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Sud Sudan, una delle cappelle in Western Bar El Ghazal Sud Sudan, una delle cappelle in Western Bar El Ghazal

Sud Sudan, l'esplosione della violenza fa sospendere tutti i riti della Pasqua

L’esercito ha chiuso le strade nello Stato del Wester Bar El Ghazal, a causa dell’infuriare dei combattimenti. Il missionario Federico Gandolfi: i poveri subiscono le conseguenze di tutto, però “il Risorto è presente nella vita delle persone che, nonostante tutto, mostrano sorrisi e carità, e che aiutandosi rappresentano un esempio di resilienza e di fede”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Quattro ore di cammino, per andare e poi ritornare, separano le loro case dalla chiesa, un tempo che si dilata nella stagione delle piogge, quando la piena dei fiumi, gli allagamenti e il fango ritardano, o addirittura impediscono, qualunque spostamento. Ma a fermare il cammino verso la messa di Pasqua, oggi ci sono anche i combattimenti scoppiati negli ultimi giorni: l’esercito ha chiuso le strade che portano in città, le celebrazioni pubbliche sono state tutte sospese, “e noi siamo isolati, per fortuna abbiamo il pozzo e un po’ di cibo”.

La gente della foresta

Padre Federico Gandolfi, missionario dei frati minori, da 11 anni vive in Sud Sudan. Per celebrare il Triduo Pasquale si è spostato dalla capitale Juba nello Stato del Wester Bar El Ghazal, a Ngodakala, a circa un’ora di macchina dal capoluogo Wau, dove con i suoi confratelli, qualche mese fa, ha aperto una nuova missione per i Balanda, “la popolazione che abita nella zona e che è una tribù non troppo numerosa, generalmente pacifica, che vive di caccia e di coltivazione”. Non un villaggio, bensì un agglomerato di capanne sparse in una vasta zona della boscaglia.  Ma per la “gente della foresta” quest’anno non vi è la messa pasquale, tradizionalmente l’unica celebrazione che vede la partecipazione di molti, perché “per loro è il ricordo di ciò che Dio ha fatto per noi”.

Una fede semplice

 “Tutta la popolazione – spiega Gandolfi – si definisce cattolica, però abbiamo visto come l'influenza dei riti tradizionali si faccia sentire ancora, e in maniera molto dominante, soprattutto per quello che riguarda i riti funebri. Il Triduo Pasquale è poco conosciuto da questa tribù, che è ancora un po’ isolata. Ci sono stati lunghi anni di evangelizzazione e questo tipo di servizio da parte nostra, durante questo anno che è stato il primo per noi di cura pastorale di questa zona del Sud Sudan, è stato molto importante”. Per queste persone ciò che più conta è che “Dio c’è, è un Dio vivo, un Dio vero. Non è un'ideologia, né il frutto di uno studio, né un ragionamento filosofico, ma è un Dio presente nella loro vita. Questa è una cosa veramente molto molto bella della fede semplice di questa gente. Frequentano spesso la messa anche se durante la stagione delle piogge, che è cominciata con largo anticipo, non sempre riescono ad essere presenti”. I fortissimi temporali che per ore si abbattono sul Paese creano allagamenti sia nella capitale che nei villaggi, facendo soprattutto crollare le capanne dove le persone vivono anche in città. “Le richieste di aiuto per ricostruire o riparare alla bene e meglio le proprie case sono interminabili in questi giorni e non andrà meglio perché le piogge continueranno poi fino a novembre-dicembre se siamo fortunati”.

Il servizio ai lebbrosi
Il servizio ai lebbrosi

Il ritorno alla violenza

Ad aver fermato “la gente della foresta” nel loro percorso verso le celebrazioni pasquali, però, ad oggi è la violenza che sta esplodendo di nuovo, in modo drammatico e premonitore di una possibile nuova guerra civile, come quella che dal 2013 al 2018 ha dilaniato questo Paese, il più giovane del mondo e tra i più poveri e instabili, stretto da una crisi umanitaria grave, con ripercussioni economiche e sanitarie.  Il Sud Sudan sta vivendo fortissime tensioni ormai da diversi mesi per vari combattimenti che sono scoppiati in diverse aree. Negli ultimi giorni, decine di persone, in maggioranza minatori, sarebbero state uccise nello Stato dell’Equatoria da uomini armati non identificati. Le vittime erano parrocchiani di Gandolfi che racconta come, dopo la recente scoperta dalla miniera d’oro all’interno del suo territorio parrocchiale, “in meno di un anno la zona prima quasi deserta, si sia ritrovata con più di 10000 persone provenienti da altre zone del Sud Sudan”. Un’area molto ricca dunque, che ha generato interesse anche in diversi generali dell’esercito regolare, che, secondo le forze di opposizione, sarebbero i mandanti della strage.

Padre Federico Gandolfi con i suoi parrocchiani
Padre Federico Gandolfi con i suoi parrocchiani

L’estrema povertà

A impedire il cammino verso la parrocchia, oltre alla pioggia, è anche la paura di venire trucidati. “La settimana scorsa – spiega Gandolfi – lungo la strada principale sono avvenuti dei combattimenti, purtroppo sono morte otto persone, tutti civili, e quindi ora stiamo monitorando costantemente il percorso che collega la città di Wau, e anche le zone circostanti, alla nostra parrocchia”.  Il Sud Sudan inoltre sta facendo i conti con le conseguenze del blocco dei fondi allo sviluppo delle Nazioni Unite e di numerose ong che sono sempre state presenti nel Paese. “I tagli causati dalle politiche estere di grandi potenze mondiali – continua Gandolfi – hanno ripercussioni proprio sui poveri. Sono sempre loro a subire le conseguenze delle decisioni anche di altri Paesi, basta considerare che l'accesso alle medicine è divenuto quasi impossibile, così anche il cibo nel mercato ha avuto un incremento del 40%, un costo enorme per la popolazione”. Tutto ciò “crea malcontento, aumentano le tensioni, aumenta la criminalità”.

Il servizio al lebbrosario
Il servizio al lebbrosario

Resilienza e fede

Di fronte a tutto questo la speranza però non recede, perché “il Risorto c'è – conclude il missionario – è presente nella vita della gente che comunque veramente, nonostante tutto, mostra sorrisi, mostra carità, le persone si aiutano a vicenda, rappresentando ancora oggi un esempio di resilienza e di fede”.

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05 aprile 2026, 10:00