CEI, Zuppi: la Chiesa costruisce comunità, non difende recinti
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
“La Chiesa non alza né pianta bandiere di conquista”, perché “La verità non è un territorio da difendere ma un bene da condividere”. È costruita sulle basi della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, presentata oggi, l’introduzione del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana all’ 82.ma Assemblea generale dei vescovi italiani, aperta in Vaticano, nell’Aula Nuova del Sinodo, questo pomeriggio, e che si chiuderà giovedì 28 maggio, con il discorso del Papa. L’arcivescovo di Bologna mette in guardia dal “fondamentalismo della verità”, definito come la pretesa di imporre le proprie ragioni “a qualunque costo”, e richiama il valore della sinodalità, come stile quotidiano e metodo di discernimento comunitario per la Chiesa che è in Italia. Una Chiesa capace di “costruire comunità in un Paese di solitudini”, come chiesto da Leone nel primo incontro con i vescovi italiani del giugno 2025.
Vicinanza ai poveri e tutela dei minori
Il presidente Cei ricorda le fragilità sociali che attraversano l’Italia: anziani soli, giovani senza prospettive, famiglie schiacciate dalla precarietà, poveri invisibili. “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede”, sottolinea, invitando le comunità ecclesiali a continuare nella vicinanza ai poveri, nella tutela dei minori e nell’ascolto delle vittime di abusi. “Una Chiesa adulta non nasconde le proprie ombre”, spiega, e chiarisce che la comunità cristiana “non è il luogo dei perfetti” ma di persone riconciliate e aperte al dialogo.
Magnifica humanitas, dono prezioso
Il cardinale Zuppi definisce “Un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi” l’enciclica di Leone, un documento che “nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, ci sprona nell’impegno a fare del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale i principi di riferimento in un’epoca in cui la grande sfida è custodire l’umano”. Ci sentiamo interpellati, chiarisce, “di fronte alle guerre, alle diseguaglianze sociali, allo sfruttamento del lavoro, al modello tecnocratico e agli egoismi verso le migrazioni dei popoli, alla cosiddetta teologia della prosperità”. E aggiunge che “Come Leone XIII si misurò non con generiche «cose nuove», ma con la rerum novarum cupiditas, cioè la bramosia di esse, così Leone XIV aiuta tutti, cattolici e cristiani di altre tradizioni, credenti e non credenti, singoli e popoli, a guardare senza infingimenti ai rischi che ci stanno davanti e a cercare senza pigrizia ciò che può salvare il bene insostituibile della dignità umana”. Per Zuppi, siamo “comunità di destino e non frequentatori digitali”, e la Chiesa italiana, nel suo cammino post sinodale, intende attivare “percorsi di cura reciproca, di condivisione, di amicizia sociale e di cooperazione per non rimanere indifferenti verso i poveri e gli ultimi”.
La guerra oggi è tecnologica, ma miete sempre troppe vittime
Nella sua analisi, guidata dalle parole e dai gesti di Gesù risorto tra i discepoli nel Cenacolo, il presidente della Cei sottolinea che “Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze. La violenza sembra tornata a essere considerata il linguaggio normale della politica internazionale. Il riarmo, diverso dalla difesa, viene presentato come un destino inevitabile. La diplomazia fatica, il diritto internazionale è indebolito, la fiducia tra i popoli appare fragile”. L’esperienza dolorosa di questi ultimi anni e dei conflitti aperti “mostra la follia della guerra”, che è cambiata, “anche con un utilizzo sempre più largo della tecnologia, ed è sempre più lunga per le armi temibili – tecnologiche – messe in campo. Non è vero che può essere pulita, evitando un gran numero di vittime. E poi a livello globale, con le sue conseguenze, la guerra colpisce anche i Paesi che non sono direttamente coinvolti”. E ribadisce l’appello di Papa Leone nella Veglia per la pace dell’11 aprile: “Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi!”, “È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”.
Rilanciare l’azione degli organismi internazionali
Il cardinale Zuppi ricorda che questa “È una stagione in cui tutte le prospettive cambiano per i nuovi orizzonti internazionali caratterizzati da mutamenti nelle relazioni tra Stati, come il diverso rapporto tra Europa e Stati Uniti (pilastro storico della vita internazionale), dall’emersione di nuovi soggetti politici nel mondo, dalla crisi del sistema multilaterale e della diplomazia”. Per questo, è importante “rilanciare l’azione degli Organismi internazionali per porre fine alla spirale della violenza, che stringe sempre più forte la sua morsa in tanti contesti del mondo, spesso noti come l’Ucraina e il Medio Oriente, la Terra Santa, spesso meno noti e, per questo, colpevolmente dimenticati”. Per questo, citando l’appello firmato con i presidenti delle Conferenze episcopali di Francia, Germania e Polonia, sottolinea che “è necessario procedere a una maggiore e più rapida coesione europea” e che i cristiani “sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”. Il presidente Cei ribadisce che “il dialogo non è mai debolezza” ed è il solo che “può sottrarre il mondo dal vortice del riarmo”. Infine ringrazia “quanti in tanti modi, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da volenze e guerre”.
Sinodalità e riforma dei processi decisionali
Parlando poi dei lavori dell’Assemblea generale Cei, chiamata a riflettere collegialmente sulle Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale, l’arcivescovo di Bologna sottolinea che il percorso sinodale ha confermato un’intuizione antica della Conferenza Episcopale Italiana. Quello che “l’annuncio del Vangelo e la promozione umana non sono due binari paralleli. Sono invece un unico respiro. Quando la Chiesa annuncia Cristo, non si disinteressa dell’uomo; quando serve l’uomo, non mette tra parentesi Cristo”. E chiarisce che la sinodalità “non riguarda solo alcune procedure”: “Riguarda il modo in cui ascoltiamo, decidiamo, esercitiamo l’autorità, accogliamo i conflitti, riconosciamo i carismi, assumiamo le responsabilità”. “La riforma dei nostri processi decisionali è una responsabilità ecclesiale”, spiega, per “rendere più conforme le nostre strutture al cammino che abbiamo intrapreso”, all’insegna della collegialità. Oggetto dell’Assemblea, dunque saranno alcuni “nodi decisivi”: “l’annuncio del Vangelo, l’iniziazione cristiana, l’istituzione strutturata dei Consigli pastorali, la corresponsabilità e la trasparenza nella gestione economica diocesana, un processo di verifica e revisione dello Statuto e del Regolamento della Conferenza Episcopale Italiana”. “Su alcuni il Papa ci ha indicato una direzione precisa: non si tratta di moltiplicare passaggi per rendere tutto più lento”, spiega Zuppi: “Si tratta di rendere più ecclesiale ciò che facciamo. La collegialità è anche discernimento condiviso, esercizio evangelico dell’autorità, comunione che dà forma alla missione”.
Costruire comunità, vicini alle solitudini
Con lo sguardo alla situazione dell’Italia, il cardinale presidente della Cei riconosce che “il nostro Paese conosce tante solitudini”, perché “ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano a immaginare il futuro, famiglie appesantite da ritmi e precarietà, adulti che portano in silenzio fallimenti e paure, fragili chiusi in un mondo in cui non sono padroni di sé stessi, poveri che diventano invisibili perché disturbano poco”. Anche le comunità ecclesiali “possono essere attraversate da stanchezza, frammentazione, incomprensioni”. “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede”, spiega: “Per questo continuiamo a stare vicino alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuiamo a spenderci nella cura dei poveri. Continuiamo a educare al legame, alla pazienza, alla prossimità. E continuiamo, con serietà, il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso: l’ascolto delle vittime, il riconoscimento delle ferite, la conversione comunitaria, la responsabilità delle istituzioni ecclesiali”.
Giovani non solo violenti e smarriti. Il perdono di Davide
Nella sua introduzione, Zuppi ricorda il bracciante arrivato dal Mali e colpèito a morte da un gruppo di giovanissimi a Taranto, ma anche il perdono dell’universitario Davide, accoltellato ad ottobre a Milano da latri giovanissimi che ha perdonato. “I giovani non possono essere descritti soltanto come violenti o smarriti” commenta. “Accanto a chi si perde nella brutalità, esistono ragazzi capaci di una maturità straordinaria”. E si chiede: “Che mondo stiamo consegnando ai più giovani? Che mondo vogliamo costruire insieme a loro? Come annunciare e vivere con loro il Vangelo di Gesù e che sia una passione personale e radicale?”, le domande da porsi riguardo ai tragici fatti di cronaca che hanno coinvolto i giovani: “Occorre evitare che odio generi altro odio: la differenza, probabilmente, la fanno gli incontri, le comunità, l’annuncio incarnato della Parola e il coinvolgimento in esperienze che rendano concrete le esperienze spirituali”.
Italia: riforme, giustizia e situazione delle carceri
Ricordando poi il recente referendum sulla giustizia, il presidente Cei sottolinea che “per le riforme che riguardano l’architettura fondamentale della vita del Paese, è necessario un clima costituente, capace di coinvolgere il più possibile le forze politiche e la società civile”. Quale giustizia vogliamo costruire? Si chiede Zuppi. “Una giustizia credibile ha bisogno di tempi ragionevoli, decisioni prevedibili, norme chiare, istituzioni rispettate e persone responsabili”. E ricorda “il sovraffollamento carcerario, la condizione di chi è detenuto e di chi opera negli istituti di pena, il dolore delle vittime, le attese delle famiglie, il bisogno di responsabilità e di riparazione chiedono un confronto ampio, competente e non ideologico”. Lanciando un monito: “La giustizia non può essere indifferenza verso il male compiuto, ma non può nemmeno rinunciare alla possibilità di un futuro per chi ha sbagliato. Essa deve perseguire verità, responsabilità, sicurezza, certezza della pena, riparazione e dignità: è questo il modo migliore per rispondere anche al dolore delle vittime”.
Piano Casa e crisi climatica
L’ultimo riferimento ai problemi del Paese è legato al dramma di chi è senza casa. “È importante – sottolinea il presidente Cei - che le istituzioni tornino finalmente a guardare con attenzione alle tante persone e famiglie che soffrono per la mancanza di un alloggio dignitoso”. Secondo Zuppi, “il Piano Casa del Governo può rappresentare un passo significativo: auspichiamo che le risorse stanziate possano crescere ulteriormente e che fin da subito si promuovano – con i ministeri, gli enti locali e il Terzo Settore – percorsi di accompagnamento sociale, relazionale ed educativo che aiutino i più vulnerabili a ricostruire autonomia”. Sulle persone e sui territori più fragili, aggiunge, “incide fortemente la crisi climatica, che colpisce soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi, chi vive in abitazioni precarie, chi abita zone esposte, chi dispone di minori reti di protezione”. E conclude: “Non possiamo limitarci a intervenire soltanto nell’emergenza: occorre educare le comunità alla prevenzione, alla cura del creato, alla responsabilità collettiva e alla custodia concreta dei luoghi”.
I lavori dell’Assemblea generale Cei
L’attenzione dell’Assemblea, aperta oggi, 25 maggio, per chiudersi il 28 maggio con l’intervento del Papa, si concentra sulle “Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia” e su alcune determinazioni per la ricezione del Cammino sinodale. I vescovi italiani sono chiamati ad approvare una prospettiva pastorale per i prossimi anni, portando a frutto il percorso sinodale compiuto e raccolto nel Documento di sintesi e individuando alcune priorità per la vita ecclesiale. Le Linee di orientamento, infatti, non sostituiscono il testo sinodale, ma mettono in luce pochi aspetti su cui appare necessario convergere: a fare da sfondo la consapevolezza che la fede non può essere più data per scontata e la conseguente percezione che la società non fa più normalmente riferimento al Vangelo. Durante i lavori si svolgeranno le elezioni del vice presidente (per l’area Nord), dei membri del Consiglio per gli Affari Economici e dei presidenti delle Commissioni Episcopali. All’ordine del giorno, inoltre, alcuni adempimenti di carattere giuridico-amministrativo e una comunicazione sul Congresso Eucaristico Nazionale, in programma nel 2027.
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