Ad Assisi l’opera di Michelangelo Pistoletto tra arte e spiritualità
Sara Costantini - Città del Vaticano
Una profonda riflessione sul legame tra arte contemporanea e responsabilità sociale è, ad Assisi, al centro della mostra Franciscus. Fratello in arte di Michelangelo Pistoletto, che ha designato, in senso figurato e simbolico, Papa Francesco come il "Primo Santo dell'Arte".
Il significato dell'espressione
Ma cosa s'intende per Santo dell'arte? Antonio Spadaro chiarisce immediatamente il significato di questa espressione, sottraendola a ogni possibile fraintendimento di ordine religioso o istituzionale: “Questa canonizzazione non va interpretata come un gesto parodico né una imitazione della liturgia ecclesiastica, ma ha un senso all'interno stesso dell'arte come spazio di rivelazione”. E precisa che canonizzare artisticamente significa “riconoscere un modello di umanità. Il rapporto profondo tra arte e spiritualità diventa un simbolo di armonia incarnato in una figura che, come Francesco, ha scelto la via della semplicità e della cura”. Il punto centrale, sottolinea, è che “l'arte non crea santi in senso teologico, ma mette in evidenza figure esemplari che orientano il pensiero e l'azione”.
Il ruolo delle immagini nel mondo
La riflessione si estende al ruolo delle immagini nel mondo contemporaneo, che per Spadaro è decisiva nella costruzione della percezione pubblica: “Sono fondamentali perché le immagini parlano direttamente al sentimento, all'emozione, oltre che alla nostra capacità di comprendere le cose”. In questo senso, l'arte diventa uno spazio di mediazione tra linguaggi e cultura: “L'arte è il luogo in cui è possibile incontrarsi al di là delle lingue e al di là delle divisioni, direi quasi delle ideologie differenti”.
Linguaggi tra arte e religione
Nel rapporto tra linguaggio artistico e linguaggio religioso, Spadaro individua una distinzione necessaria ma non conflittuale: “Sono due linguaggi differenti, però oggi il sacro, il religioso, il bisogno di esprimere questa dimensione della vita si fa sempre più artistico”. E osserva un cambiamento storico significativo: “È curioso questo fenomeno, per cui oggi l'arte bussa alle porte della religione, mentre una volta era il contrario”.
La lettura simbolica
Il progetto prende forma anche attraverso la lettura simbolica della figura di Papa Francesco proposta da Michelangelo Pistoletto, che individua nella croce pettorale del Pontefice un segno rivelatore. L'artista racconta il momento in cui questa interpretazione ha preso forma: “Nel momento in cui alla televisione ho visto, dopo le esequie di Papa Francesco, la presentazione della tomba, ho deciso di osservare meglio quel simbolo”. E aggiunge: “Ho visto che in quel simbolo c'era tutto quello che lui aveva pensato, vissuto, capito e che lasciava come eredità”. Per Pistoletto, quella croce è l'espressione della quiete e della dolcezza e non dell'atto cruento della crocifissione, e si configura come “un messaggio di pace, di fratellanza, che elimina ogni forma di rancore e rimorso interreligioso”.
Papa Francesco "artista"
Su questa linea trova spazio la riflessione di monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno e grande studioso dell'Assisiate. Il presule riconosce in Papa Francesco “l'azione e l'opera di un vero artista, non per professione, ma per aspirazione”, sottolineando la forza del suo linguaggio iconico, “capace di esprimersi attraverso immagini così efficaci da eclissare altri discorsi”. Accrocca osserva come il Pontefice concepisca la vita stessa come un'opera d'arte, un progetto di Dio affidato alla libertà dell'uomo. Riprendendo il simbolo della croce, aggiunge che è “segno della ricerca di un Dio che si è messo sulle nostre tracce” e “di una misericordia che non conosce cedimenti”, oltre a essere da sempre fonte d'ispirazione artistica.
Creazione e responsabilità
Per l'artista, il gesto creativo non è separabile dalla responsabilità: “L'arte non è soltanto più una rappresentazione del mondo, ma è la coscienza della libertà profonda che l'essere umano ha sviluppato fino a un potere creativo che ci porta addirittura a produrre un'intelligenza artificiale e a un potere enorme che è un potere sia costruttivo che distruttivo”. Pistoletto spiega che è il momento di riconoscere che arte e creazione sono inseparabili: l'arte non esiste senza la creazione, e la creazione umana trova nell'arte la sua piena possibilità di espressione.
Lo specchio come conoscenza del reale
Il lavoro di Pistoletto si fonda anche su una riflessione sullo specchio come dispositivo conoscitivo e relazionale: “Lo specchio l'ho scelto come ricerca della mia ragione di essere, perché io esisto” e, precisa, “la mia immaginazione viene superata dalla realtà del rispecchiamento che non può mentire”. Lo specchio diventa non solo strumento artistico, ma luogo in cui il reale si manifesta senza mediazioni soggettive. In questa prospettiva si colloca anche il richiamo di monsignor Felice Accrocca alla tradizione francescana e a Chiara d'Assisi, che invitava a fissare la mente nello “specchio dell'eternità”. Il riferimento consente di leggere in continuità la ricerca di Michelangelo Pistoletto: in entrambi i casi, infatti, lo specchio non è semplice riflesso, ma “spazio relazionale”, luogo di trasformazione e generazione di vita.
Umano e tecnologia
All'interno del progetto espositivo, la dimensione simbolica viene ulteriormente sviluppata fino a coinvolgere la questione contemporanea dell'intelligenza artificiale e della trasformazione del concetto stesso di creazione. Pistoletto osserva: “La parola artificio ha come radice la parola arte”, sottolineando come quest'ultima assume oggi una responsabilità diretta nel definire il rapporto tra umano e tecnologia.
Assisi tra passato e presente
Assisi si conferma così come luogo in cui l'arte contemporanea è chiamata a misurarsi con una tradizione che non finisce di interrogare il presente. In questo orizzonte, Franciscus. Fratello in arte si offre non soltanto come esposizione, ma come spazio di ricerca, in cui l'immagine diventa occasione di relazione e la pratica artistica si apre alla responsabilità di pensare forme nuove del convivere.
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