Libano, l’Ordine di Malta non abbandonerà mai il sud del Paese
Marie Duhamel – Città del Vaticano
Sono andati in visita "nonostante le difficoltà e le incertezze" in cui la guerra, ripresa il 2 marzo, li ha gettati, ancora una volta. Mentre infuriano i combattimenti tra Hezbollah e Israele – che ora minaccia di occupare il sud del Libano – una decina di sindaci e rappresentanti dei villaggi di confine del sud si sono messi in viaggio martedì scorso per raggiungere la capitale Beirut, provenienti da Rmeich, Aïn Ebel, Qwazah, Yaroun, Alma al-Chaab, Jdeidet Marjayoun e Qlayaa. "Un atto di coraggio" che è stato salutato dal presidente dell’Ordine di Malta in Libano, Marwan Sehnaoui, nell’accoglierli assieme a gran parte del proprio team. L’Ordine ha voluto riunirli in questa Settimana Santa, per passare dall’oscurità alla luce offerta dalla Risurrezione, annunciando una maggiore mobilitazione per consentire loro, a lungo termine, di rimanere stabilmente nelle loro terre, conducendo una vita dignitosa.
Una solidarietà incrollabile
Presente dal 1953 nel Paese dei cedri, l’Ordine di Malta si è impegnato in modo crescente nel sud del Libano dal 1980, investendo in diversi centri socio-sanitari, in cliniche mobili che forniscono assistenza alle donne o in cardiologia, in mense e ancora in progetti "agro-umanitari", poiché il Paese importa oggi l’80% di ciò che consuma. L’Ordine promette di ampliare queste azioni, "a qualsiasi costo". Uno dei suoi volontari è stato recentemente ucciso in un bombardamento nel sud.
Martedì, sono state annunciate "una mobilitazione delle risorse" e azioni di advocacy. "Potete considerarci come vostri ambasciatori, determinati a portare la vostra voce e le vostre esigenze ovunque andremo", ha detto Marwan Sehnaoui ai suoi interlocutori.
Valutazione dei bisogni
Concretamente, al termine delle festività pasquali sarà istituito un comitato di esperti indipendenti. Lavorerà in collaborazione con i responsabili locali per elaborare un piano "su misura e sostenibile". Oggi, "hanno davvero bisogno di tutto", osserva Marwan Sehanoui, ma si tratta di andare oltre la risposta di emergenza, per consentire un’autonomia a lungo termine dei villaggi del sud e delle comunità, "perché un giorno questa guerra finirà", assicura.
Tutto resta da definire, ma si prospettano diverse piste: proseguire e sviluppare l’azione dei centri medico-sociali dotandoli di attrezzature e cure migliori, per prendersi cura degli abitanti in modo completo, con particolare attenzione ad anziani e disabili. "Dio solo sa che dopo questa guerra il numero di persone con disabilità sarà aumentato", riflette con amarezza il presidente dell’Ordine in Libano. Occorre inoltre prevedere progetti di istruzione civile o specializzata per ricostruire e garantire occupazione, poiché il lavoro è un elemento determinante per il mantenimento delle comunità sulle loro terre.
Bisogna avere «il coraggio della fede, non arrendersi e rischiare tutto per aiutarli», conclude Marwan Sehnaoui.
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