In Nigeria non si placa il dolore per le stragi di Pasqua
Federico Piana - Città del Vaticano
La dinamica delle stragi che a Pasqua hanno di nuovo insanguinato la Nigeria ora emerge nella sua più cruda nitidezza e drammaticità mettendo in evidenza quello che il mondo conosce ormai da molti anni e da molti anni sistematicamente ignora: il Paese dell’Africa occidentale è in preda a violenze senza più limiti che stanno producendo migliaia di morti e decine di migliaia di sfollati. Quello che è capitato a partire dallo scorso 4 aprile, Sabato Santo, ne è l’ennesima, tragica, prova. Lo ricostruisce con il dolore nel cuore monsignor Bulus Dauwa Yohanna, vescovo della diocesi di Kontagora che comprende gli Stati di Niger e di Kebbi. "I banditi hanno lasciato il loro nascondiglio nella riserva di caccia di Borgu, nello Stato del Niger, e nelle ore successive hanno percorso più di 100 km su oltre 50 motociclette fermandosi lungo il tragitto per dormire e rifocillarsi senza alcuna interferenza da parte delle forze di sicurezza nigeriane".
Durante il loro macabro percorso hanno attaccato il villaggio di Debe e i vicini agglomerati urbani di Kelkemi, Binua e Kaura nell'area amministrativa locale di Shanga, nello Stato di Kebbi. Da notare che tutte le zone messe a ferro e fuoco fanno parte proprio della diocesi di Kontagora. "La chiesa cattolica e la casa del catechista a Debe — rivela il vescovo — sono state rase al suolo e il catechista, sua moglie e la sua famiglia sono riusciti a malapena a salvarsi mentre il pastore pentecostale della Redeemed Church, sempre a Debe, è stato massacrato». Anche una moschea è stata distrutta.
La furia dei gruppi criminali
Difficile, racconta il presule, sapere quante siano state effettivamente le vittime perché «i banditi sono rimasti a Debe fino a due giorni fa rendendo impossibile seppellire i cadaveri. Tuttavia, a giudicare dai dispersi, i morti dovrebbero essere almeno 24. Intanto, ci sono ancora circa 500 persone nascoste nella parrocchia di Yauri, dall’altra parte del fiume Niger, e anche nel resto della diocesi". La furia dei gruppi criminali ha colpito non solo i cristiani ma anche i musulmani e gli appartenenti alle religioni tradizionali. Dietro questi attacchi cruenti monsignor Dauwa Yohanna crede che ci sia l’azione dei pastori fulani che avrebbero l’obiettivo di impossessarsi dei terreni liberati con la violenza: "Da luglio 2025 tutto è cambiato in peggio nella diocesi di Kontagora. In tutta questa porzione di Chiesa, ma in particolare nel decanato di Borgu, a ovest del fiume Niger e al confine con la Repubblica del Benin, i banditi hanno preso il controllo di un’area di oltre 10.000 km². A parte la presenza di esercito e polizia nei villaggi di Babana, Papiri e Agwara, l’intera zona è sotto il dominio dei banditi non delle autorità nigeriane".
Popolazione terrorizzata
Da tempo, ormai, la gente ha paura anche di andare in chiesa: il timore dei fedeli è quello di essere uccisi dai miliziani durante le celebrazioni o le preghiere. "Le cerimonie pasquali sono state fortemente ridotte e molti fedeli non hanno potuto partecipare. In quattro parrocchie del decanato diocesano non c’è alcun sacerdote residente a causa del timore di morte o di rapimento". La posizione della Conferenza episcopale nigeriana continua ad essere quella più volte espressa pubblicamente negli ultimi anni: ferma condanna di ogni tipo di violenza e sollecitazione nei confronti del governo ad adottare misure adeguate per ripristinare la legge e l’ordine. Ma la Chiesa, ammette il vescovo di Kontagora, di più non può fare: "È in gran parte impotente nel portare la pace poiché i disordini sono orchestrati e perpetrati da banditi che garantiscono fedeltà a persone sconosciute. Non c’è nessuno con cui negoziare. La popolazione è completamente in balia di questi criminali senza cuore mentre le autorità si limitano a reagire a ciò che sta accadendo invece di agire in modo proattivo come dovrebbero".
Le difficoltà della Nigeria
Monsignor Bulus Dauwa Yohanna chiede alla comunità internazionale di organizzare il più presto possibile delle missioni diplomatiche nelle zone colpite per permettere ai funzionari esteri di vedere con i propri occhi cosa sta realmente accadendo nel Paese. "In particolare, i media internazionali hanno un ruolo enorme da svolgere nel rendere pubbliche le atrocità che si verificano ogni ora. La Nigeria sta diventando una nazione fallita: chi può cerca di scappare via".
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