Bambini e ragazzi di Gaza Bambini e ragazzi di Gaza  (ANSA)

Gaza, l’impegno di Pro Terra Sancta per salvare l'infanzia

Tra macerie, immondizia, epidemie e privazioni di ogni genere, i volontari della Ong, braccio operativo della Custodia di Terra Santa, continuano a portare istruzione, assistenza psicologica e umanitaria nella Striscia. Il portavoce dell'organizzazione, Andrea Avveduto: "È importante restare per ricostruire le persone. L'educazione, forte antidoto al terrorismo"

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

I bambini di Gaza sono affamati, spaventati, mutilati. Hanno perso la casa, i giochi, l’infanzia. I bambini di Gaza sono orfani. Si aggirano per le strade di una terra distrutta, invasa da rifiuti e acque fecali, vagano scalzi senza meta tra malattie e un fetore che sa ancora purtroppo di morte. Eppure l’illusione diplomatica della tregua tra Hamas e Israele, lo spostamento del baricentro geopolitico sul fronte iraniano, e il blocco dei giornalisti stranieri, insieme alla decimazione dei reporter locali, hanno avvolto di silenzio la loro condizione e quella dell’intera popolazione della Striscia che improvvisamente è uscita dai radar dei media internazionali. E poi c’è quel fenomeno comunicativo e sociale chiamato “compassion fatigue” per cui davanti a crisi prolungate nel tempo e immagini ricorrenti di distruzione, fame e sofferenza, la gente si stanca di avere compassione e assuefatta non va più a cercare notizie, non legge, non vuole sapere, provocando nei media generalisti e ancor più nei social la tendenza a rilanciare nuove notizie ad alto impatto emotivo.

Libri, matite, colori per regalare sorrisi

Per fortuna esistono realtà come la Ong Pro Terra Sancta che combattono l’anestesia e la “stanchezza da compassione” donandosi agli altri instancabilmente, ai piccoli in particolare, anche solo per vederli sorridere. “Questa è una delle cose a cui non mi abituerò mai” racconta Andrea Avveduto portavoce della Ong, braccio operativo della Custodia di Terra Santa, che si occupa prevalentemente di assistenza umanitaria, sviluppo, istruzione, educazione e supporto psicologico ai bambini del Medio Oriente e dal 2009 in particolare ai palestinesi di Gaza City.  “Non c’è niente di paragonabile al sorriso di un bambino che passa attraverso un libro, una matita, dei colori, un gioco fatto insieme, una canzone, una carezza, oltre al cibo e alle medicine, chiaramente. Quel sorriso è il segno che queste persone non si sentono abbandonate. È quello che ci dicono ogni volta: ‘grazie perché non ci fate sentire soli’. È un antidoto al cinismo, all'abitudine che abbiamo di vedere le guerre solo attraverso i numeri dei morti e i bilanci che si aggiornano. Ma ogni vittima, ogni dato, ogni statistica nasconde delle persone con una dignità, un desiderio, un'aspirazione alla felicità, alla vita, al futuro”.

Ascolta l'intervista ad Andrea Avveduto

Scuole e campi estivi

Lo scenario che Avveduto descrive come testimone oculare è tutt’altro che positivo, ma improvvisare scuole nelle tende in mezzo alle macerie, nelle cucine inutilizzate di locali semi-distrutti oltre che nelle strutture della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, guidata da padre Gabriel Romanelli a cui di recente il Papa ha inviato un messaggio di forte vicinanza, è una sfida, anzi una missione a cui Pro Terra Sancta, non rinuncia. E anche adesso che in Palestina le pochissime scuole attive chiuderanno per l’estate, la loro attività con i bimbi e i ragazzi proseguirà con i campi estivi e la possibilità di affiancare l’istruzione allo svago, magari con qualche bagno al mare, purché in sicurezza, “perché il pericolo di essere colpiti da qualcuno è altissimo”.  Inoltre l’estate, come ogni stagione nei teatri di guerra, ha le sue criticità: il caldo in questa zona del Medio Oriente è asfissiante, raggiunge temperature ben oltre i 40 gradi, con picchi fino ai 50. L’elettricità non viene erogata per l’intera giornata, non si possono accendere condizionatori o ventilatori, le epidemie proliferano, come, in questo momento, le gastro-enterocoliti acute.

Traumi fisici e psicologici

“Per fortuna riusciamo ancora a sostenere la scuola nel compound parrocchiale pagando gli stipendi degli insegnanti, le spese dell’amministrazione e della gestione, della mensa. Siamo rimasti a Gaza City anche sotto i peggiori bombardamenti e abbiamo trasformato i nostri locali in rifugio per gli sfollati, distribuendo cibo e medicine. Il nostro aiuto però coinvolge qualche centinaia di bambini, la maggior parte dei piccoli palestinesi non va a scuola, non può, ma noi cerchiamo sempre di aggiungerne qualcuno. Accanto all’istruzione c'è tutto il tema del recupero psicologico. Stiamo parlando di una generazione che ha subito per due anni una guerra micidiale, vivendo nel terrore, coi missili che ti passano sopra la testa, e che adesso soffre le conseguenze dello sfollamento, traumi psico-fisici invalidanti. Per noi è fondamentale insistere sul tema dell'educazione e del recupero della persona, perché il terrorismo qui non è solo delle organizzazioni militari, è un pensiero, un'ideologia strisciante. Per combatterlo e sradicarlo dobbiamo investire nell’istruzione perché altrimenti è facile che i terroristi possano acquisire nuovi adepti andandoli a cercare proprio dove c'è rabbia, ignoranza, miseria, frustrazione”.

Il bene che genera altro bene

Secondo i dati ufficiali e i rapporti più recenti diffusi dall'Unicef, dall'inizio del conflitto nell'ottobre 2023 sono oltre 64.000 i bambini uccisi o gravemente feriti nella Striscia di Gaza.  L'impatto della guerra sulla popolazione minorile ha assunto proporzioni catastrofiche, delineando un quadro drammatico che tocca la quasi totalità dell'infanzia nell'area. 21mila i bimbi morti, 45mila quelli feriti e mutilati, 56mila orfani e 1 milione di piccoli in stato di estrema necessità (assistenza umanitaria, supporto psicologico, cure mediche), praticamente l’intera popolazione di Gaza, un’ecatombe. Rispetto a queste cifre, i 5mila bambini e le 600 famiglie assistite da Pro Terra Sancta sembrano una goccia d’acqua in mezzo al mare, eppure “restano un seme di speranza” che vogliamo raccontare non solo per spezzare il silenzio assordante su Gaza, ma per mettere in circolo quel bene che genera altro bene.

Ricostruire le persone

“La didattica - prosegue Avveduto - spazia dalla storia, alla geografia, alla matematica. Ma anche lo stare insieme in un certo modo, l’aiutarsi a vicenda, è un insegnamento che cerchiamo di dare ogni giorno. È importante rimanere ed esserci, anche se siamo una goccia nel mare!  D’altra parte se non ci fosse l'aiuto delle organizzazioni umanitarie e della Chiesa, allora lasceremmo alla violenza, all'odio e alla guerra, l'ultima parola. Non vogliamo che sia così, vogliamo, nonostante tutto, provare a fare in modo che anche Gaza possa rialzarsi e avere futuro. Le incognite rimangono sicuramente tante. Certamente tutte quelle che erano le premesse per un accordo di pace seguite dalla tregua non si stanno realizzando né sul fronte interno, perché si continua a combattere, anche se in misura minore rispetto a qualche mese fa, né sul fronte internazionale con il Board of Peace, che al momento non sta minimamente pensando alla ricostruzione. Ecco perché è così importante ‘ricostruire’ le persone, renderle autonome, renderle solide, far sapere loro che possono fare la differenza”.

La situazione sul terreno

I gazawi non vivono, sono in perenne stato di sopravvivenza e paura. I raid israeliani continuano, per questo ci sono stati più di 900 morti dall’inizio della cosidetta “tregua”. Il conflitto ha decimato anche la comunità cristiana che da 1017 persone oggi ne conta 548. Il cibo arriva di più, certamente, arrivano anche latticini, quindi c'è un piccolo passaggio anche di cibo fresco e non a lunga conservazione o in scatola. Il costo per la ricostruzione di Gaza è troppo alto, 90 bilioni di dollari e di fatto non sta avvenendo. Khan Yunis e altre città non esistono più, a Gaza City restano in piedi una manciata di condomini e palazzi che in Italia sarebbero dichiarati inagibili. La 'linea gialla' è stata aumentata al 64 per cento, quindi i militari controllano gran parte del territorio. Le epidemie proliferano, non c’è risposta sanitaria adeguata, i prezzi si sono leggermente abbassati ma rimangono alti per chi ha perso tutto e non ha un lavoro. Nel racconto concitato del portavoce di Pro Terra Sancta risuona un grido contro l’indifferenza e un appello alla vera pace, che non è solo assenza di armi, ma è fare in modo che le persone abbiano una vita dignitosa e una speranza di futuro.

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26 maggio 2026, 11:54