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Una statua di Santa Rita con le rose in plastica realizzate da un detenuto Una statua di Santa Rita con le rose in plastica realizzate da un detenuto

Santa Rita, monsignor Boccardo: i detenuti le hanno affidato le loro famiglie "fuori"

In occasione della memoria liturgica della religiosa agostiniana che la Chiesa celebra oggi, 22 maggio, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Diocesi in cui rientrano anche Cascia e il santuario di Roccaporena, ricorda il momento di preghiera vissuto con i detenuti della casa di reclusione di Spoleto davanti a una reliquia della santa

Roberta Barbi – Città del Vaticano

“Il carcere è sempre un luogo di sofferenza ma anche di speranza, e avere un segno della presenza di Santa Rita in mezzo a un’umanità ferita che tenta di rimediare ai propri sbagli, è stato davvero emozionante”. Così monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, ricorda con i media vaticani il momento di riflessione e preghiera da lui guidato nel novembre scorso, durante il grande Giubileo della Speranza, all’interno della casa di reclusione di Spoleto: “Un’occasione, per i detenuti, di affidare all’intercessione della Santa tutto quello che portavano nel cuore – ha testimoniato – sono rimasti molto toccati da quell’incontro che è stato sorgente di speranza anche per chi è condannato all’ergastolo”.

Ascolta l'intervista con monsignor Renato Boccardo:

Il messaggio della religiosa agostiniana a chi è privato della libertà personale

Libertà interiore, intesa come capacità di coltivare il desiderio del bene senza farsi condizionare da pressioni esterne o dal ricordo del passato: questo il messaggio, di grande attualità, che Santa Rita trasmette ai detenuti, secondo l’arcivescovo: “L’uomo non è solo il suo reato, come non è soltanto le sue azioni: ci sono sentimenti buoni nel profondo del cuore di ogni persona, anche quella apparentemente più cattiva o che ha compiuto le azioni più efferate. La Santa fa emergere la parte buona di ognuno di noi”.

La Santa delle cause impossibili

Forse è anche per questo che in carcere, molti ristretti sono devoti della religiosa agostiniana, tanto da accoglierne la reliquia come “la visita di uno di famiglia”: “In molte celle ho visto che i detenuti tenevano un’immaginetta della Santa – racconta ancora monsignor Boccardo – molti di loro mi hanno raccontato di parlare con Lei per affidarle figli, nipoti o familiari che non riescono a vedere di frequente, o di pregare affinché possano mantenere il proprio posto in famiglia, sebbene lontani”. Qualche anno fa, addirittura, le foto del calendario dedicato alla Santa sono state arricchite dalla presenza di rose di plastica realizzate da un detenuto, che per un po’ hanno abbellito i luoghi ritiani e ora sono conservate nelle stanze del Santuario.

Alcune delle rose in plastica realizzate da un detenuto della casa di reclusione di Spoleto
Alcune delle rose in plastica realizzate da un detenuto della casa di reclusione di Spoleto   (©calendario Roccaporena)

La Pastorale penitenziaria, presenza d’ascolto

Monsignor Boccardo spiega che in diocesi esiste una Cappellania che si occupa del carcere del territorio in collaborazione con la Caritas: “La nostra presenza è soprattutto di ascolto, perché i detenuti hanno bisogno di raccontarsi e di essere ascoltati e non giudicati”, rivela, poi, ovviamente ci sono anche le esigenze materiali da soddisfare.

Dal Papa per portare la Fiaccola del Perdono e della Pace

Lo scorso mercoledì, monsignor Boccardo ha portato in udienza al Papa in piazza San Pietro la Fiaccola di Santa Rita del Perdono e della Pace, accesa a Chicago nella parrocchia a Lei dedicata – retta dagli Agostiniani – e portata anche dinanzi alla casa natale di Leone XIV lo scorso mese di marzo. “Il Papa ha esortato a mettere in pratica il messaggio che ci ha lasciato la Santa, che pur essendo lontana nel tempo, resta così vicina a tanti che le sono devoti – conclude l’arcivescovo – Lei che prima di farsi suora è stata moglie e madre e ha vissuto il dramma della violenza, come quello della morte dei figli, le tensioni in famiglia, condivide con noi oggi tutto questo. I pellegrini che ogni anno visitano Cascia e Roccaporena si identificano in Lei e da Lei imparano ad affrontare queste difficoltà della vita”. 

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22 maggio 2026, 08:00