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Bogotà, la Chiesa riflette sul cambiamento sinodale

L'incontro nella capitale colombiana dal titolo “Sinodalizzare, sinodalizzandoci” che si chiude oggi 18 maggio, è un'iniziativa di discernimento partecipativo nello Spirito promossa dal Cebitepal, il Centro di formazione che affianca i vescovi latinoamericani, con l’obiettivo di elaborare modelli di cambiamento nelle strutture dei seminari e delle conferenze episcopali avvalendosi degli strumenti offerti dalle scienze sociali

Paola Calderón Gómez - Città del Vaticano

Un incontro di lavoro che si inserisce nella fase di attuazione del documento finale del Sinodo e che riunisce oltre 25 esperti provenienti da diversi continenti, discipline e percorsi vocazionali, con l’obiettivo di progredire nella ricerca di modelli adeguati alla realtà che consentano di attuare riforme nella Chiesa da un punto di vista ecclesiale e da una prospettiva sociologica. Rafael Luciani, direttore del Cebitepal, il Centro biblico, teologico e pastorale per l'America Latina e i Caraibi, e organizzatore dell'evento, sottolinea che l'obiettivo è “dare vita alla sinodalità attraverso le strutture della Chiesa”. Per questo motivo l'incontro riunisce rappresentanti della commissione teologica internazionale, della Segreteria del Sinodo, del gruppo di riflessione teologica del CELAM, il Consiglio episcopale latinoamericano, e rappresentanti di progetti specifici incaricati di analizzare l'attuale struttura delle conferenze episcopali e dei seminari del continente.

Modelli di cambiamento

A questo lavoro si unisce il Gruppo interdisciplinare sulla sinodalità riconciliatrice che, secondo quanto afferma Luciani, “sta lavorando dopo il Sinodo su questo tipo di processi, e sui modelli di cambiamento più utili per la Chiesa stessa”; in particolare in ambiti che hanno un ruolo preponderante nella missione di attuare il Sinodo e promuovere pratiche, strutture e processi coerenti con la chiamata a vivere la sinodalità. Inoltre, poiché tra i compiti vi è quello di “rendere operativa la trasformazione strutturale sinodale delle conferenze episcopali e dei seminari, risulta necessario pensare a modelli di cambiamento per la Chiesa”, sostiene il professore. L’agenda di questo gruppo interdisciplinare composto da canonisti, pastorali e teologi si svilupperà in diverse fasi. Nella fase iniziale sarà fondamentale l’incontro tra i partecipanti per presentare loro lo scopo, motivare la creazione di iniziative e strutture e fondare le loro azioni sul cosiddetto “ancoraggio spirituale”. Si tratta di un aspetto di grande interesse perché non mira soltanto ad offrire un elenco di soluzioni, ma parte dall’esperienza individuale, soffermandosi sulle storie e le ferite di ciascuno e su tutte le resistenze o gli impedimenti ad agire con libertà interiore nel contesto ecclesiale.

Buone pratiche

Per quanto riguarda i seminari, la mappatura mostrerà il livello di insegnamento in materia di teologia, ecclesiologia e ministero in tutta l’America Latina e nei Caraibi. “Questo ci aiuterà a capire se esiste o meno una lacuna nella conoscenza dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e in che modo questo livello di insegnamento possa influire sulla cultura sinodale dei centri di formazione”, afferma ancora Luciani. Realtà che offrono chiavi per arrivare a una co-progettazione e che, attraverso il discernimento di gruppo, lasceranno una tabella di marcia che si adatti a contesti diversi, perché i seminari e le conferenze episcopali sono luoghi privilegiati per generare buone pratiche di sinodalità. L’ideale è scoprire come Dio modella la speranza necessaria per realizzare la trasformazione sinodale in mezzo alle resistenze strutturali, proprie della condizione umana.

Le sfide, l’adattamento

“Il Sinodo ci ha aiutato a capire che per essere sinodali non basta disporre di strutture, aumentare la partecipazione o effettuare consultazioni, ma occorre anche che esistano criteri come la rappresentatività; pensiamo, ad esempio, a coloro che partecipano quando si siedono attorno a un tavolo per elaborare e prendere una decisione”, afferma il teologo venezuelano sottolineando che il contesto, la cultura, il background di quelle stesse persone sono imprescindibili dalla consultazione e dalla decisione che ne scaturisce. Pertanto, riconoscere i conflitti, stabilire cosa, nel contesto ecclesiale, costituisca un problema tecnico e una sfida di adattamento, sarà un’altra fase dell’incontro, perché l’obiettivo è interrogarsi sulle criticità di fondo, sulle tensioni che ci fanno crescere, fornire chiavi per trasformare la polarizzazione in polarità; in parole semplici, trasformare ciò che ci separa in ciò che può sostenerci e farci crescere. “A chi ci si rivolge davvero, nelle conferenze episcopali? Vengono integrate persone che provengono da esperienze, carismi, ministeri o conoscenze diverse? È necessario riflettere sugli aspetti che possono determinare se una struttura sia o meno sinodale e, nel caso delle conferenze episcopali e dei seminari, abbiamo molto da fare”, avverte Luciani. Considerazioni che vanno oltre l’osservazione, perché durante l’incontro vengono presentati i risultati di una mappatura realizzata dal Cebitepal attraverso i suoi progetti di ricerca multidisciplinari, sulle realtà specifiche delle conferenze episcopali e dei seminari, che stimolano la riflessione e l’azione per il cambiamento.

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18 maggio 2026, 13:28