L'appello interreligioso contro la guerra, la pace non sia solo assenza di conflitto
Davide Dionisi – Città del Vaticano
Un appello solenne per la pace ad una voce. Oltre venti rappresentanti di Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, hanno siglato un documento in cui si sottolinea che “mentre la famiglia umana si trova sull’orlo di un pericoloso precipizio, le nostre religioni ci chiamano a trovare il coraggio di essere costruttori di pace e noi accogliamo questa chiamata, pur rifiutando i modi in cui alcuni all’interno delle nostre comunità religiose hanno abusato e continuano ad abusare dei propri insegnamenti religiosi per fomentare la violenza”.
Il valore aggiunto della diplomazia interreligiosa
L’iniziativa è promossa da Religions for Peace e dal Consiglio dei Saggi Musulmani Europei (Eulema), ed è stato condiviso in Italia dalla Comunità Religiosa Islamica Italiana. “La diplomazia interreligiosa è un valore aggiunto fondamentale per calmare gli animi di una polarizzazione che distrugge i popoli e la natura del dialogo” sottolinea l’Imam Yahya Pallavicini, vice presidente della Coreis. Il testo prende le mosse dal conflitto scoppiato il 28 febbraio scorso che “ha già causato migliaia di morti, molti feriti e milioni di sfollati. Cittadini iraniani, israeliani, libanesi e comunità di tutti gli Stati del Golfo hanno subito bombardamenti missilistici, attacchi aerei e operazioni di terra. Gli scontri indiretti in Libano e Yemen si sono riaccesi con rinnovata intensità, mentre gli attacchi hanno preso di mira infrastrutture militari, energetiche, civili e nucleari. Sangue innocente ha macchiato la Terra Santa e l’intera regione. Questa è una profanazione della scintilla sacra che risiede in ogni persona” scrivono i firmatari, aggiungendo che “Pericoli estremi permangono, sia nell’immediato che a lungo termine. Case, scuole, ospedali, fabbriche, patrimonio culturale e luoghi sacri venerati da miliardi di persone sono stati distrutti o danneggiati. Famiglie in Iran, Israele, Palestina, Libano, Stati del Golfo e altrove seppelliscono i propri cari, mentre i cittadini comuni cercano rifugio nei centri di accoglienza o fuggono come profughi”
Catastrofe umanitaria
“Si sta consumando una catastrofe umanitaria che rischia di provocare il collasso di servizi essenziali, minacciando milioni di persone. L’escalation, prosegue lo scritto, “rischia di coinvolgere un numero maggiore di nazioni e di frantumare i fragili legami dell’ordine internazionale. L’interruzione del passaggio per lo Stretto di Hormuz ha sconvolto i mercati petroliferi e le catene di approvvigionamento, minacciando la rovina economica per le popolazioni vulnerabili di tutto il mondo. Gli attacchi in prossimità di impianti nucleari hanno fatto emergere lo spettro di un disastro radiologico e i danni ecologici sono in aumento. Il calo del rispetto per il diritto internazionale ha seriamente compromesso la capacità delle parti di trovare soluzioni”.
Le cinque richieste
Cinque le richieste concrete dei leader religiosi: la cessazione immediata di tutte le operazioni belliche, inclusi i conflitti per procura in Libano e Yemen, con la protezione dei civili, la libertà di culto in Terra Santa e l’apertura di corridoi umanitari per cibo, medicine e carburante; l’avvio di negoziati diplomatici inclusivi che affrontino i nodi strutturali della crisi l’accelerazione degli aiuti umanitari attraverso una coalizione globale che includa Croce Rossa, Mezzaluna Rossa, agenzie Onu e organizzazioni religiose di ogni tradizione; la costruzione della fiducia tra le popolazioni mediante scambi culturali, dialogo interreligioso e un ruolo centrale affidato a giovani, donne e anziani di tutte le fedi e, infine l’istituzione di un processo di verità, giustizia riparativa e riconciliazione a lungo termine, ispirato alla saggezza morale delle diverse tradizioni religiose e ai modelli già sperimentati nel mondo.
L’appello finale
“I nostri giovani”, conclude il testo, “non meritano di ereditare un mondo frammentato, lacerato dalla violenza e dalla paura. Cerchiamo invece di tramandare un mondo di pace in cui la dignità umana in ogni relazione sia prioritaria. La pace è più della semplice assenza di guerra; è prosperità condivisa. Ci dedichiamo a una prosperità condivisa fondata sul sacro, che onori le nostre differenze religiose, riconoscendo al contempo che la vera prosperità ha radice nel sacro ed è intrinsecamente relazionale. Questo è il vero destino della nostra famiglia umana”.
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