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Un'immagine dei funerali dei braccianti uccisi nel nord dell'Honduras Un'immagine dei funerali dei braccianti uccisi nel nord dell'Honduras 

Honduras, il dolore della Chiesa per il massacro dei contadini a Rigores

Venti persone, tutti braccianti agricoli nelle coltivazioni di "palma africana" nel nord del Paese centroamericano, sono state uccise giovedì nell'ambito delle dispute territoriali con i gruppi criminali. La condanna della Conferenza episcopale honduregna e del Consiglio episcopale latino americano e caraibico

Valerio Palombaro - Città del Vaticano

“Profonda tristezza e indignazione” sono stati espressi dalla Conferenza episcopale dell’Honduras dopo il massacro che ha insanguinato il nord del Paese giovedì, con l’uccisione di 20 contadini in una piantagione di palme nel comune di Trujillo. Il bilancio aggiornato a 20 vittime è stato fornito ieri in conferenza stampa dal portavoce della Procura nazionale, Yuri Mora, che ha definito il massacro avvenuto nel villaggio di Rigores come “uno dei maggiori episodi di violenza” degli ultimi anni nel dipartimento di Colón. Tra le vittime, tutti braccianti che lavoravano nella raccolta di olio di palma, figurano 15 uomini, tre donne e due minorenni. L’attacco, stando alle testimonianze raccolte dalle autorità, è stato compiuto da uomini armati legati ai gruppi criminali che hanno aperto il fuoco all’interno di una chiesa dove si erano rifugiate le persone che si preparavano a iniziare la giornata lavorativa.

Ondata di violenze

“Ogni vittima è una persona creata a immagine e somiglianza di Dio”, osservano i presuli dell’Honduras in una nota di condanna del massacro, ricordando anche i recenti episodi di violenza nelle aree di Corinto e Omoa, al confine con il Guatemala, sempre nel nord del Paese, dove sono stati uccisi diversi agenti di polizia e civili: “Esprimiamo il nostro rifiuto assoluto a questo e altri atti simili” e, come membri della Chiesa, “non possiamo accettare giustificazioni superficiali di fronte  a fatti tanto orrendi”. I vescovi honduregni, infine, sottolineano che la società deve essere unita affinché si instauri nel Paese “il Suo Regno di giustizia, verità e pace”.

Difendere la dignità umana

Solidarietà al popolo honduregno è stata espressa in una nota del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (Celam). "Nessuna vita è sacrificabile", si legge nel messaggio firmato dal cardinale Jaime Spengler e dal vescovo Lizardo Estrada Herrera, rispettivamente presidente e segretario generale del Celam. La violenza, prosegue la nota, "ferisce il tessuto delle nostre comunità e oscura il sogno di fraternità" mentre è urgente promuovere percorsi di riconciliazione, giustizia e pace. "La vita dei poveri, dei lavoratori e di coloro che abitano e difendono i loro territori, dei bambini, dei giovani e degli anziani, non possono essere appesi al filo indifferenza, impunità o esclusione", dichiara il Celam richiamando il senso della sua campagna di sensibilizzazione intitolata "La vita è appesa a un filo". “Siamo chiamati a tessere insieme una cultura di incontro, cura, solidarietà e pace, dove la dignità di ogni persona sia riconosciuta come un dono sacro di Dio”.  

Una zona di martirio

Una ferma condanna di questo ennesimo episodio di violenza nel nord dell’Honduras è stato espresso anche dalla rete Iglesias y Minería. La regione del Bajo Aguán, dove giovedì sono stati uccisi i 20 contadini, “si è trasformata in una zona di morte per coloro che difendono il diritto alla terra e al territorio”. La nuova ondata di violenza colpisce territori che già hanno visto “martirizzate” diverse persone tra cui il difensore dell’ambiente, Juan Antonio López, delegato della Parola di Dio, membro fondatore della pastorale dell’ecologia integrale in Honduras, assassinato a Tocoa nel settembre del 2024. “Le continue morti in questa zona martirizzata evidenziano una problematica che ha radici strutturali che generano povertà, disuguaglianza, violenza, impunità e assenza o complicità dello Stato”, denuncia in una nota Iglesias y Minería, chiedendo indagini approfondite su tutte queste uccisioni.  “Sollecitiamo le autorità locali e nazionali – prosegue nota - a promuovere il processo di regolarizzazione dei titoli fondiari nell’ambito della riforma agraria, quale condizione fondamentale per contribuire alla pace, all'occupazione e al rispetto dei diritti umani della popolazione di questa regione”. “Lo Stato dovrebbe concentrarsi efficacemente sullo smantellamento delle reti criminali operanti nella regione”, concludono da Iglesias y Minería, esprimendo solidarietà alle vittime e richiamando le parole di Papa Leone XIV del settembre 2025 sulla speranza e la giustizia: “Lo spirito di Dio è capace di trasformare il deserto arido e secco in un giardino, luogo di riposo e serenità”. 

Paura tra le persone

L'agricoltore honduregno Armando Suchite, che ha perso due figli nel massacro, ha raccontato all'agenzia Efe che la comunità dell'area vive nel terrore. "Siamo terrorizzati perché la violenza a Colón è diventata molto pericolosa", ha detto Suchite dopo aver seppellito i figli di 23 e 25 anni nel cimitero del villaggio di Rigores, dove ieri sono state sepolte contemporaneamente la maggior parte delle 20 vittime del massacro. Un altro abitante del villaggio ha confermato che la gente del posto "vive nella paura". "Quella palma sembra maledetta; ci ha portato molte tragedie. Abbiamo perso molti amici e familiari a causa della disputa territoriale", ha affermato. Le rivendicazioni territoriali avanzate dagli agricoltori, alcuni dei quali organizzati in istituzioni, hanno portato a violenti incidenti nella regione del Bajo Aguán e in altre parti del Paese. Le morti violente in alcuni casi hanno visto coinvolte anche "guardie di sicurezza private" di aziende attive nella coltivazione della "palma africana". Questa attività si è diffusa nel nord dell'Honduras soppiantando una grande percentuale di altre colture come mais, fagioli e agrumi. Negli ultimi 50 anni oltre 200 persone sono morte violentemente nell'ambito di dispute territoriali, mentre i governi che si sono succeduti a Tegucigalpa non sono stati in grado di risolvere il problema. 

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23 maggio 2026, 12:46