Sulle orme di Santa Rita, una brasiliana in missione a Roccaporena
Andressa Collet – Città del Vaticano
I legami che uniscono l’inizio di questa storia attraversano due nazioni, un’unica famiglia e la devozione a Santa Rita da Cascia. Anche questo reportage nasce da tale intreccio: è firmato da Andressa Collet, figlia di Rita Collet, oggi scomparsa, e cugina di secondo grado di suor Maria Atília Collet. Tutte nate in Brasile, ma oggi due di loro vivono in Italia, dove la storia familiare trova il proprio sviluppo spirituale. Questo percorso tra generazioni e geografie conduce fino all’Umbria, nel centro dell’Italia, dove si trova Roccaporena, piccolo borgo a circa sei chilometri da Cascia, città legata alla vita di Santa Rita. È qui che vive oggi suor Maria Atília, appartenente alla congregazione internazionale della Famiglia Consolata, impegnata ogni giorno nell’accoglienza dei pellegrini che giungono in questo luogo in cerca di preghiera e di grazie attribuite alla santa delle cause impossibili. Da circa un anno, da quando si è trasferita nella regione, la religiosa ha inserito nella propria quotidianità una particolare pratica di devozione personale. Suor Maria Atília prega infatti ogni giorno per la madre della giornalista che firma il reportage: «Qui è il luogo dove prego per tua madre. Da quando sono arrivata, apro la porta alle 5.30 del mattino e la preghiera per tua madre nasce spontanea», racconta.
La religiosa si riferisce alla chiesa di San Montano, a Roccaporena, dove Santa Rita da Cascia (1381-1457) ricevette la formazione religiosa e i sacramenti della Prima Comunione, della Cresima e del Matrimonio. Nel luogo sono sepolti anche familiari della santa e antichi abitanti del borgo, custodendo così parte della memoria originaria della comunità del tempo. Oggi la chiesa accoglie pellegrini provenienti da diversi Paesi, che arrivano per pregare e affidare le proprie richieste considerate impossibili. In questo contesto, suor Maria Atília si fa ponte vivente tra i devoti contemporanei e la prima fase della vita di Santa Rita, segnata dalla formazione cristiana vissuta proprio a Roccaporena: «Ogni domenica la santa veniva qui e partecipava alla preghiera comunitaria. Qui ha vissuto in pienezza la vita cristiana. Qui ha imparato a pregare, a perdonare, a chiedere a Dio la grazia del perdono e della conversione del marito e non solo: pregava anche per la pace del territorio. C’erano due gruppi che si contendevano il potere fino ad arrivare alle uccisioni».
Il percorso spirituale e geografico a Roccaporena
Tra le strade di Roccaporena, la brasiliana cerca oggi di interpretare l’eredità della santa, trasformando la storia di sofferenza e perdono in un’esperienza concreta per i pellegrini. Nella casa natale di Rita, l’incontro con l’infanzia e la semplicità passa attraverso il piccolo ambiente dove nacque e attraverso la conservazione di una coperta utilizzata dalla santa durante gli inverni rigidi, quando le temperature nella zona potevano raggiungere i venti gradi sotto zero. Il manufatto non è originale, deteriorato dal tempo, ma è stato ricostruito utilizzando frammenti di cuoio della coperta autentica.
Suor Maria Atília accompagna inoltre i visitatori nella casa dove Rita visse come sposa, madre e vedova prima di entrare in convento, aiutando a comprendere la dimensione familiare e il dolore che attraversarono la sua esistenza. Da lì la santa saliva verso la montagna per pregare, raggiungendo lo Scoglio della Preghiera, meta ancora oggi percorsa dai pellegrini che affrontano i suoi 314 gradini fino agli 827 metri di altezza: «Pregò molto per la conversione del marito, che era un grande criminale. Rita partiva da casa e saliva sulla montagna, dove c’era una grande pietra bianca, luogo di preghiera non solo per lei ma anche per molti pellegrini. Già allora questo era un luogo di sosta e di preghiera». Oggi quella casa coniugale è diventata una “casa di preghiera”, una cappella aperta al pubblico che accoglie spesso giovani coppie prossime al matrimonio, come racconta con emozione la religiosa: «La cosa interessante è che ancora oggi questa casa accoglie giovani che vengono a trascorrere qui notti di preghiera alla vigilia del matrimonio. Per me è qualcosa di molto forte. Penso sempre a Rita, qui con i figli, mentre il marito progettava un delitto. E lei pregava perché Dio toccasse il suo cuore. Oppure penso a Rita che educava i figli con l’affetto di una madre che desidera il meglio per loro, trasmettendo valori che il marito non aveva. Non sappiamo se salisse sulla montagna in inverno, ma certamente ci andava di giorno, perché di notte sarebbe impossibile. Lassù si sentiva più vicina a Dio. È una donna grandissima, una santa speciale».
La visita al piccolo borgo umbro, con le sue case in pietra e il paesaggio montano, comprende anche il “Lazzaretto”, che richiama la carità di Rita verso i malati; l’Orto del Miracolo, legato al celebre miracolo della rosa e dei fichi apparsi in pieno inverno; e il Santuario di Santa Rita Agostiniana, centro spirituale di Roccaporena.
Un’eredità di preghiera e perdono
Con suor Maria Atília, i pellegrini non visitano soltanto Roccaporena, ma percorrono la vita di Santa Rita e i valori che l’hanno accompagnata: la preghiera e il perdono come via per comprendere la grandezza di Dio. «La vita di Santa Rita è impressionante. Viveva nella preghiera con il crocifisso», spiega la religiosa, indicando la radice più profonda delle sue azioni. È proprio in questa donna di preghiera che la missionaria brasiliana ha trovato uno specchio per la propria vita. Molto prima di accompagnare i pellegrini a Roccaporena, aveva già percorso altri sentieri di missione, superando frontiere geografiche e culturali. Ha lavorato in Brasile, Italia, Portogallo, Spagna e Mozambico. È stato soprattutto nel Paese africano, tra Pemba, nella provincia di Cabo Delgado, e Maputo, che ha vissuto oltre quindici anni approfondendo quell’esperienza che oggi, a 81 anni, porta con sé nell’accogliere e ascoltare suppliche e ringraziamenti dei pellegrini: «Mi hanno chiesto se fossi disponibile a venire qui. Io non ho mai scelto il luogo. E oggi mi sento felice. Chi mi incontra mi dice che trasmetto felicità, allora devo ringraziare Dio. È una benedizione per me, ma anche per ogni pellegrino che arriva qui, perché riparte con una pace interiore e con uno sguardo diverso sulla vita».
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui