La Chiesa del Centroamerica si interroga su missione e giustizia sociale
Davide Dionisi – Città del Vaticano
Collegialità, sinodalità, missione. Sono questi i punti cardine attorno a cui ha ruotato il secondo Incontro regionale Camex (acronimo di Centro America e Mexico, una delle quattro suddivisioni territoriali del Celam) tenutosi a Tegucigalpa dal 20 al 23 aprile presso il Campus Tabor dell’Università Cattolica dell’Honduras. L’appuntamento ha riunito 53 partecipanti provenienti dai sette Paesi dell’area, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Nicaragua, quest’ultimo collegato da remoto, in continuità con il primo incontro promosso oltre un anno fa dal Consiglio Episcopale Latinoamericano e dei Caraibi. “Questi incontri rinnovano sempre gli obiettivi di collegialità sinodale e missionaria dell’episcopato latinoamericano”, ha detto monsignor José Vicente Nácher, presidente della Conferenza episcopale dell’Honduras, indicando le priorità dell’iniziativa: promuovere la sinodalità, la giustizia sociale e la cura della casa comune, tutelare la dignità della persona, sostenere l’evangelizzazione e la missione, favorire la formazione e il dialogo.
Il processo sinodale
“Il tema centrale di questo incontro è la partecipazione, compito fondamentale del processo sinodale che stiamo vivendo”, ha ricordato il segretario generale del Celam, monsignor Lizardo Estrada. “Vogliamo continuare a camminare insieme, promuovere il coordinamento, la comunione e l’articolazione, per essere riconosciuti come comunità di discepoli e testimoni di unità nella missione evangelizzatrice”, ha aggiunto. Gli ha fatto eco monsignor José Domingo Ulloa, arcivescovo di Panama: “Più che esperienze, cerchiamo di vivere la fraternità e di ascoltarci gli uni gli altri affinché il messaggio del Vangelo sia una realtà viva in ciascuna delle nostre regioni. Siamo chiamati a condividere, a partire dalla nostra fede, le diverse realtà che viviamo”.
Profonde disuguaglianze
Una riflessione critica e stimolante sulla realtà dell’America Centrale e del Messico è stata proposta da Wilfredo Cervantes, direttore esecutivo di Caritas Honduras e coordinatore della zona Camex. Pur riconoscendo nell’organismo regionale del Celam un “ecosistema sociale, economico ed ecclesiale profondamente interconnesso dove le problematiche attraversano i confini e diventano comuni”, Cervantes ha evidenziato che in questo contesto esistono profonde disuguaglianze. Nonostante ci sia una crescita economica, questa “non è sufficiente per tutti” e mette a nudo una povertà strutturale che ricade principalmente su donne e bambini.
I lavoratori irregolari
L’analisi del direttore esecutivo di Caritas Honduras ha rilevato che a fronte di economie in crescita, non emerge un benessere così diffuso. “Milioni di lavoratori sopravvivono senza previdenza sociale, alloggi dignitosi e tutele sul lavoro” ha spiegato, indicato la piaga della mancata regolarizzazione che raggiunge percentuali preoccupanti: tra il 34% e oltre il 74%, a seconda del Paese.
Blackout educativo, democrazie fragili, criminalità e flussi migratori
Cervantes ha insistito, inoltre sul “blackout educativo”, sui sistemi sanitari carenti, elementi che, secondo il Coordinatore dell’area Camex “aumentano l’esclusione e mettono in evidenza i limiti di un modello che non riesce a sradicare la povertà strutturale”. Sul piano politico, ha parlato di “democrazie fragili e affaticate”, segnate dalla corruzione, dall’indebolimento istituzionale e dalla polarizzazione. Questa realtà ha minato la fiducia dei cittadini e crea le condizioni per leadership autoritarie”. Poi la ferita aperta in tutta la geografia mesoamericana, ovvero la criminalità organizzata e il narcotraffico. Fenomeni che, uniti alla violenza politica e all’impunità, “intensificano l’insicurezza nella regione”. Infine la migrazione come fenomeno strutturale che pone il Camex come punto di origine, transito, destinazione e ritorno dei flussi migratori. “L’esperienza di chi lascia il proprio Paese è costellato di rischi estremi, costituisce un corridoio ininterrotto di sofferenza e speranza”, ha sottolineato, chiarendo che si tratta di un fenomeno che ha un impatto sociale significativo: “Sebbene le rimesse contribuiscano ad alleviare la povertà nel breve termine, generano anche disgregazione familiare e frammentazione comunitaria. Allo stesso tempo, la regione affronta una grave crisi ecologica, caratterizzata dalla deforestazione, dall’inquinamento idrico e dagli effetti sempre più intensi del cambiamento climatico”.
La risposta della Chiesa
In questo contesto, secondo Cervantes, la Chiesa è passata “dall’assistenza alla promozione umana”, consolidando la propria azione attraverso la Caritas e altre proposte pastorali. Anche se è chiamata ad affrontare i problemi legati all’invecchiamento del clero e all’aumento delle tensioni con i governi su questioni sociali e politiche. Ma, nonostante le difficoltà, il processo sinodale mostra segni di speranza, alimentati da una crescente partecipazione dei laici, in particolare delle donne e dei giovani. Questo dinamismo, ha affermato Cervantes, promuove una Chiesa più radicata nella realtà del popolo e impegnata nella trasformazione sociale della regione Camex.
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