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La scuola primaria salesiana Giovanni Paolo II, a Kyiv La scuola primaria salesiana Giovanni Paolo II, a Kyiv 

Ucraina, a scuola sotto le bombe nell'istituto Giovanni Paolo II

Cosa significa studiare nel Paese martoriato da quattro anni di guerra. La testimonianza di suor Anna Zainchkovska, che a Kyiv è direttrice della scuola primaria salesiana: "Nonostante la guerra e l’incertezza sul futuro, i bambini si sentono al sicuro. Sanno che Dio è con loro. E noi cerchiamo di trasmettere proprio questo"

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

In Ucraina più del 60 per cento della popolazione dice di avere fiducia nella Chiesa. Prima vengono soltanto l’esercito, i servizi di emergenza e i volontari. È un dato che racconta molto più di una gerarchia delle istituzioni: parla dello stato d'animo di un'intera popolazione martoriata dal conflitto e di un Paese che continua a cercare un punto di riferimento comunitario. Anche quando tutto, intorno, vacilla.

Il ruolo dell'educazione

Questo punto di riferimento passa anche dalle strutture scolastiche. Lo racconta suor Anna Zainchkovska, che a Kyiv è direttrice della scuola primaria salesiana Giovanni Paolo II: “Abbiamo aperto la scuola circa sei mesi prima della guerra. All’inizio non ci conoscevano in molti, neanche i cattolici di Kyiv, e di riflesso la fiducia nei nostri confronti era scarsa: non credevano che delle suore potessero dirigere una scuola. Prima dell’inizio della guerra avevamo solo sei alunni”. Poi, però, “con lo scoppio del conflitto, abbiamo avuto una crescita degli iscritti. Molte scuole non erano preparate alla guerra. Noi, invece, essendo una realtà piccola che conta poco meno di 40 studenti, siamo riuscite ad allestire un rifugio. Così, pian piano, anche studenti provenienti da scuole statali, venuti a conoscenza della nostra realtà attraverso le parrocchie, hanno iniziato a frequentare la nostra struttura. Prima di tutto per una questione di sicurezza”.

Ascolta l'intervista a.suor Anna Zainchkovska

L'importanza delle relazioni

Una necessità evidente perché, in quattro anni di conflitto, un bambino su cinque ha perso un parente o un amico, oltre la metà ha visto o sentito combattimenti, quasi un terzo ha visto feriti o morti e la grande maggioranza ha avuto davanti agli occhi soldati armati. Numeri che restituiscono la misura di un’infanzia cresciuta dentro la guerra, non semplicemente ai suoi margini. Ma c’è soprattutto un aspetto che piace ai genitori e ai nostri ragazzi, quello della 'relazione'. "Gli adulti - continua suor Anna - sentono la nostra vicinanza e la nostra comprensione. In molte scuole, quando scatta l’allarme prima dell’inizio delle lezioni, le porte vengono chiuse e i genitori che arrivano in ritardo devono arrangiarsi. Noi invece restiamo sempre aperti per i nostri alunni. Anche quando è difficile. Penso a questo inverno, che è stato particolarmente duro, freddo, con abbondanti nevicate e, allo stesso tempo, con bombardamenti che hanno colpito quasi tutte le infrastrutture elettriche del Paese. A Kyiv spesso avevamo elettricità solo per due o tre ore al giorno. E, quando c’era la luce, mancava il riscaldamento. Tutto questo ha influito molto su adulti e bambini. Nei bambini si notava più aggressività. Per questo noi docenti abbiamo dovuto esercitare ancora più pazienza e comprensione, cercando di mantenere relazioni positive e di aiutarci a vicenda”.

Tra le difficoltà sociali

E così suor Anna ha oggi un punto di vista unico sulla società ucraina. Una società che, mentre resiste sul piano militare, si scopre fragile su quello demografico ed economico. Secondo i dati delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, la popolazione è scesa sotto i 37 milioni, mentre il tasso di natalità è tra i più bassi al mondo, attorno a un figlio per donna. Otto famiglie su dieci segnalano un peggioramento delle proprie condizioni economiche. E se i padri restano, spesso al fronte, le madri partono con i figli. I nuclei si dividono, si ricompongono a distanza, si abituano a una normalità fatta di assenze. Anche per questo nascono meno bambini. E quelli che crescono oggi portano già i segni del conflitto: tra gli adolescenti, uno su quattro dichiara di aver perso fiducia nel futuro e uno su tre si sente così triste da smettere le attività quotidiane. Le ricerche parlano di un disagio diffuso: circa un terzo presenta forme di depressione, quasi uno su cinque soffre di ansia clinica e oltre un terzo manifesta sintomi di trauma psicologico.

La fiducia nel futuro

“È vero – osserva suor Anna – non c’è molta fiducia nel futuro, perché non si sa quando e come finirà la guerra. Conosco però famiglie con tre o quattro figli. In parte questo dipende anche dalla legge: se ci sono tre figli minorenni, il padre è esentato dal servizio militare. Tuttavia, molti giovani hanno paura di creare una famiglia, per motivi economici e per il rischio che il marito venga mandato al fronte”. In particolare, aggiunge la direttrice dell’istituto, “a noi preoccupa molto il livello dell’istruzione, che è basso a causa dell’insegnamento online. Senza elettricità, spesso i ragazzi non riescono nemmeno a collegarsi alle lezioni. Durante gli allarmi, molte scuole non riescono a continuare: gli studenti restano nei rifugi, spesso senza fare nulla”. Interessante sottolineare in questo senso che, dal punto di vista dell’insegnamento, “i programmi scolastici non sono cambiati molto. È aumentata l’istruzione online e si è smesso di dare spazio alla storia e alla letteratura russa, che sono state proibite. Anche i libri in lingua russa sono stati rimossi dalle scuole. Si è sviluppata, purtroppo, anche una forma di educazione alla sopravvivenza: imparare a vivere con gli allarmi antiaerei e con la necessità di trovare un rifugio”. Eppure, conclude suor Anna, “è anche questo ciò che ci dà gioia: poter aiutare questo piccolo gregge. Vogliamo offrire ai bambini un luogo in cui possano sentirsi bene, studiare, giocare e fare amicizia. Nonostante la guerra e l’incertezza sul futuro, i bambini si sentono al sicuro. Sanno che Dio è con loro. E noi cerchiamo di trasmettere proprio questo”.

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21 marzo 2026, 10:45