La presidenza della Comece in udienza dal Papa La presidenza della Comece in udienza dal Papa

Comece: il piano per il futuro dell’Europa, contro populismi e guerre

La presidenza della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione europea è stata ricevuta in udienza da Leone XIV. Durante l’incontro i vescovi hanno presentato la proposta di una nuova edizione di ‘Ripensare l’Europa’ per l’autunno del 2027

Davide Dionisi – Città del Vaticano

“Quella di oggi è stata un’udienza particolarmente cordiale, diretta e aperta nelle questioni affrontate. La nota di fondo è stata una forte sintonia tra il nostro lavoro e quanto il Papa insegna e testimonia attraverso il suo magistero, le sue prese di posizione e le sue iniziative”. È quanto ha detto il Presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea, il vescovo Mariano Crociata, nel corso di una conferenza stampa a margine dell’udienza che questa mattina la presidenza della Comece ha avuto con Papa Leone XIV.

Indebolimento della missione Ue

“L’Unione europea – ha indicato Crociata – nasce come progetto di pace ed ha la pace nelle sue radici e nella sua identità. È pertanto chiamata a favorire il dialogo tra i Paesi e le istituzioni internazionali, promuovendo al contempo il multilateralismo, come il Papa ha esplicitamente ricordato”. Al tempo stesso, il Presidente della Comece ha ricordato che la missione della Ue, in un mondo fortemente polarizzatore, “risulta indebolita dalla mancata unione per effetto anche del populismo”.

La promozione dei valori 

Fondamentali, per monsignor Crociata, rimangono “le parole del Vangelo e l’insegnamento sociale della Chiesa, applicati alle questioni che ci riguardano oggi”. E questo è il punto centrale, e “su questo – ha indicato – non possiamo arretrare per timore, convenienza o, peggio, per eventuali preferenze politiche. Il nostro compito va oltre le divisioni, le maggioranze e le minoranze: è quello di promuovere valori a servizio dell’umanità e dell’Europa di oggi”. Crociata quindi sottolinea che i vescovi hanno presentato al Papa la proposta di organizzare, nell’autunno del 2027, una nuova edizione di ‘Ripensare l’Europa’, a dieci anni esatti dalla prima edizione che riunì in Vaticano circa 300 partecipanti, tra cui rappresentanti politici dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, accademici e rappresentanti delle Chiese. “L’evento – chiarisce Crociata – si proprone  di essere un momento di riflessione e confronto particolarmente importante per le sfide che l’Europa e a livello globale si stanno affrontando”.

La presidenza della Comece in udienza dal Papa
La presidenza della Comece in udienza dal Papa   (@VATICAN MEDIA)

Dialogo e convivenza pacifica

Di un’idea di Europa “fondata sull’unità e sulla pace” parla il vescovo di Digione, Antoine Hérouard, primo vicepresidente della Comece: “Creare le condizioni per favorire il dialogo e la convivenza pacifica è una responsabilità che va oltre le norme e le istituzioni. L’Europa, su questo punto, è attesa e guardata da molti altri Paesi e continenti, soprattutto in un momento storico segnato da guerre in Europa e in Medio Oriente. Questa è una realtà che, come Chiesa, siamo chiamati a vivere e testimoniare. Non siamo attori politici e non perseguiamo risultati politici, ma riconosciamo che alcuni principi sono in sintonia con il progetto europeo”.

Immigrati e populismo

La condizione degli immigrati è stata al centro dell’intervento del vescovo di Copenaghen Czeslaw Kozon, vice presidente dei presuli Ue. “Purtroppo gli immigrati vengono spesso trasformati nel capro espiatorio, nei nemici della società. La questione dell’immigrazione esiste da diversi decenni ed è ben conosciuta, ma ciò che appare relativamente nuovo è il modo in cui il populismo la utilizza, trasformandola in una presunta minaccia per molte società” segnala monsignor Kozon, aggiungendo che “la Chiesa cattolica, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, è composta in larga parte, in alcuni casi in maggioranza, da immigrati, accolti non solo per ragioni umanitarie, ma anche come parte viva della Chiesa”. La loro presenza, è perciò la conclusione, “è percepita come un arricchimento: in situazioni in cui alcune parrocchie rischiavano di scomparire, l’arrivo degli immigrati ha portato nuova vita. Per questo, come Chiesa nei Paesi del Nord, abbiamo almeno due motivi per essere dalla parte dei migranti: da un lato ragioni umanitarie, dall’altro ragioni propriamente ecclesiali”.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

21 maggio 2026, 16:32