In Sri Lanka una Pasqua di speranza, una chiesa bonificata dalle mine

La guerra civile nel Paese asiatico ha lasciato un’eredità devastante: ordigni terrestri inesplosi ovunque, in particolare nelle province settentrionali e orientali del Paese. L’organizzazione HALO Trust ha dedicato 20 anni alla bonifica sull’isola di Puvaransanthivu, dove sorge la chiesa di Nostra Signora di Velankanni, consentendo ai fedeli di tornare finalmente in un luogo di culto un tempo isolato dalla guerra e dalla violenza

Francesca Merlo – Città del Vaticano

All’alba del 14 marzo 2026, le barche delle famiglie hanno iniziato ad attraversare le acque della laguna di Jaffna, dirigendosi verso l’isola di Puvaransanthivu per riunirsi sotto il sole cocente in un luogo che per anni è stato troppo pericoloso da raggiungere. In questa area, situata sull’isola settentrionale dello Sri Lanka, in una piccola chiesa costiera, si è celebrata una grande festa dopo vent’anni, e dopo l’importante e lungo lavoro degli sminatori che hanno rimosso gli ultimi ordigni che la circondavano sin dagli ultimi anni della guerra civile nel Paese. Mentre nel mondo il 4 aprile si celebra la Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine e l’assistenza nell’azione contro le mine, questa storia ricorda le cicatrici lasciate dagli ordigni inesplosi e il lavoro meticoloso necessario per rendere nuovamente sicuro il territorio. “È stata una scena molto emozionante”, racconta Padre Jero Selvanayagam, che ha celebrato la Messa della Festa nella Chiesa di Nostra Signora di Velankanni. “La gente delle zone costiere è venuta con le proprie famiglie. Di solito gli uomini vanno a pescare da soli, ma questa volta le famiglie sono venute tutte insieme”.

Famiglie arrivano sull'isola di Puvaransanthivu
Famiglie arrivano sull'isola di Puvaransanthivu

La vita sull’isola

Molto prima che diventasse un luogo pericoloso, la chiesa dell’isola era parte integrante della vita quotidiana di questa comunità. “Era utilizzata come rifugio dai pescatori e anche come luogo di culto”, spiega Matthieu Guillier, responsabile senior dei programmi presso The HALO Trust, la più grande organizzazione umanitaria al mondo per lo sminamento, che ha condotto l’operazione di bonifica. Le acque poco profonde della laguna sono ricche di pesci che sostengono da sempre le comunità costiere. I pescatori uscivano in mare, gettavano le reti e si riposavano sull’isola. Fu lì, negli anni ‘70, che costruirono la piccola chiesa. Padre Selvanayagam spiega che “quando si allontanano da casa per andare a pescare, pregano prima di uscire, specialmente se si recano in un ambiente pericoloso”. Ma durante la guerra, l’isola, situata tra la terraferma e la penisola di Jaffna, assunse un’importanza strategica. Furono posizionate mine per impedirne l’accesso, lasciando la chiesa isolata per anni. Guillier descrive la portata dell’eredità lasciata: “Alla fine della guerra, lo Sri Lanka era praticamente disseminato di mine, bombe, granate, mortai e ordigni esplosivi. Non si sa se siano stati tutti neutralizzati”. Per le comunità locali, le conseguenze furono devastanti e a lungo termine. “Finché la loro terra non viene bonificata, non possono tornare a viverci”, spiega Guillier. Ma anche in quelle circostanze, la necessità di sopravvivere costringeva le persone a correre dei rischi. “I pescatori continuavano a recarsi sull’isola anche quando era ancora pericolosa pur sapendo di mettere a repentaglio la propria vita”.

Uno sminatore di HALO Trust al lavoro sull'isola di Puvaransanthivu
Uno sminatore di HALO Trust al lavoro sull'isola di Puvaransanthivu

Il ricordo di padre Selvanayagam

“Ho partecipato personalmente a molti funerali”, dice, ricordando coloro che sono morti durante la guerra. Ricorda anche un parrocchiano che, dopo il conflitto, si avventurò sull’isola e “perse un arto”. Il sacerdote ricorda questo episodio come uno dei momenti che ha rivelato il pericolo nascosto delle mine e di altri ordigni inesplosi sull’isola

Il pericoloso lavoro di garantire la sicurezza

Rimuovere quei pericoli non è stato né rapido, né semplice. “Le mine erano state posizionate appositamente per impedire lo sbarco sull’isola”, continua Guillier. Per iniziare la bonifica, gli sminatori hanno dovuto lavorare dalle barche, mappando la costa senza metterci piede. Solo allora hanno potuto iniziare a creare strette strisce di terreno sicuro. HALO, come fa in tutti i trenta Paesi in cui opera, ha assunto personale locale. “Ogni membro del personale locale che abbiamo ha vissuto la guerra”, dice Guillier. E il lavoro è proseguito, in condizioni difficili: inondazioni, interferenze dell’acqua salata che compromettevano le apparecchiature di rilevamento, fitte foreste di mangrovie impossibili da abbattere e persino piante e bruchi velenosi, il tutto all’interno di un ecosistema che doveva essere preservato. “È una sfida estremamente ardua”, afferma Guillier, ma la rimozione degli esplosivi restituisce la vita. “Lo sminamento favorisce lo sviluppo”, aggiunge, permettendo alle persone di tornare, di lavorare e di ricostruire. Tutto il duro lavoro e i suoi risultati immediati sono diventati evidenti il 14 marzo, quando circa centocinquanta persone si sono recate sull’isola con una barca da pesca. Hanno portato cibo, hanno pregato insieme e sono rimasti sotto il caldo intenso del sole. Lo stesso Guillier era presente.

Padre Selvanayagam benedice alcuni bambini durante la Santa Messa
Padre Selvanayagam benedice alcuni bambini durante la Santa Messa

Un momento di rinnovamento

“È stata una cerimonia molto commovente”, racconta, le persone  condividevano il cibo “mostrando la propria devozione”. Il viaggio non è stato facile, la traversata in barca, il caldo, le lunghe ore, ma è stato fatto portato a termine. Padre Selvanayagam vede questo come parte di una tradizione più profonda. “Queste feste sono pellegrinaggi quaresimali – spiega – la gente fa uno sforzo per lasciare le proprie case, viaggiare via mare, sopportare condizioni difficili. È una forma di sacrificio e devozione”. Per decenni l’isola è stata sinonimo di paura. Ora, alla vigilia della Pasqua, è tornata ad essere un luogo di incontro e di preghiera. “Avvertono che non c’è pericolo”, continua padre Selvanayagam. Le regioni settentrionali dello Sri Lanka rimangono tra le più duramente colpite dalle conseguenze della guerra. Sgomberare il territorio, aggiunge, non riguarda solo la sicurezza. Ripristina l’accesso ai mezzi di sussistenza e permette alle comunità di tornare in luoghi che hanno un significato sociale e religioso. La stessa Chiesa di Nostra Signora riflette una tradizione di lunga data tra le comunità cattoliche costiere. Vista in questa luce, il ritorno all’isola di Puvaransanthivu arriva in un momento in cui i cristiani stanno già riflettendo sulla sofferenza, la perseveranza e il rinnovamento. Guillier osserva che lo sminamento stesso ha una risonanza simile. Le mine, dice, non sono solo pericoli fisici. Sono “un duro promemoria dei traumi passati, delle inimicizie passate, dell’odio passato”. Rimuoverle permette alle comunità “di lasciarsi quel passato alle spalle”.

Il processo di guarigione

Ma ciò non è sempre possibile. In questo mese di aprile, lo Sri Lanka celebra anche l’anniversario degli attentati del 2019, le cui ferite rimangono aperte. “Non c’è ancora una soluzione definitiva - indica Selvanayagam – la gente sta ancora aspettando che venga fatta chiarezza e che sia fatta giustizia”. Il processo di guarigione, aggiunge, va oltre quegli attacchi. Comprende le numerose vite perse durante i decenni di guerra civile, comprese quelle di chi è morto cercando rifugio nelle chiese.

Eppure, insiste, la speranza rimane. “Non siamo senza speranza. Dio non abbandona mai il suo popolo”. Le pratiche della Quaresima e della Settimana Santa, conclude, aiutano le comunità a “sperare contro la disperazione”.

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04 aprile 2026, 13:09