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Un missile sopra il cielo della Striscia di Gaza Un missile sopra il cielo della Striscia di Gaza  (AFP or licensors)

"Pace a voi", il monito dei teologi contro la guerra

L’Associazione Teologica italiana lancia un appello in questo tempo segnato dai conflitti: "Siamo addolorati di fronte alle scelte di chi vuole la guerra e affranti per i popoli e le nazioni che piangono i loro morti, tra cui donne e bambini innocenti"

Vatican News

«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace»: parte dal pianto di Gesù su Gerusalemme l’appello che l’Associazione Teologica Italiana rivolge al mondo in questo tempo segnato dalla guerra. «La scena è commovente, e nel pianto del Figlio di Dio c’è tutto il dispiacere nei confronti di chi fa il male e la compassione nei confronti di chi soffre», si legge nel documento. Il documento lancia un appello affinché la riflessione teologica si orienti con decisione al sostegno della pace e al rifiuto della violenza.

Addolorati da chi vuole la guerra

I teologi spiegano che: «In questo tempo drammatico, vogliamo unirci al moto del cuore di Cristo. Siamo addolorati di fronte alle scelte di chi vuole la guerra e affranti per i popoli e le nazioni che piangono i loro morti, tra cui donne e bambini innocenti». Le parole del Vangelo di Luca diventano, dunque, la chiave di lettura del presente drammatico che stiamo vivendo. Tutt’altro che una dichiarazione politica, ma una presa di posizione che affonda le radici nella teologia, nella tradizione conciliare e nella stessa Carta costituzionale italiana. «Ribadiamo che la guerra va ripudiata come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, ndr) e che ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità (Gaudium et spes, n. 80)». 

Dire no ad ogni violenza

I teologi e le teologhe dell’Ati si dicono convinti di avere a disposizione soltanto «lo strumento fragile e mite della parola». Eppure è proprio con questo strumento che si impegnano a dire no ad ogni violenza, a sostenere, nella riflessione e nell'insegnamento, una cultura della pace. Il comunicato si chiude con l’immagine del saluto del Risorto alle prime comunità, Pace a voi, che da secoli riecheggia nelle assemblee cristiane di tutto il mondo. Quella pace, scrivono, che «è la promessa del nostro Salvatore, che vuole trovare, anzitutto in noi, figli e figlie capaci di divenire autentici operatori di pace. (davide dionisi)

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18 marzo 2026, 11:25