Gaza, padre Romanelli: in ogni Calvario del mondo, l’orizzonte è la Risurrezione
Michele Raviart e Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano
Nelle ultime ore a Gaza la situazione “si è un po’ calmata” e i fedeli della parrocchia della Sacra Famiglia hanno potuto vivere in serenità la liturgia del Venerdì Santo, preparata con cura “dai ragazzi, dalla corale, dai chierichetti, dal gruppo delle ragazze Figlie di Maria, dalle suore, un lavoro di tutti e alla fine è partito un applauso spontaneo”. Il parroco, padre Gabriel Romanelli, è grato per la serenità nella quale si è potuta svolgere la celebrazione, in arabo, “come si usa qui, perché è la lingua principale dei cristiani del Medio Oriente”, spiega, descrivendo la tradizionale processione funebre di Gesù, “con il corpo preparato con dei fiori artificiali, impossibile trovarne di freschi a causa della guerra, però abbiamo fatto del nostro meglio, usando i petali di fiori secchi messi da parte appositamente durante tutto l’anno”.
Il Venerdì Santo è stato celebrato “degnamente”, nonostante tutto, anzi, rimarca con forza il parroco, “in ogni calvario del mondo non si deve dimenticare mai che Cristo è risorto e questo a noi dà forza. La nostra fede ci dà luce e forza per continuare a servire Gesù Cristo qui, in questa importante missione di Gaza, per il bene di tutti, di cristiani e non cristiani”, perché la Via Crucis “è il grande senso dell’umanità”.
Pace per l’umanità
Alla fine poi sono andati tutti a casa, senza alcun incidente, solo durante la notte sono cadute nei pressi della parrocchia alcune schegge, ma che non hanno fatto danni e ora “ci stiamo preparando per la vigilia”. Che quest’anno non vedrà la distribuzione ai fedeli di uova, né di acqua benedetta, tanto meno di incenso. “Non abbiamo trovato le uova, né naturali, né di cioccolato, però abbiamo nel tempo messo da parte cioccolatini e caramelle e alla fine della veglia daremo quelle ai fedeli. Non potremo dare l’acqua benedetta perché in tutta la città non siamo riusciti a trovare le bottigliette, e così anche per l’incenso, ne abbiamo già tanto poco che lo usiamo con attenzione. Però andiamo avanti con grande gioia, perché, nonostante tutto, ieri era come stare in cielo. Sul Calvario di Gaza, celebrando Gesù, si cominciano a sperimentare le delizie del cielo e noi, ancora una volta, abbiamo chiesto la pace del cuore, delle famiglie, delle società e delle nazioni”.
Il grande ringraziamento di Romanelli va a tutti coloro che, prendendo parte alla colletta per la Terra Santa, permettono che a Gaza, attraverso il patriarcato latino di Gerusalemme, cui la parrocchia appartiene, possano arrivare alcuni importanti prodotti. “La maggior parte degli abitanti non ha il denaro, non ha più uno stipendio, ed è ancora necessario un grande aiuto umanitario. C'è bisogno di cibo, di acqua buona, di medicinali, oltre a materiali per la ricostruzione delle case, che sarebbe il bisogno più grande”.
L’orizzonte è la Risurrezione
Padre Gabriel Romanelli conclude con il ricordo di quando, lui bambino, con la sua famiglia, pregava per la Chiesa del silenzio. “Era la Chiesa crocifissa dietro il muro di Berlino, in quella che era l’Unione Sovietica. In ogni stazione si pregava per la Chiesa sofferente di Ucraina, di Russia, dei Paesi Baltici, dell’Albania. Si ricordavano tante chiese distrutte, tanti sacerdoti e tanti laici cacciati via, uccisi. Si pregava sapendo che il dolore di Cristo Redentore illuminava quel buio della storia dell'umanità. Ecco perché è importante che, dal Calvario di Gaza, le preghiere del Venerdì Santo siano state per tutti, cristiani e non, affinché la grazia del Signore, la pace, il perdono dei peccati arrivino a tutta l'umanità, sapendo sempre che l'orizzonte non è soltanto la croce. La croce è un passo, ma l'orizzonte è la tomba vuota, la Risurrezione”.
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