Migrants, mostly from Haiti, gather outside the Mexican Commission for Refugee Assistance (COMAR) in Tapachula

Il vescovo Dumas: gli immigrati haitiani negli Usa risorsa da tutelare e integrare

Dopo il primo via libera all'estensione del programma Usa che permette la protezione dei migranti legali i cui Paesi di provenienza sono colpiti da guerre, emergenze ambientali e sanitarie, monsignor Pierre-André Dumas, vescovo della diocesi haitiana di Anse-à-Veau-Miragoâne e vicepresidente della Conferenza episcopale di Haiti, esprime soddisfazione ma anche il desiderio che si possa fare di più: "Non basta proteggere gli immigrati, bisogna consentire loro di costruirsi anche un futuro"

Federico Piana - Città del Vaticano

"Negli Stati Uniti ancora c’è una coscienza etica e morale nonostante le polarizzazioni ideologiche o politiche nelle quali la nazione sembra essere piombata". La riflessione di monsignor Pierre-André Dumas non è causale. Arriva appena due giorni dopo l’approvazione della Camera dei rappresentati dell’estensione del tanto discusso Tps, "Temporary protected status", il programma governativo che permette agli immigrati legali provenienti da nazioni colpite da guerre, disastri ambientali, epidemie e da altre situazioni d’emergenza di poter vivere negli Usa per un tempo determinato.

Un primo passo dagli Usa

Il vescovo della diocesi haitiana di Anse-à-Veau-Miragoâne e vicepresidente della Conferenza episcopale della nazione caraibica è rimasto sorpreso positivamente da come giovedì scorso si sono svolte le votazioni: a dare il via libera al provvedimento sono stati sia deputati Democratici che Repubblicani, in quello che le cronache politiche hanno definito un raro momento di bipartitismo. E per il presule, che ormai da due anni vive in convalescenza in Florida dopo essere stato vittima a Port-au-Prince di un’attentato delle gang  che volevano impedirgli di mediare per la pace di Haiti, non è un fatto di poco conto: "Gli uomini e le donne del Congresso hanno capito che bisogna mettersi d’accordo per risolvere le emergenze umanitarie. C’è ancora spazio per la coscienza etica nella vita pubblica e la speranza nelle istituzioni non è ancora spenta".

Tra sogni e speranze

La speranza di monsignor Dumas è anche un’altra: quella che da un provvedimento temporaneo come il Tps si arrivi a politiche di accoglienza più stabili ed inclusive. Sopratutto perché il "Temporary protected status" riguarda anche 500 mila immigrati haitiani che ormai da anni vivono e lavorano sul suolo americano e che nel frattempo hanno avuto dei figli, riconosciuti come cittadini statunitensi. Se il Tps dovesse essere bocciato in Senato, dove approderà nei prossimi giorni, fermato da un veto del presidente Trump o da una decisione della Corte suprema chiamata a pronunciarsi su un ricorso, allora è possibile che ci saranno deportazioni con famiglie divise e bambini senza più mamma e papà. "Il Tps — spiega monsignor Dumas in un colloquio con i media vaticani— per gli haitiani che vivono e che lavorano qui non rappresenta una concessione benevola ma una risposta minima alla loro immensa sofferenza".

Ascolta l'intervista a monsignor Pierre-André Dumas

Dumas: Haiti una ferita aperta nel cuore dell'umanità

Perché, aggiunge pensando ai suoi connazionali fuggiti da un Paese dilaniato dalla violenza dei gruppi armati, dall’instabilità istituzionale e dalla estrema povertà, "quando un popolo espatria non per scelta ma per sopravvivenza, la protezione non è un privilegio, diventa un dovere. Oggi Haiti non è semplicemente in crisi: è una ferita aperta nel cuore dell’umanità".  E il solo pensiero che quel popolo possa essere riportato in quell’inferno lo fa stare male: "Non si possono deportare persone che legalmente lavorano qui anche da dieci anni. Gente che ha acquistato un’abitazione, che ha aperto dei conti in banca, che ha costruito relazioni".

L'auspicio di azioni legislative stabili per gli immigrati haitiani

Del resto, la diaspora haitiana negli Usa non solo invia a casa milioni di dollari di rimesse ma per la stessa economia statunitense è diventata un sostegno imprescindibile. "Lo è anche dal punto di vista culturale: in tutte le città dove ci sono famiglie haitiane immigrate c’è la gioia, la pace. Possono essere anche povere ma dal loro cuore sgorga la voglia di vivere che diventa contagiosa per tutti". Dunque, il vicepresidente della Conferenza episcopale haitiana sogna che il Tps possa essere integrato con azioni legislative più stabili: "Ad esempio, un accesso duraturo ad uno status legale sicuro, l’ottenimento di una reale integrazione sociale ed economica, la possibilità di vivere come persone veramente rispettate. In sostanza, delle politiche migratorie coerenti ed umane: non basta proteggere gli immigrati ma bisogna consentire loro di costruirsi anche un futuro".

Un appello rivolto a senatori e Corte suprema Usa

Ai membri del Senato e a quelli della Corte suprema che tra non molto dovranno decidere le sorti proprio del "Temporary protected status" monsignor Dumas lancia un appello: "Prendete le decisioni tenendo conto della vostra coscienza e del tribunale dell’umanità. Visto che queste vostre scelte andranno ad impattare sulla vita di migliaia di uomini e di donne, la vera domanda è: possiamo davvero permetterci di chiudere gli occhi  davanti alla sofferenza?".

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18 aprile 2026, 14:33