Bartolomeo: proclamare la sacralità della vita di fronte alla barbarie della guerra
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
Di fronte alle immagini quotidiane della barbarie della guerra, "la Chiesa proclama con la sua voce la sacralità della persona umana di ogni singolo individuo sulla terra e il dovere di assoluto rispetto per essa, e ci chiama a 'conoscere il nostro ufficio, onorare l’archetipo, conoscere la potenza del mistero e per chi Cristo è morto'". Citando Gregorio il Teologo e la Lettera ai Filippesi, il patriarca ecumenico Bartolomeo ricorda — nel messaggio di Pasqua che la Chiesa ortodossa celebrerà domenica 12 aprile — che "la Risurrezione del Signore è il ripristino dell’uomo alla sua inclinazione pre-eterna. Come “inizio di un’altra vita eterna”, guarisce i rapporti alienanti e stabilisce la pace “che supera ogni comprensione”, che comprende la riconciliazione e la pace terrena".
Pregare per le vittime della violenza
Per Bartolomeo, la parola della Croce e della Risurrezione risuona oggi come Vangelo di pace, riconciliazione e giustizia contro guerra, odio e ingiustizia che "si oppongono ai principi cristiani fondamentali, per la cui realizzazione e affermazione il popolo di Dio opera quotidianamente". Il patriarca di Costantinopoli invita a pregare il Signore "per le vittime della violenza bellica, per gli orfani, per coloro che piangono i figli delle loro madri, per tutti coloro che portano nel corpo e nell’anima gli effetti della crudeltà e del dolore umano". Cristo risorto è "una negazione e una condanna della violenza e della paura e un invito a una vita pacifica". La guerra produce caos e morte ma "la Risurrezione vince la morte e dona l’incorruttibilità".
La Pasqua come inno alla libertà
Il cammino cristiano è indissolubilmente legato alla Croce: "La gioia della Risurrezione ha salvato il popolo di Dio dall'identificazione con lo spirito di questo mondo, e in questo lo ha protetto da una sterile chiusura e da una spiritualità priva di dinamismo e di spirito di speranza". La Pasqua è un “inno alla libertà”, alla fede “attivata dall’amore” che è grazia e dono dall’alto e "si vive nei santi misteri della Chiesa e nel 'mistero' del servizio al prossimo". La Santa Pasqua, conclude il primate ortodosso, "è tutta la nostra cultura spirituale, il nucleo della nostra pietà". E la Risurrezione del Signore "è anche la nostra Risurrezione in quest’epoca, prefigurazione e anticipazione della 'risurrezione comune dell’umanità' e del rinnovamento di tutto il creato".
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