Italia è una persona sola
Altro fattore la solitudine. Le persone sono sole assistite sono ora il 32,9%. Si tratta di persone che hanno attraversato periodi difficili, come lutti, separazioni, perdita di lavoro e che non hanno trovato una rete in grado di supportarle, perdendo così’ capacità economica. Per la Caritas, “in questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà. Accanto a questo ci sono le difficoltà legate alla casa. E ancora, nel 2025 la vulnerabilità abitativa coinvolge il 34,9% delle persone seguite (era il 33% nel 2024): il 23,1% vive condizioni di grave esclusione abitativa (senza casa, senza tetto o in sistemazioni di emergenza), mentre l’11,8% fatica a sostenere i costi dell’abitazione tra affitti, utenze e spese domestiche.
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