"Chi è l'Uomo della Sindone?", la mostra itinerante a Roma presso la Basilica di Sant'Andrea della Valle "Chi è l'Uomo della Sindone?", la mostra itinerante a Roma presso la Basilica di Sant'Andrea della Valle

Torna a Roma la mostra “Chi è l’Uomo della Sindone?”

Alla Basilica di Sant'Andrea della Valle inaugurata l'esposizione itinerante dedicata al sacro telo. Al centro della mostra una copia della Sindone per un approfondimento che intreccia prospettive culturali, scientifiche e religiose, offrendo ai visitatori strumenti di riflessione e analisi su uno dei reperti più discussi della storia cristiana, da secoli oggetto di devozione. "È un dono che il Signore ha voluto lasciarci", ricorda padre Rafael Pascual

Martina Accettola - Città del Vaticano

Dal 1300 la Sindone di Torino interroga la fede, la storia e la scienza, collocandosi al crocevia tra ricerca, religione e riflessione culturale. È in questo orizzonte che si inserisce la mostra “Chi è l’Uomo della Sindone?”, ospitata presso la Basilica di Sant’Andrea della Valle di Roma fino a metà maggio. L’esposizione accompagna il visitatore alla scoperta del sacro telo attraverso pannelli esplicativi, approfondimenti fotografici, riproduzioni degli strumenti della Passione e una copia fedele a grandezza naturale della Sindone. Promossa dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) la mostra – inaugurata il 3 marzo - è stata accompagnata dalla conferenza “La Sindone tra scienza e fede”, momento di approfondimento accademico che ha visto un dialogo, tra gli altri studiosi, padre Rafael Pascual (Direttore del Gruppo di Ricerca Othonia e Professore della Facoltà di Filosofia dell'APRA) ed Emanuela Marinelli (Docente ospite dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose APRA, esperta della Sacra Sindone, riconosciuta a livello internazionale), impegnati da anni nella ricerche su questo tema.

La conferenza "La Sindone tra scienza e fede"
La conferenza "La Sindone tra scienza e fede"

Il telo di lino

Com'è noto, la Sindone di Torino, chiamata così perché conservata nella Cattedrale di San Giovanni Battista nel capoluogo piemontese, è un telo in lino macchiato di sangue che reca l'immagine impressa di un uomo crocifisso, identificato dalla tradizione con Gesù di Nazareth: un’impronta debole ma dettagliata. Il lenzuolo presenta una rara trama diagonale, detta a spina di pesce, di provenienza medio-orientale ed egiziana – collocabile attorno al primo secolo. Tutti e quattro i Vangeli riportano che Gesù fu, al momento della sepoltura, ricoperto proprio da un lenzuolo funebre di lino, fornito da Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio ebraico e suo discepolo segreto. Per le sue caratteristiche uniche, la Sindone è uno degli oggetti archeologici più studiati al mondo, intessuto di interrogativi che nascono da un “chi”, da un “se” e da un “quando”. È in questa prospettiva che Padre Rafael Pascual ha definito la Sindone "la più importante reliquia della nostra esistenza; ed è un dono che il Signore ha voluto lasciarci".

Dalla mostra "Chi è l'Uomo della Sindone?" (foto dall'Ufficio comunicazione Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)
Dalla mostra "Chi è l'Uomo della Sindone?" (foto dall'Ufficio comunicazione Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)

“Chi” era l’uomo avvolto nel lenzuolo

Quando si osserva per la prima volta la Sindone, l’attenzione è catturata dai segni impressi sul tessuto: fori e tracce di bruciature, aloni lasciati dall’acqua, linee di piegatura, macchie che la tradizione identifica come sangue e, ovviamente, la debole ma nota immagine di un uomo. Un'immagine così ricca di particolari che studiosi di ambito forense hanno tentato di delinearne i tratti: volto ovale, naso lungo e prominente, occhi a mandorla; capelli lunghi ricadenti sulle spalle e raccolti posteriormente. Elementi che richiamano un contesto mediorientale del I secolo. Nei Vangeli non troviamo una descrizione fisica di Gesù, eppure il volto che milioni di persone riconoscono come il suo attraversa secoli di arte cristiana. Davanti al telo riaffiora così l’interrogativo che da sempre accompagna la reliquia e che dà il titolo all'esposizione: chi è l’Uomo della Sindone?

“Se” è autentica la Sindone

I relatori hanno illustrato il dibattito scientifico sull’autenticità del telo. Se la Sindone di Torino è davvero il lenzuolo funerario di Gesù, è plausibile che nei primi secoli sia stata custodita in segreto. Secondo la legge mosaica, tutto ciò che entrava in contatto con un cadavere era considerato impuro, elemento che potrebbe aver contribuito a una gestione prudente del lino. Intorno alla presenza dell'immagine prodotta da un corpo umano, però, si è sviluppato un ampio dibattito scientifico.


Tra le ipotesi più discusse negli ultimi anni vi è quella del bassorilievo: l’immagine non deriverebbe dal contatto diretto con un corpo reale, ma dall’applicazione del telo su una scultura poco sporgente trattata con pigmenti in grado di lasciare una traccia superficiale. Alcuni esperimenti hanno mostrato che un lino premuto su un bassorilievo può generare infatti un’immagine frontale proporzionata e con caratteristiche simili a quelle sindoniche. Questo punto è centrale per questa teoria: un lenzuolo avvolto attorno a un corpo tridimensionale dovrebbe presentare deformazioni più marcate nelle zone curve; l’immagine della Sindone, invece, appare frontale e poco distorta, quasi frutto di una giustapposizione voluta.

L’irriproducibilità dell’immagine sindonica

I sostenitori dell’autenticità del sacro lino obiettano, tuttavia, che tali esperimenti non riescano a riprodurre pienamente le componenti microscopiche e chimiche dell’immagine e, in particolar modo, l’estrema superficialità della colorazione delle fibre. Le analisi hanno escluso la presenza di pigmenti, pennellate o tecniche artistiche, concludendo che l’immagine non sarebbe dunque opera di un artista. Sul tessuto sono inoltre presenti numerose macchie di sangue, visibili su entrambi i lati perché penetrate nelle fibre prima della formazione dell’immagine. Oltre dieci test chimici hanno identificato elementi tipici del sangue umano - emoglobina, bilirubina e albumina. Nonostante le moderne tecnologie, nessuno è riuscito finora a replicare tutte le caratteristiche dell’immagine sindonica, alimentando un dibattito che intreccia scienza, storia e fede. "C’è chi non accetta che la Sindone sia autentica - obietta la professoressa Marinelli ai media vaticani - perché dovrebbe poi impegnarsi in tutto quello che questo oggetto ci dice, infatti ammettere l'autenticità sarebbe un segno forte della Resurrezione. E allora, per negare che la Sindone sia una testimonianza della Resurrezione, negano il corpo”.

Dalla mostra "Chi è l'Uomo della Sindone?" (foto dall'Ufficio comunicazione dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)
Dalla mostra "Chi è l'Uomo della Sindone?" (foto dall'Ufficio comunicazione dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)

L’immagine tridimensionale

Nel 1976 due ricercatori statunitensi, John Jackson ed Eric Jumper, decisero di sottoporre una fotografia della Sindone di Torino a un particolare strumento di analisi delle immagini, il "VP-8 Image Analyzer". L’apparecchiatura produce normalmente risultati distorti quando applicata a fotografie comuni. Con la Sindone, tuttavia, accadde qualcosa di particolare: l’immagine bidimensionale si tradusse in un rilievo tridimensionale, restituendo la forma di un corpo umano. Secondo i sostenitori dell’autenticità, ciò indicherebbe la presenza di informazioni tridimensionali intrinseche, difficilmente spiegabili con le tecniche artistiche conosciute nel Medioevo.

A “quando” risale la Sindone

Uno dei nodi centrali del dibattito sull’autenticità riguarda la formazione dell’immagine impressa sul telo e la sua collocazione storica. La prima ostensione pubblica documentata risale agli anni Cinquanta del Trecento, quando il cavaliere francese Geoffroi de Charny la espose come il lenzuolo funerario di Cristo. Già nel XIV secolo alcune autorità ecclesiastiche sollevarono però una serie di dubbi, ipotizzando che potesse trattarsi di una reliquia costruita o falsa. A rafforzare questa linea critica è uno studio recente del ricercatore francese Nicolas Sarzeaud, dell’Università di Lovanio, che richiama un passo dei Problemata di Nicole Oresme: secondo l’interpretazione proposta, il testo indicherebbe come già in epoca medievale circolasse la convinzione che il sacro lino non fosse altro che un manufatto realizzato per suscitare devozione.

Ascolta l'intervista alla Professoressa Emanuela Marinelli

Inoltre, determinanti in epoca contemporanea sono stati i risultati della datazione al radiocarbonio autorizzata nel 1988. I campioni prelevati e analizzati nei laboratori di Oxford, Zurigo e Arizona portarono a una pubblicazione sulla rivista Nature, che collocava il tessuto tra il 1260 e il 1390 d.C. La notizia ebbe un’eco mondiale, con titoli che parlavano apertamente di “falso medievale”.


A sostegno dell’autenticità

Come ricordato dai professori Marinelli e Pascual, nella conferenza del 3 marzo, le modalità del prelievo del campione nel 1988 (una striscia di 1 per 8 centimetri ritagliata da un angolo del tessuto e poi suddivisa per i test) sono state oggetto di discussione. Un articolo pubblicato nel 2019 sulla rivista Archaeometry ha sollevato perplessità proprio sulla rappresentatività del frammento analizzato, sostenendo che potesse contenere fibre provenienti da una serie di riparazioni successive. Se così fosse, la datazione non rifletterebbe l’età dell’intero lino. Parallelamente, nuovi metodi di indagine, non distruttivi, stanno offrendo ulteriori elementi di studio. Alcuni risultati preliminari suggeriscono una possibile collocazione del telo al I secolo, in linea con la tradizione cristiana. 

Il messaggio dei Papi

A introdurre un ulteriore momento della conferenza è stato padre Pascual, che ha richiamato l’attenzione sul modo in cui i Papi, nel corso degli anni, hanno guardato alla Sacra Sindone: non come a un semplice oggetto di devozione, ma come a un segno capace di interrogare la fede e la coscienza dell’uomo contemporaneo.

Nella meditazione del 2 maggio 2010 a Torino, Papa Benedetto XVI definì la Sacra Sindone come "Icona del Sabato Santo", spiegando: "Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo […]. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente, ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato". E ancora, con un’immagine molto intensa: “Questo è il potere della Sindone. [...] La Sindone parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue”.

Anche Papa Francesco, nella lettera del 9 aprile 2020 per l’ostensione straordinaria durante la pandemia, invitò a contemplare il volto dell’Uomo della Sindone con queste parole: "Mi unisco anch’io alla vostra supplica, rivolgendo lo sguardo all’Uomo della Sindone, nel quale riconosciamo i tratti del Servo del Signore [...]. Nel volto dell’Uomo della Sindone vediamo anche i volti di tanti fratelli e sorelle malati [...] ma anche tutte le vittime delle guerre e delle violenze [...]. A Lui ci affidiamo, in Lui confidiamo. Gesù ci dà la forza di affrontare ogni prova con fede, con speranza e con amore". Queste parole mostrano come il Magistero pontificio legga la Sindone non solo come memoria della Passione, ma come segno di solidarietà e consolazione per l’umanità di ogni tempo, come ha ricordato anche la Marinelli: "È un'immagine che ci dà la speranza che non finisca tutto con la morte. Questo è il messaggio in un mondo tormentato da ansie, da guerre, da tanto male che ci circonda".

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04 marzo 2026, 16:49