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Rappresentazione in mosaico della Santissima Trinità Rappresentazione in mosaico della Santissima Trinità 

Padre Buccarello: la Santissima Trinità, modello concreto per la vita

La riflessione del ministro generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli schiavi, in occasione della solennità che la Chiesa celebra oggi 31 maggio. “La Trinità - dice - ci insegna il primato delle relazioni, come anche l’impegno per la giustizia e la solidarietà”

di Antonio Tarallo

“Quando parliamo della Santissima Trinità ci inoltriamo in un’impresa complicata perché si tratta di descrivere la natura più profonda di Dio. Lo possiamo fare solo perché Dio stesso ci ha parlato di sé, ci ha rivelato il suo mistero e ci rende partecipi della sua stessa vita. Inoltre, proprio perché si tratta di un mistero che supera la nostra possibilità umana di comprensione, il linguaggio più adatto paradossalmente è proprio quello più semplice”. Le parole di padre Luigi Buccarello, ministro generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli schiavi, presentano —in occasione della Solennità che si celebra oggi domenica 31 maggio - quegli ossimori che ogni cristiano vive nel proprio cammino di fede. E, in questo caso, in una sola parola convergono tre nomi, tre Persone, tre parole che fanno parte della vita del credente.

Usare lo stile di Cristo

Inevitabilmente il discorso con padre Buccarello si innalza: in fondo, se vogliamo, ogni raffigurazione della Santissima Trinità - che sia un dipinto, il passo di un libro di esegesi, una pagina di teologia - vede la Trinità posta in alto, aleggia sopra tutto, così come avviene per esempio nel mirabile dipinto di Albrecht Dürer l’Adorazione della Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo sono lì, in alto, e il resto inevitabilmente “sotto”, al massimo “attorno”. Eppure tutto ciò può essere spiegato facilmente perché, “se vogliamo comprendere qualcosa di questo grande mistero, lo dobbiamo fare con lo stesso stile comunicativo di Gesù, dove semplicità e profondità non solo non si escludono ma si richiamano a vicenda”, precisa il ministro generale dei trinitari.

Chiamati a vivere per gli altri

Padre Buccarello cita, allora, le parole del venerabile don Tonino Bello: “Dio non è uno più uno più uno che fa tre. Ma Dio è uno per uno per uno che fa sempre uno. Partendo da questa semplice formula matematica, il vescovo di Molfetta spiegava che ogni persona della Santissima Trinità vive non per sé stessa ma in un dono perenne di amore all’altro. Così anche noi, creati a immagine della Trinità, siamo chiamati non a vivere per noi stessi ma per gli altri, soprattutto per i più deboli e dimenticati. L’egoismo non appartiene alla nostra natura e non ci fa bene” perché “la fede in Dio-Trinità ci dice che non siamo individui chiusi in noi stessi. Non viviamo accanto agli altri per restarne lontani e separati dalle barriere invisibili come quella del sospetto e della paura, ma siamo persone bisognose e capaci di relazioni autentiche”, tiene a precisare il ministro generale dell’ordine. Il tema, allora, si tramuta in altro: le relazioni. Ed è grazie a questo tema che la Trinità entra nella realtà quotidiana di ognuno, divenendo “modello concreto per la nostra vita e le nostre relazioni fraterne. La Trinità ci insegna il primato delle relazioni, come anche l’impegno per la giustizia e la solidarietà che si fondano sul riconoscimento dell’infinita dignità di ogni essere umano”.

Entrare nel mistero

Buccarello aggiunge: “Siamo chiamati a ‘trinitarizzare’ le nostre famiglie e comunità, i nostri legami e le nostre responsabilità”. Crolla, in questo modo, il muro della distanza fra gli uomini. Si disintegra la difficoltà di comprensione dello stesso concetto trinitario e si diventa più coraggiosi nell’entrare in questo mistero. Così come si diviene coraggiosi nel comprendere quei versi, sublimi, del XXXIII canto del Paradiso di Dante che descrivono la Trinità con figure geometriche: «Ne la profonda e chiara sussistenza/ de l’alto lume parvermi tre giri/ di tre colori e d'una contenenza». E sempre ai colori fa riferimento il ministro generale ricordando l’abito che indossano i religiosi trinitari: «Bianco con una grande croce sullo scapolare di colore rosso e blu: questi colori simboleggiano rispettivamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il bianco è la sintesi di tutti i colori e ne rappresenta la totalità e la pienezza; il blu è il colore dei lividi e rimanda alla Passione di Cristo e alla sua morte in croce; il rosso simboleggia il fuoco dello Spirito Santo. Tale simbologia è un pro-memoria per ricordare a noi e a tutti i battezzati che la Trinità è il nostro abito nel senso etimologico del termine, ossia il nostro modo di essere, il marchio di fabbrica, la fonte il modello e la meta della nostra vita e della nostra missione".

 

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31 maggio 2026, 09:55