Il cardinale Pierbattista Pizzaballa durante la veglia pasquale nella basilica del Santo Sepolcro Il cardinale Pierbattista Pizzaballa durante la veglia pasquale nella basilica del Santo Sepolcro

Pasqua al Santo Sepolcro, Pizzaballa: la Parola di Dio più forte di ogni silenzio

Nelle prime ore di sabato 4 aprile il patriarca ha presieduto la vigilia pasquale nella "chiesa della risurrezione". Alla liturgia hanno partecipato solo pochi sacerdoti, così come previsto dalle restrizioni a causa della guerra. Il cardinale nel'omelia: "Gerusalemme, città segnata dalla memoria della morte e oggi da tante divisioni, diventa il luogo in cui si annuncia la vita"

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano 

"La Pasqua non inizia dalla proclamazione della vittoria, ma dall’ascolto di una storia: una storia che affronta la morte per giungere alla vita". Con queste parole il il patriarca di Gerusalemme dei latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha ricordato il necessario passaggio nelle tenebre, per giungere alla risurrezione, nell'omelia della celebrazione della veglia pasquale, che ha presieduto questa mattina nella basilica del Santo Sepolcro. Nel contesto della guerra in corso e delle limitazioni imposte per garantire la sicurezza, hanno partecipato alla liturgia solo poche persone, tra cui i frati francescani della Custodia di Terra Santa che vivono nel convento del Santo Sepolcro, chiamato dai cristiani locali "la chiesa della risurrezione". 

Abitare nel profondo la condizione umana

"Le porte sono ancora chiuse. Il silenzio è quasi assoluto, rotto forse dal rumore lontano di ciò che la guerra continua a seminare in questa terra santa e lacerata. Tuttavia, proprio qui, -  ha detto Pizzaballa - in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio". Il cardinale ha spiegato che quella della comunità cristiana di Terra Santa è "una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi. Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno".  Dio, infatti, "non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda", assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa - ha aggiunto il porporato - "quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per 'spiegarli da lontano, ma per abitarli da vicino".

La vigilia pasquale davanti all'edicola del Santo Sepolcro
La vigilia pasquale davanti all'edicola del Santo Sepolcro

"Chi ci rotolerà via la pietra?"

Il patriarca ha osservato che la lunga liturgia della Parola ha condotto, passo dopo passo, i fedeli al Vangelo di Matteo: Venne un gran terremoto; infatti un angelo del Signore discese dal cielo, si avvicinò e rotolò via la pietra, e si pose seduto sopra di essa (Mt 28,2). Si tratta del "cuore di un passaggio che scuote il mondo": una pietra rimossa non da forze umane, ma dalla potenza divina. "In questo momento - ha continuao Pizzaballa - sembra non ci sia nessuno che possa rotolare via le pietre delle tombe che la sofferenza per questa situazione di guerra continua a scavare. Ma proprio per questo ascoltiamo con più urgenza la domanda che le donne portavano nel cuore: chi ci rotolerà via la pietra?”.  Una domanda che è quella "di ogni ricerca di speranza quando sembra che non ci sia più nulla da fare", quella di chi si avvicina al mistero con fiducia, anche quando il cammino appare oscurato. "Oggi quella domanda sale da tutta la Terra Santa, e da ogni luogo del mondo segnato dalla violenza - ha affermato il cardinale -. E la risposta non è un annuncio a vuoto, ma un evento: la pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio che è più forte della morte".

Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per far risorgere la vita

La stessa domanda è "il grido che sale dalle nostre case, perché intorno a noi pietre sono state rimesse al loro posto. Eppure, oggi siamo qui: in un sepolcro che è stato aperto una volta per sempre".  La pietra è stata rimossa quando ancora era buio, quando ancora nessuno credeva possibile "e questo è il primo annuncio pasquale, qui e ora - ha detto Pizzaballa -: Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita. Comincia nel buio. Comincia nel silenzio. Comincia nel sepolcro ancora chiuso". La Pasqua, infatti,  "non è il risultato dei nostri sforzi di pace, per quanto necessari": "È il fondamento che rende possibile ogni sforzo. Se il sepolcro è vuoto, allora nulla è veramente chiuso. Nessuna terra è per sempre contesa, nessuna ferita è per sempre insanabile, nessuna memoria è per sempre prigioniera dell’odio. Non perché sia facile – sappiamo quanto sia difficile – ma perché la direzione della storia è cambiata. Non camminiamo più verso la morte: da questo sepolcro, la morte è alle nostre spalle. E anche quando la guerra sembra dirci il contrario, noi siamo quelli che hanno visto la pietra rimossa". 

Nel sepolcro vuoto il mistero della vita che si rinnova

Allo stesso tempo, il Vangelo "sembra rotolare via anche un’altra pietra: la paura", ha continuato il patriarca, visto che la prima parola pasquale "è semplice e disarmante": “Non abbiate paura” (cfr. Mt 28,5). "Entrare in questo sepolcro vuoto - anche senza pellegrini, anche da soli, nonostante la guerra – significa confrontarsi con il mistero della vita che si rinnova", ha osservato ancora. Il sepolcro vuoto, infatti, non dice che il dolore non è esistito o che cesserà, così come "le piaghe non sono segni di sconfitta: sono il sigillo di una vita che ha vinto la morte, portandola dentro di sé". Ecco dunque il cuore della Pasqua: "Dio non cancella la nostra storia, la trasfigura, l’apre alla luce. Ci dice che la realtà stessa può essere trasformata dalla potenza di Dio".  Dove c’era una pietra definitiva, ora c’è una soglia, ha affermato Pizzaballa: "Gerusalemme, città segnata dalla memoria della morte e oggi da tante divisioni, diventa il luogo in cui si annuncia la vita". Non una vita ideale, ma quella "concreta, quella delle persone, delle case, delle relazioni, delle comunità". 

La speranza è un passo da compiere

Riferendosi poi al passo del Vangelo di Matteo "Vi precede in Galilea" (Mt 28,7), il cardinale ha spiegato che per la Terra Santa la Galilea corrisponde al "coraggio di ricominciare a credere che un’altra strada è possibile. E se il Risorto 'precede', allora la speranza non è un sentimento: è un passo da compiere". Dunque i cristiani sono chiamati a portare "il segno di un sepolcro vuoto: un segno che non nega la storia, ma la apre alla speranza". In particolare il porporato ha inviato a portare via "la pietra della rassegnazione, del rancore, della sfiducia" e ha lasciato ai fedeli una "consegna pasquale dal Santo Sepolcro": "Non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare – per quanto possiamo – “pietre vive”, segni di riconciliazione, artigiani di speranza, testimoni di una vita che la morte non riesce più a chiudere".

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04 aprile 2026, 09:58