Portare la quotidianità del carcere su un palcoscenico

A Roma, presso la sala teatro della Università Lumsa, è stata rappresentata la mise-en-scène “Il tunnel dei sogni”, con attori molto speciali: un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Rebibbia NC – Roma. Il giorno prima la visita a sorpresa del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che ha detto loro: “Vi siamo vicini non sentitevi soli”

Marina Tomarro-Città del Vaticano

Una stanza con tre letti e in fondo una finestra con le sbarre. E poi un piccolo mobile da cui spuntano oggetti di uso quotidiano: qualche bicchiere, una pentola un po' bruciata, una bottiglia d'acqua lasciata li da chissà quanto tempo. È la scenografia scarna e realistica della mise-en-scène “Il tunnel dei sogni” portato in scena ieri sul palco del teatro della Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma, dal gruppo teatrale “Libere Bolle”, una compagnia speciale, perché formata da protetti, frutto di un percorso etico sviluppato all'interno della Casa Circondariale di Rebibbia NC – Roma. Liberamente ispirato al volume “I volti della povertà in carcere” (EDB) di Rossana Ruggiero e Matteo Pernalseci, il lavoro nasce da un lungo cammino fatto di ascolto, incontri e restituzione di storie di quotidianità vissute nel contesto detentivo. La drammaturgia intensa e frammentata, curata dalla stessa autrice Rossana Ruggiero, le parole, i silenzi e le immagini danno voce a ricordi, ferite e desideri di riscatto.

La quotidianità portata sul palco

“I sogni sono importanti per quelli che stanno qui dentro come noi, perché ci fanno capire che siamo sempre in tempo per cambiare direzione” sono le parole pronunciate in una delle scene da uno degli attori Pierfrancesco, e rivolte a Valentino, suo compagno di cella, che gli chiede il senso di alzarsi ogni mattina e andare a lavorare alla torrefazione del carcere, se poi davanti ci sono ancora tanti anni da scontare dietro le sbarra. “Per imparare un mestiere, che ci permetterà di avere una possibilità in più fuori da qui, o preferisci passare il tuo tempo in cella, a guardare la televisione e avere pensieri negativi?” Le parole del suo amico convincono Valentino a darsi una possibilità, che forse può diventare un sogno di un domani diverso anche per lui. “Noi non siamo gli errori che abbiamo commesso” sottolinea un altro detenuto qualche scena dopo. E nella pierce, si alternano momenti di commozione ad altri dove allo spettatore viene strappato un sorriso, ma lasciando sempre spazio alla riflessione su quello che è la quotidianità di chi vive in carcere e deve imparare l'arte dell'arrangiarsi in tutto, anche in quello di cucinare una teglia di squisiti anelletti siciliani, creando una sorta di forno con una cappa realizzata con la carta alluminio. "Il Tunnel dei sogni - spiega Rossana Ruggiero, ideatrice del Progetto e autrice del volume "I Volti della povertà in carcere" - rappresenta il culmine di un viaggio itinerante che, nell'anno del Giubileo della Speranza, ci ha portato in dieci carceri italiani per incontrare sguardi e raccogliere storie di straordinaria umanità. Portare quest'opera fuori dal Carcere di Rebibbia NC significa dare visibilità a un percorso umano ed etico che ha saputo trasformare l'esperienza detentiva in linguaggio condiviso, capace di parlare alla società e di creare un ponte tra dentro e fuori. È un gesto che restituisce dignità alle persone detenute e valore al principio rieducativo della pena. Il merito di questo lavoro va al Gruppo Libere Bolle che, nella verità, ha saputo ridare una voce e un volto a storie invisibili, trasformando il vissuto detentivo in un'esperienza di bellezza, consapevolezza e umanità condivisa nonostante il dolore”

Un momento de Il tunnel dei sogni (foto di Emiliano Pinnizzotto)
Un momento de Il tunnel dei sogni (foto di Emiliano Pinnizzotto)

La visita del cardinale Parolin 

Il giorno della prova generale i ragazzi hanno avuto anche una gradita sorpresa: la visita del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha voluto portare loro anche il saluto e la vicinanza di Papa Leone. In un incontro fraterno ed informale, il cardinale Parolin ha ascoltato le testimonianze di ciascuno di loro, e ha assistito ad una parte della mise-en-scène. "Siete sulla buona strada - ha detto loro il porporato - quello che mi ha colpito è stato vedere i rapporti di grande cordialità tra di voi ma anche con le istituzioni che vi accompagnano, e questo è molto bello. La libertà non è soltanto fisica ma è soprattutto nel cuore, e voi sentiteci vicini e che vi vogliamo bene, siamo tutti insieme nello stesso viaggio, non siete soli"

Un progetto che vuole restituire la fiducia

Al termine della pierce teatrale si è tenuto anche un incontro tra i detenuti e le istituzioni presenti. L'incontro è stato aperto dal saluto di Francesco Bonini, rettore della Lumsa "So che molti di questi ragazzi presenti su questo palco studiano e alcuni frequentano anche l'università - ha detto il rettore - Questo incontro tra il carcere e il nostro ateneo io penso che sia stato molto importante, perché il tema educativo oggi è fondamentale e non rimane chiuso dentro un'istituzione ma va ad incontrare la realtà concreta delle persone. Siamo noi che ringraziamo voi per questa bella opportunità, perché l'educazione in tutte le sue forme e livelli è qualcosa che coinvolge tutti, e istruirsi in carcere, come fuori dal carcere è una cosa fondamentale, per essere persone veramente libere nella vita" E il carcere può diventare allora un mezzo di educazione "Il carcere deve diventare uno strumento per mettere sulla strada giusta chi ha sbagliato - ha spiegato  Marina Finiti Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma - ovviamente questo si va a scontrare spesso con carceri sovraffollati dove i numeri diventano importanti e in condizioni degradanti diventa problematico fare questo lavoro Rebibbia ha passato mesi difficili, e iniziativa quindi come questa sono davvero accolte con grande favore da tutti noi, perché diventano un'occasione di incontro con i desiderata e una riflessione sull'intento di mantenere una progettualità a ciò che facciamo Sono orgoglioso di quello che è stato fatto, ed è stato bello percepire quella commozione ed emozione che avevano sul palco, perché dietro quei pezzi recitati c'è l'essere umano che deve essere tutelato e garantito sempre nella sua dignità” E il filo conduttore del dialogo è stato quello della fiducia “Questi ragazzi coltivato un sogno in cui hanno sottolineato ha sottolineato Giacinto Siciliano, provveditore Regionale Lazio Abruzzo e Molise del Dipartimento dell'Amminis Penitenziaria – ed è bellissimo che siamo riusciti a portare il vostro spettacolo qui alla Lumsa, perché diventa un connubio tra il mondo dell'educazione e quello del carcere. Da quel 4 febbraio, giorno in cui avete fatto la vostra prima rappresentazione, sono successi tante cose belle, che sono stato frutto di un lavoro fatto tutti insieme. Noi abbiamo avuto fiducia in voi e da parte vostra è stato uguale, quindi se ce la meritiamo reciprocamente, quell'uscire per fare cose migliori diventa il risultato a cui vogliamo arrivare entrambi”. 

Un podcast che nasce da una promessa

Al dibattito ha partecipato anche Massimiliano Menichetti, vicedirettore editoriale dei media vaticani e responsabile di Radio Vaticana-Vatican News , che ha raccontato il podcast che è nato proprio quella sera del 4 febbraio dopo aver visto la rappresentazione al teatro di Rebibbia. "Quella sera mi è stata fatta una richiesta, a cui ho detto si ok proviamoci – ha spiegato Menichetti - perché tutto è nato da un incontro con un invito. E allora li scatta il mettersi in gioco. Quando l'incontro è vero, ti porta in una dinamica che non sai mai dove ti condurrà e cosa avverrà. Radio Vaticana da decenni racconta e da il microfono anche al carcere, noi costruiamo ponti, perché le onde radio vanno oltre le sbarre e le mura. Abbiamo avuto dei confronti e abbiamo dovuto a mettere in piedi tutto. Naturalmente c'erano tanti aspetti burocratici da risolvere, però ne valeva la pena, perché tutti loro si sono messi in gioco per cambiare le loro vite, ed è stato molto bello sentir dire, quando usciremo noi contribuiremo ad un mondo migliore.

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16 maggio 2026, 14:15