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Indigeni papuani e studenti universitari partecipano a una protesta contro i Progetti Strategici Nazionali del governo e l'aumento della presenza militare in Papua Indigeni papuani e studenti universitari partecipano a una protesta contro i Progetti Strategici Nazionali del governo e l'aumento della presenza militare in Papua  (AFP or licensors)

Papua, attacco a una Chiesa cattolica: quattro feriti, centinaia in fuga

L’episodio risale al 17 maggio scorso. Al termine della messa domenicale, un ordigno è esploso nel cortile della chiesa cattolica di San Paolo, nel villaggio di Mbamogo, nella reggenza di Intan Jaya. Quattro civili, tutti cattolici papuani indigeni, sono rimasti feriti. Sono oltre 105.000 gli sfollati interni registrati dall’inizio del 2026 nella Papua indonesiana

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Lo scorso 17 maggio, al termine della messa domenicale, un ordigno è esploso nel cortile della chiesa cattolica di San Paolo, nel villaggio di Mbamogo, nella reggenza di Intan Jaya, nella Papua indonesiana. Quattro civili, tutti cattolici papuani indigeni, sono rimasti feriti mentre numerosi fedeli si trovavano ancora all’esterno dell’edificio. Secondo testimonianze raccolte sul posto, l’ordigno sarebbe stato sganciato da un drone. L’esplosione ha provocato il panico tra gli abitanti e la fuga di centinaia di persone verso le aree boschive circostanti. A rilanciare l’allarme è l’Agenzia Fides, che ha raccolto la denuncia dei francescani della Commissione “Giustizia e Pace” della Papua Indonesiana.

Grave preoccupazione per la crescita della violenza

Una situazione tutt'altro che isolata ma che, negli ultimi mesi, sta caratterizzando sempre più abitanti di questa regione segnata da un conflitto che continua a provocare vittime civili, fughe di massa e crescenti tensioni tra la popolazione locale, le forze di sicurezza di Jakarta e i gruppi separatisti armati. Sarebbero oltre 105.000 gli sfollati interni registrati dall'inizio del 2026. «Il recente bombardamento con droni contro una chiesa cattolica di Intan Jaya ha provocato vittime civili e un profondo trauma nella comunità locale», afferma padre Alexandro Rangga, direttore della Commissione “Giustizia e Pace” dei Frati Minori della Papua Indonesiana. I francescani esprimono «grave preoccupazione per la crescente violenza che prende di mira i luoghi di culto e i residenti disarmati» e chiedono «un’indagine indipendente» insieme a «garanzie immediate di sicurezza e accesso umanitario per tutte le famiglie colpite».

Tensione tra popolazione e Forze armate

L’esercito indonesiano ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto, ipotizzando una provocazione finalizzata ad alimentare le tensioni tra la popolazione e le Forze armate. Anche la polizia della Papua Centrale ha aperto un’inchiesta per accertare la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabili. Sul posto, il parroco padre Yanuarius Yance Yogi ha coordinato i soccorsi e l’evacuazione dei feriti, mentre Tino Mote, presidente della Gioventù cattolica della Papua Centrale, ha chiesto un’indagine trasparente e un intervento del presidente indonesiano Prabowo Subianto attraverso «serie politiche di pace». Nella diocesi di Timika, riferisce Fides, la comunità cattolica è rimasta profondamente scossa dall’accaduto.

Intrappolati in un ciclo di sofferenza

«Sparatorie, operazioni di sicurezza che colpiscono i civili, morte di bambini, donne, studenti e indigeni, recenti esplosioni di bombe vicino a luoghi di culto non solo hanno portato a un’ondata di rifugiati, ma hanno anche causato profonde ferite e dolore», osserva padre Rangga all'Agenzia Fides. «La Papua rimane intrappolata in un ciclo di sofferenza che non ha ancora trovato una via verso la vera pace». La Papua, parte occidentale della grande isola della Nuova Guinea, è attraversata da decenni da uno scontro tra le autorità indonesiane e i movimenti indipendentisti papuani. Al centro delle rivendicazioni vi sono la richiesta di autodeterminazione, il riconoscimento dell’identità melanesiana della popolazione locale, la gestione delle ingenti risorse naturali della regione e le conseguenze delle politiche di trasferimento demografico promosse dal governo centrale. Proprio ieri, secondo quanto riferito dall’esercito indonesiano, otto minatori sono stati uccisi in un attacco armato nella remota area di Yahukimo. Il gruppo separatista Tpnpb ha rivendicato l’azione sostenendo che le vittime fossero agenti delle forze di sicurezza travestiti da cercatori d’oro illegali. Le autorità militari affermano che si trattasse di civili.

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22 maggio 2026, 10:18