Pasqua, i vicari di Arabia del Nord e del Sud: la guerra non avrà l'ultima parola
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
La "proclamazione della tomba vuota" del Figlio di Dio come "segno di speranza" ha "un’urgenza particolare nel nostro tempo". Lo ha scritto il vescovo Aldo Berardi, vicario apostolico di Arabia del Nord (con giurisdizione su Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita), in una lettera ai fedeli per il tempo di Pasqua. In Medio Oriente, "mentre la guerra e la violenza proseguono, continuiamo a vedere la tragica realtà della distruzione, degli sfollamenti, della sofferenza. Le famiglie piangono i loro morti e la vita umana è minacciata".
Le parole del vicario di Arabia del Nord Berardi
Per questo, sottolinea Berardi, proprio in questo momento, l’annuncio della resurrezione "sta di fronte a ogni cosa come promessa che la morte non avrà la parola finale". Pertanto, “ovunque la guerra cerchi di seminare morte, i cristiani sono chiamati a seminare vita. Ovunque l’odio divida le persone e le nazioni, il Vangelo ci chiama alla riconciliazione. Ovunque la disperazione minacci di prevalere, la risurrezione ci invita a una pace rinnovata", conclude. E “la Pasqua ci invia in missione”.
La guerra nei Paesi del Golfo e le testimonianze dal Kuwait
Anche i Paesi del Golfo, nel corso della guerra tra Usa, Israele e Iran, sono oggetto di lanci di missili e droni da parte di Teheran, che prendono di mira le basi statunitensi. "Stavamo partecipando a un ritiro il 28 febbraio, quando è iniziato il conflitto", raccontano dal Kuwait Norma e Angela. "Abbiamo sentito sirene nell’aria e i suoni delle intercettazioni» degli ordigni. "Tutto era spaventoso. Presto abbiamo scoperto che altri paesi del Golfo" erano sotto attacco. Però almeno online "abbiamo potuto continuare a partecipare alla messa, a fare adorazione eucaristica, e con i giovani a pregare la Divina Misericordia e il Rosario".
Le manifestazioni della grazia di Dio
Nella difficoltà, conferma Sharan, parrocchiana della basilica minore di Nostra Signora di Arabia ad Ahmadi, "assistiamo a manifestazioni della grazia di Dio". Anzitutto, "il potere dell’unità: nell’incertezza, abbiamo formato connessioni significative radicate nella fede". Certo, non sempre, ricorda nella sua testimonianza, "è stato possibile organizzare la messa in presenza, abbiamo dovuto rimediare online", ma nella Settimana Santa le celebrazioni presso la basilica si terranno senz’altro, o fisicamente o da remoto; mentre nella concattedrale della Sacra Famiglia le messe saranno in presenza.
La lettera ai fedeli del vicario di Arabia del Sud Martinelli
Pure il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico di Arabia del Sud (che ha giurisdizione su Yemen, Oman ed Emirati Arabi Uniti), ha inviato una lettera ai fedeli in vista della Pasqua, invitandoli ad affrontare la Settimana Santa con devozione, pazienza e fiducia in Cristo. "L’intero Medio Oriente — ha scritto — è coinvolto in un conflitto complesso e senza precedenti".
La vita non è definita da questa guerra
Ma "questi giorni, segnati da grande tristezza, non rappresentano l’ultima parola sulla terra. L’ultima parola sarà sempre la vittoria dell’amore, della misericordia di Dio", ha detto. Quindi, dopo aver ringraziato le autorità civili e il personale di sicurezza per aver permesso di mantenere le comunità al sicuro e le chiese aperte, ha chiesto a tutti di rispettare le direttive locali durante le celebrazioni, avvertendo che le parrocchie potrebbero dover modificare i propri orari. "La nostra vita non è definita da questa guerra; non è definita dal male, ma dalla presenza di Cristo che cammina con noi", ha affermato infine, invitando i fedeli a recitare ogni giorno il Rosario per la pace.
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