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Al centro delle quattro giornate di tavole rotonde anche l’advocacy, intesa come forma matura della carità Al centro delle quattro giornate di tavole rotonde anche l’advocacy, intesa come forma matura della carità 

Caritas, al via a Sacrofano il Convegno nazionale: annunciare il Vangelo e promuovere l’umano

Il 45° appuntamento nazionale si svolge dal 16 al 19 aprile, a cinquant'anni dall'incontro storico del 1976 sull'evangelizzazione. Al centro: advocacy, giustizia e dignità della persona. Don Pagniello: “Camminare al fianco degli ultimi affinché diventino consapevoli dei propri diritti”

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Imparare e cercare. Sono questi i due verbi cardine attorno ai quali ruota il 45esimo Convegno Nazionale delle Caritas diocesane che inizia oggi a Sacrofano, alle porte di Roma. Tema scelto è “Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”, ovvero una dichiarazione di metodo, “perché il bene non si eredita una volta per tutte, ma si apprende nell’incontro con la realtà” si legge nella nota di presentazione dell’iniziativa. L’appuntamento di quest’anno coincide con un cinquantenario speciale: nel 1976, infatti, la Chiesa italiana avviò il dibattito sul rapporto tra evangelizzazione e promozione umana. In quella sede emerse con chiarezza che la promozione umana “è una dimensione costitutiva del messaggio evangelico di salvezza. La Chiesa italiana intendeva infatti approfondire il legame tra l’evangelizzazione e la promozione umana, intesa come sviluppo integrale dell’uomo sia nelle sue dimensioni socio-politiche e culturali, sia nella sua dimensione spirituale e trascendente”. Il Convegno di Sacrofano si propone di rileggerla alla luce delle sfide contemporanee.

Ascolta l'intervista al presidente di Caritas Italiana

Advocacy come forma matura della carità

Al centro delle quattro giornate di tavole rotonde, assemblee tematiche, testimonianze da Chiese di tutto il mondo e momenti celebrativi anche l’advocacy, intesa come forma matura della carità. Non certo un mero termine tecnico perché “nasce dall’osservazione, dall’ascolto, dal discernimento e da quell’accompagnamento che non si accontenta di tamponare gli effetti, ma si interroga sulle cause. Fare advocacy significa portare nello spazio pubblico, culturale, sociale e istituzionale le domande di chi rischia di restare senza voce; significa contribuire a orientare politiche, prassi, scelte legislative e visioni culturali perché la dignità della persona non sia proclamata in astratto, ma difesa davvero e concretamente”.

La possibilità di una vita nuova

Oltre seicento delegati da tutta Italia si confronteranno su temi che vanno dalla transizione ecologica all’abitare digitale, dalla fragilità abitativa alla cooperazione internazionale per la pace. “L’eredità che sentiamo più nostra è la capacità di tenere uniti il servizio alla persona e l’annuncio del Vangelo, nella consapevolezza che evangelizzare significhi, intrinsecamente, promuovere l’umano” spiega don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. “Per noi” continua “annunciare il Vangelo si traduce concretamente nel gestire opere, dedicare attenzioni e avviare processi che pongano la persona al centro, considerandone non solo i bisogni, ma anche le potenzialità. Attraverso la testimonianza del nostro operato, vogliamo annunciare la possibilità di una vita nuova che, per noi, trova il suo fulcro in Gesù Cristo”.

Carenza di visione a lungo termine

Ma quali sono le cause strutturali che oggi generano più esclusione in Italia? Per Don Pagniello c’è una “carenza di visione a lungo termine. Spesso” evidenzia “ci si limita a cercare soluzioni immediate che rispondono a bisogni contingenti, senza però riuscire ad accompagnare le persone verso la rimozione definitiva delle cause della loro indigenza. Oggi affrontiamo criticità profonde: Il lavoro povero, una realtà sempre più diffusa in Italia; i giovani Neet, ovvero ragazzi che non studiano e non lavorano; l’esclusione lavorativa, cioè chi ha lasciato prematuramente il mercato del lavoro e fatica a reinserirsi e, infine, il divario digitale. Mentre si parla di Intelligenza artificiale, riscontriamo la difficoltà di molti anche solo nell’ottenere lo Spid per accedere ai servizi essenziali dello Stato”.

Camminare al fianco degli ultimi

Poi, l’advocacy come una “forma matura della carità”. Ma in che modo il semplice aiuto materiale si trasforma in azione politica e sociale? Il direttore di Caritas Italiana risponde, mettendo in risalto l’impegno dei volontari: “Non vogliamo limitarci alla risposta assistenziale. Sebbene il punto di partenza resti l’incontro con il povero e il ristoro dei suoi bisogni primari, il nostro obiettivo è camminare al fianco degli ultimi affinché diventino consapevoli dei propri diritti. Lo slogan che ha guidato la Caritas in questi 55 anni è dare voce a chi non ha voce. Fare advocacy e profezia significa per noi questo: raccogliere le istanze dei tanti poveri incontrati dalle Caritas diocesane, elaborare un pensiero strutturato e presentare proposte concrete supportate dalle nostre opere (grazie anche al contributo dell’Otto per Mille). Ci assumiamo la responsabilità di indicare strade nuove per affrontare le emergenze sociali”.

La carità va fatta bene

Il messaggio e il “metodo di lavoro” che i delegati riporteranno nelle loro comunità locali al termine della quattro giorni di Sacrofano è chiaro: “La carità va fatta bene” precisa Don Pagniello “La povertà oggi è complessa e richiede lo studio approfondito dei fenomeni; non possiamo limitarci a replicare schemi del passato. L’ascolto e l’analisi diventano strumenti fondamentali per rimuovere le cause della povertà. Come ricordava San Paolo VI la politica è la forma più alta di carità. Qui non si parla di appartenenza partitica, ma della volontà di sentirsi responsabili del bene comune. Il nostro compito specifico è non lasciare indietro nessuno, ricordando alla Chiesa e alla società intera che i poveri devono essere inclusi e integrati, mai considerati come l’ultimo anello della catena”. 

Vincere le paure

Ma come si concilia l'annuncio del Vangelo con la costruzione di politiche pubbliche in un contesto laico e istituzionale? “Non credo vi sia contraddizione” replica il Direttore di Caritas. “Anche in un’ottica laica, la ricerca del bene comune può e deve essere una priorità. Come cristiani e discepoli del Risorto, siamo chiamati a testimoniare che questa sintesi è possibile, agendo soprattutto sulla formazione delle coscienze. Papa Francesco, nel Giubileo dei Poveri, ha chiesto a volontari e operatori di far crescere la coscienza critica delle comunità. Questo è il compito di Caritas: aiutare le persone a comprendere le connessioni tra i diversi fenomeni sociali, superando una comunicazione che spesso distorce la realtà. Vogliamo aiutare le comunità a vincere le paure, rimettendo al centro il Vangelo e la speranza che il cambiamento sia davvero possibile”.

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16 aprile 2026, 13:15