Corteo funebre a Cajibio, dopo un attacco attribuito ai dissidenti delle Farc Corteo funebre a Cajibio, dopo un attacco attribuito ai dissidenti delle Farc  

Colombia, i vescovi: nulla giustifica la violenza che attenta alla vita

La nota della Conferenza episcopale colombiana di fronte alla violenza nei dipartimenti di Huila, Meta, Cauca, Valle del Cauca e Nariño, di cui ha parlato Leone XIV all'udienza generale. Gli attacchi contro civili e basi militari sono attribuiti dalle autorità di Bogotá a gruppi armati attivi nel sud-ovest, in particolare ai dissidenti delle ex Farc. I presuili chiedono agli "attori armati" di fermare l'escalation e invocano una presa di responsabilità da parte dello Stato e della società

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Rifiuto di «ogni forma di violenza», scegliendo «con decisione» la via della pace. Nei saluti ai pellegrini di lingua spagnola al termine dell’odierna udienza generale, è risuonato forte l’appello di Papa Leone XIV per la Colombia, sconvolta da una «tragica situazione di violenza» nella parte sud-occidentale. Uno scenario «allarmante» che «ferisce» la dignità umana e «viola» il diritto fondamentale alla vita, lo hanno definito i vescovi del Paese latinoamericano. «Nulla giustifica la violenza», ha infatti evidenziato in una nota la Conferenza episcopale della Colombia (Cec) di fronte alla recrudescenza della violenza e alla «crisi umanitaria» nei dipartimenti di Huila, Meta, Cauca, Valle del Cauca e Nariño.

Le violenze nel sud-ovest

Dallo scorso fine settimana nel Paese sono aumentate le preoccupazioni sulla sicurezza, anche in vista delle elezioni presidenziali di fine maggio, dopo una serie di attacchi contro civili e basi militari nel sud-ovest attribuiti dalle autorità di Bogotá a gruppi armati attivi nella regione, in particolare alla fazione dissidente delle ex Farc, l’Emc guidata da Néstor Gregorio Vera Fernández, alias “Iván Mordisco”, che ha rifiutato l’accordo di pace del 2016.
Il più grave è avvenuto sabato sulla strada Panamericana nel Cauca, con un bilancio di almeno 21 morti e numerosi feriti, il peggiore degli ultimi vent’anni per quanto riguarda i civili. Il presidente Gustavo Petro ha annunciato nelle ultime ore l’arresto di José Alex Vitonco Ándela, noto con gli alias “David” o “Mi Pez”, indicato dagli inquirenti come il principale responsabile dell’attentato sulla cruciale arteria stradale, tra le città di Cali e Popayán: secondo la polizia, citata dai media locali, Vitonco è stato catturato in una zona rurale di Palmira mentre si spostava scortato da uomini armati. Ritenuto uno dei leader di un movimento locale affiliato ai combattenti di Mordisco, è accusato di terrorismo, azioni armate nel sud-ovest colombiano e narcotraffico verso Panama e Stati Uniti, rotte criminali utilizzate dai gruppi armati per finanziare esplosivi e droni destinati ad attacchi terroristici.

La vita umana è sacra

L’episcopato colombiano, nel testo firmato dal presidente, monsignor Francisco Javier Múnera Correa, arcivescovo di Cartagena, dal vicepresidente, monsignor Gabriel Ángel Villa Vahos, arcivescovo di Tunja, e dal segretario generale, monsignor Germán Medina Acosta, vescovo di Engativá, ha espresso «profondo dolore, costernazione e preoccupazione» per la situazione in atto, ribadendo il netto rifiuto dei «recenti atti di violenza» che hanno colpito anche «civili, leader sociali e comunità vulnerabili». «Ogni azione armata che attenti contro la popolazione civile — ha scritto la Cec — costituisce una grave offesa a Dio e una rottura dell’ordine morale e sociale. La vita umana è sacra e deve essere protetta in ogni circostanza».
I presuli hanno espresso vicinanza e solidarietà alle famiglie che piangono i propri cari, ai feriti, alle comunità indigene, afro-discendenti e contadine che subiscono un «impatto sproporzionato» del conflitto: la Chiesa, hanno assicurato, «cammina con voi, accompagna il vostro dolore e ribadisce il proprio impegno a continuare ad essere presenza di speranza in mezzo alle avversità».

L'appello agli attori armati

L’appello «urgente» dei vescovi è andato agli «attori armati», con una esortazione alla «ragionevolezza» e a cessare «immediatamente» ogni atto che «attenti alla vita», nel rispetto del diritto internazionale umanitario. «Persistere nella violenza — hanno osservato — non fa che aggravare la sofferenza del popolo e distruggere il tessuto sociale».

Una chiamata alla responsabilità per lo Stato e la società

Parallelamente, la Chiesa colombiana ha chiamato alla «responsabilità» lo Stato e la società. Alle autorità, l’esortazione è stata a «raddoppiare gli sforzi per garantire l’effettiva protezione della popolazione, l’accesso ai beni essenziali e la presenza integrale nei territori». Perché la crisi umanitaria richiede risposte «urgenti, coordinate e sostenibili». Al contempo, l’invito a tutti i settori della società è stato «a non cadere nell’indifferenza»: è necessario «organizzare la solidarietà e costruire percorsi di riconciliazione di fronte alle molteplici emergenze che il Paese sta vivendo». Di qui una richiesta a intensificare la preghiera per la pace in tutta la Colombia e a promuovere azioni concrete di aiuto umanitario alle popolazioni colpite.

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29 aprile 2026, 13:28