Un particolare del volto di Gesù nel Crocifisso del detenuto Un particolare del volto di Gesù nel Crocifisso del detenuto

Pasqua in carcere con il “Crocifisso del detenuto”

Lo conoscono ormai tutti con questo nome, il grande crocifisso alto 3 metri realizzato con materiale povero, reperibile in carcere, da un ospite della casa circondariale di Tolmezzo, in provincia di Udine, che per il Giubileo dei detenuti era stato benedetto da Leone XIV. Il cappellano: “Non solo un’opera d’arte, ma l’espressione di un percorso personale di fede e rivisitazione del proprio vissuto”

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Sarà lì, esposto, questa mattina 5 aprile durante la solenne celebrazione della Pasqua del Signore officiata dall’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, durante la quale un detenuto riceverà il sacramento della Confermazione. È il grande crocifisso alto tre metri realizzato con materiale povero e reperibile in carcere, opera di un ospite della casa circondariale di Tolmezzo. Qualche mese fa era esposto addirittura in San Pietro, non lontano dalla Pietà di Michelangelo, in attesa di essere benedetto da Papa Leone XIV. L’occasione era il Giubileo dei detenuti, ultimo grande appuntamento che a dicembre 2025 ha chiuso l’Anno Santo dedicato alla Speranza. “Vedere il nostro crocifisso vicino alla Pietà, l’opera di un grande e l’opera di un ultimo con pari dignità è stata un’emozione unica”, ricorda con i media vaticani padre Claudio Santangelo, missionario vincenziano, cappellano proprio nella casa circondariale in provincia di Udine.

Ascolta l'intervista con padre Claudio Santangelo:

Povero tra i poveri

Così è Gesù Risorto, la cui luce è capace di trasformare tutte le cose; è così che carta di giornale, acqua, farina e zucchero diventano un’opera unica: “Il crocifisso è stato realizzato con materiali poveri un po’ perché il detenuto fa parte dell’Alta Sicurezza e non ha avuto modo di acquistare il materiale che gli sarebbe servito, un po’ perché voleva comunicare l’idea che tutti possono cambiare se vengono visti in un’altra maniera, trasformati dal Signore – testimonia il cappellano – si tratta, infatti, non solo di un’opera d’arte, ma anche di un’espressione di fede che dimostra anche il suo percorso di rivisitazione della propria vita; si è reso conto di non essere più uno scarto”.

Il Crocifisso del detenuto benedetto da Papa Leone
Il Crocifisso del detenuto benedetto da Papa Leone

In tour per l’Italia 

La storia del Crocifisso del detenuto di Tolmezzo è molto significativa sin dalla sua origine, così come lo stesso autore dell’opera l’ha raccontata a padre Santangelo: “Mi ha detto di aver avuto la visione di un crocifisso all’interno della sua cella e così si è messo a raccogliere il materiale, rigorosamente di scarto, perché poi sarebbe comunque diventato qualcosa di bello con la Gloria di Dio”. Poi la notizia si è diffusa e l’opera è stata esposta a Piacenza, sia nel seminario sia nella casa circondariale, mentre a maggio è stato richiesto a Brescia per l’incontro organizzato da un’associazione di volontariato. Il resto del tempo si trova nella cappella del carcere d Tolmezzo: “In occasione della preparazione alla Pasqua, ai suoi piedi abbiamo fatto un incontro con l’arcivescovo sulle sette parole di Gesù sulla croce, al quale hanno partecipato i detenuti che volevano, poi naturalmente tutte le celebrazioni del Triduo Santo”.

Il crocifisso di Tolmezzo esposto in San Pietro per il Giubileo dei detenuti
Il crocifisso di Tolmezzo esposto in San Pietro per il Giubileo dei detenuti

Pasqua in carcere: la luce dove regna il buio  

Questa storia ci ricorda che nelle mani di Dio anche la carta straccia può diventare qualcosa di vivo: è il messaggio della Salvezza, la luce di Gesù Risorto capace di filtrare nel buio del carcere: “Mi viene in mente il capitolo 20 del Vangelo di Giovanni quando Pietro e Giovanni trovano il sepolcro vuoto – spiega ancora il cappellano – ma in realtà il sepolcro vuoto non è, come non è vuoto il carcere. Nessuno sa cosa è successo nel momento della Resurrezione, se ne vendono solo i segni: bende, sudario e teli che avvolgevano il corpo di Gesù, ma nessuno sa neppure cosa accada nel cuore dell’uomo che si converte; anche in carcere se ne vedono i segni come le bende e i teli: sono anche questi germogli della Resurrezione”.    

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05 aprile 2026, 08:00