L'incontro della Chiesa italiana con Papa Leone XIV, lo scorso 20 novembre, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. L'incontro della Chiesa italiana con Papa Leone XIV, lo scorso 20 novembre, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.  (ANSA)

L’augurio di Pasqua della CEI: il Risorto illumina il buio delle guerre e della solitudine

Un messaggio a firma del presidente, cardinale Matteo Zuppi, e del segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, ribadisce che la sorgente della fede cristiana è il Cristo che “visita le nostre notti” e, risorgendo, vince sulla malattia, sull’emarginazione e sulla povertà

Vatican News

La “Pasqua del Signore” arriva in “giorni in cui il buio sembra farsi fitto”, in un tempo in cui “ci affliggono le guerre che devastano popoli e famiglie, la violenza che colpisce i più deboli” ed è impossibile non essere “addolorati” per la “sofferenza di chi vede la propria vita segnata dalla povertà, dalla malattia, dall’emarginazione”. È proprio la Pasqua a “riportarci al cuore della nostra fede: il Crocifisso è risorto”. È questo il fulcro del messaggio di Pasqua a firma del cardinale Matteo Zuppi e di monsignor Giuseppe Baturi, rispettivamente presidente e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Un buio destinato a cedere il passo alla luce

Nella lettera si sottolinea come Cristo che “ha vinto la morte” continui a “visitare le nostre notti con la sua luce”. Un buio che, come spiega ancora il messaggio, ha il profilo della guerra, delle “solitudini che attraversano tante esistenze”, della “fatica di donne e uomini che si sentono smarriti, stanchi, senza un domani”. Ma è un’oscurità alla quale “non possiamo abituarci”. “Non possiamo accettare – prosegue ancora il testo pubblicato integralmente sul sito della Cei - che il male diventi normale, che la durezza vinca sulla compassione, che l’indifferenza prenda il posto della fraternità”.

Una coltre oscura che la Pasqua squarcia con la luce della Buona Novella: “Il male non ha l’ultima parola, la morte non è la fine, le ferite non sono condannate a restare per sempre aperte”. È qui che i cristiani sono invitati da Cristo a compiere una scelta e a “non restare spettatori”, ma a “scegliere la luce, a custodire la vita, a prenderci cura gli uni degli altri, a essere segni di pace”.

In cammino con il viandante di Emmaus

I vescovi italiani, in questo testo firmato dal presidente e dal segretario generale della Cei, rivolgono poi “un pensiero particolare” ai più fragili della società italiana, “ai malati, ai detenuti, a chi è senza lavoro, a chi vive la fatica di educare, a chi è solo, a chi non riesce più a vedere una strada davanti a sé”.

Ricordano che il Signore è proprio come “il viandante di Emmaus”, ci cammina accanto, “riaccende il cuore, apre gli occhi, rimette in cammino”. Infine l'augurio alle Chiese in Italia di sperimentare “una Pasqua di luce”, un tempo forte in cui il Signore risorto ”illumini gli occhi del cuore, consoli chi piange, rialzi chi è caduto, sostenga chi è stanco, renda coraggiosi nel bene, pazienti nella prova, fedeli nell’amore”.

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04 aprile 2026, 16:39