Mongolia, lo sforzo della Chiesa per una piena inculturazione
Federico Piana - Città del Vaticano
La nuova fase dell’impegno ecclesiale in ambito culturale della Chiesa in Mongolia — la più piccola di tutta l’Asia con i suoi 1.700 cattolici censiti in tutto il Paese che conta oltre 3 milioni e mezzo di abitanti — sta prendendo vita in alcuni ambienti ricavati nel complesso della cattedrale dei santi Pietro e Paolo a Ulaanbaatar, capitale della nazione confinante a nord con la Russia e a sud con la Cina.
Uno spazio ampio e immenso nelle potenzialità
Uno spazio di consultazione di libri, una sala conferenze e una zona adibita ad uffici sono il cuore pulsante di un centro studi, tanto contenuto nell’ampiezza quanto immenso nelle potenzialità, che ha un obiettivo chiaro ed ambizioso: «Essere un punto di riferimento per l’approfondimento delle tematiche culturali e il lavoro continuo di traduzione di materiale letterario a supporto delle attività ecclesiali». Il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar e presidente della Conferenza episcopale dell’Asia centrale, ha inaugurato ufficialmente lo Studium lo scorso 5 maggio alla vigilia della Settimana pastorale 2026, quest’anno dedicata ad un’ampia riflessione sulla vera identità della Chiesa in Mongolia. Una coincidenza di date significativa e non certamente casuale. «La nascita di questo centro studi — racconta Marengo al nostro giornale — è un modo concreto di dimostrare il grande rispetto della Chiesa per il nobile popolo mongolo, depositario di una profonda identità culturale che abbiamo il dono e il compito di penetrare sempre di più».
L'esigenza di interpretare la società mongola
L’idea di dare vita allo Studium, un progetto tutto interno alla Chiesa locale voluto dalla Prefettura apostolica, nasce dall’esigenza di offrire chiavi interpretative della ricca e complessa società mongola. «L’impegno che da sempre caratterizza la Chiesa nel campo dell’inculturazione trova in questo servizio un punto di riferimento per approfondire la conoscenza dell’animo mongolo, sotto varie angolature. Si tratta dunque di un progetto che offre un duplice servizio: una formazione continua sull’identità culturale mongola, attraverso una serie di conferenze mensili su vari temi legati alla storia, alle tradizioni religiose, alla sociologia, all’arte, alla musica e alla psicologia applicata. E un lavoro di revisione di testi già esistenti e la traduzione di nuovi, a servizio dell’evangelizzazione».
Le ambizioni del progetto
I principali destinatari dei progetti dello Studium sono principalmente i missionari e le missionarie che operano nel Paese ed il personale locale impiegato nelle varie comunità. «Per camminare come Chiesa radicata nel territorio — spiega il cardinale — è importante impegnarsi nella comprensione della realtà che ci circonda: con lo Studium cerchiamo di rendere realtà questo impegno. La scelta di inaugurare gli spazi dedicati alla nostra nuova realtà proprio in corrispondenza della settimana pastorale conferma questo orientamento ecclesiale di fondo». Lo Studium, quasi sconosciuto al grande pubblico nazionale, non ha la presunzione di presentarsi come un centro di ricerca accademico ma semplicemente come servizio interno alla comunità cattolica per favorire l’impegno di inserimento rispettoso in un mondo culturale poliedrico e dinamico. E per penetrare in questo contesto occorre, assicura il Prefetto apostolico, «lo studio della lingua, la conoscenza della storia e la capacità di stabilire un’empatia con un ambiente sofisticato».
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