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Papa Giovanni Paolo II in visita alla sinagoga di Roma,  il 13 aprile del 1986 Papa Giovanni Paolo II in visita alla sinagoga di Roma, il 13 aprile del 1986 

40 anni fa la prima visita di un Papa alla Sinagoga. Cardinale Koch: segnò la riconciliazione

Ricorrono oggi i quarant’anni della visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga maggiore di Roma. Fu la prima di un Pontefice in un tempio ebraico. Un gesto fortemente voluto insieme al rabbino capo Elio Toaff, che avvicinò la Chiesa cattolica ed ebrei dopo secoli di distanza e incomprensioni. Un convegno al museo ebraico di Roma ha celebrato quella giornata dalla portata universale. Il cardinale Koch: "la visita tracciò la rotta della riconciliazione"

Marco Guerra – Città del Vaticano

Un punto di svolta storico nei rapporti tra la Chiesa cattolica e il mondo ebraico. Questo rappresenta ancora la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma, avvenuta 13 aprile del 1986. Per la prima volta nella storia, infatti, un Pontefice entrava in un tempio ebraico. L’abbraccio di Wojtyla con l’allora rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Elio Toaff, sugellò l’impegno dei due leader religiosi a superare secoli di dolorose incomprensioni e fratture ad aprire un nuovo capitolo nel dialogo tra cattolici ed ebrei nell’interesse di tutta l’umanità e della pace fra i popoli.

I prodromi dell’incontro

Nel preparare il terreno di quell’incontro san Giovanni Paolo II e il rabbino Toaff hanno posto le basi per un clima di amicizia, per un confronto non ostile che attinge ai tanti elementi in comune che hanno ebraismo e cristianesimo. I prodromi di quell’evento vanno ricercati anche nella dichiarazione Nostra Aetate del 1965, promulgata da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II. Il documento conciliare respinge l'antisemitismo, nega la colpa collettiva del popolo ebraico per la morte di Cristo e promuove il dialogo, definendo gli ebrei fratelli.


Ebrei “fratelli maggiori”

I due leader religiosi quella domenica del 1986 mandarono un messaggio fortissimo alle loro rispettive comunità. Giovanni Paolo II, nel suo discorso in sinagoga, definì gli ebrei “fratelli maggiori” ed evidenziò che "La religione ebraica non ci è estrinseca, ma in un certo qual modo è intrinseca alla nostra religione. Con essa abbiamo dunque relazioni che non abbiamo con nessun’altra religione”. Toaff parlò dell’inizio di un periodo storico fecondo di opere comuni svolte finalmente su un piano di parità e di stima reciproca per l’interesse di tutta l’umanità.

Cardinale Koch: la visita traccio la rotta della riconciliazione

Il cardinale Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e il Presidente della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, in una dichiarazione rilasciata oggi ai media vaticani ricorda che “con questa visita alla sinagoga di Roma svoltasi quarant'anni fa, ma anche con molte altre sue importanti dichiarazioni sul dialogo cattolico-ebraico e con vari gesti eloquenti, come pure con le amicizie personali che intratteneva con appartenenti al popolo ebraico, Papa Giovanni Paolo II tracciò una rotta significativa per il futuro della riconciliazione tra la Chiesa cattolica e l'ebraismo”.

Il rabbino Di Segni: era necessario un nuovo clima

Per celebrare il quarantesimo anniversario della visita e riflettere sui frutti che ha dato, domenica 12 aprile, presso il Museo ebraico di Roma, si è svolto il convegno ‘Quel giorno in Sinagoga’. A confrontarsi sul significato dell’evento, dopo i saluti istituzionali del presidente Victor Fadlun, il Rabbino Capo Riccardo Di Segni e Alberto Melloni, storico del cristianesimo dell'Università di Modena e Reggio Emilia. In platea era presente anche monsignor Flavio Pace, segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei cristiani, che si occupa anche del dialogo interreligioso con l’ebraismo. Durante il dibattito il rabbino Di Segni ha osservato che le relazioni ebraico-cristiane rimangono un processo impegnativo che chiede di essere rinnovato ogni giorno per non incappare in nuovi ostacoli. “Quell’evento fu una dimostrazione mediatica urbi et orbi concreta che un nuovo clima era necessario nei rapporti tra i due mondi, un messaggio che ci deve guidare oggi nei momenti difficili, incontrarsi è il presupposto per superare le difficoltà”, ha detto Di Segni a margine del convegno ai media vaticani.

Ascolta l'intervista al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni

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13 aprile 2026, 13:33