I protagonisti del Protocollo d'intesa tra Sapienza, Vicariato e Sant'Egidio I protagonisti del Protocollo d'intesa tra Sapienza, Vicariato e Sant'Egidio

Insieme per gli studenti di Gaza

Borse di studio, orientamento e servizi per le studentesse e gli studenti dell’enclave palestinese fino all’ottenimento della laurea. Il protocollo firmato a Roma da l'Università La Sapienza, Sant'Egidio e il Vicariato punta a riaffermare il diritto allo studio come veicolo di amore, ma anche di costruzione della pace

Lorenzo Frillici – Città del Vaticano

La Sapienza ha stanziato borse di studio per tutti gli studenti palestinesi risultati idonei nel bando a loro dedicato per l’a.a. 2025-2026, la Comunità di Sant’Egidio offrirà agli studenti i corsi di lingua italiana, mentre la Diocesi di Roma ospiterà gratuitamente tutti i ragazzi in residenze universitarie, dal momento del loro arrivo in Italia, eventualmente fino alla discussione della tesi di laurea. Un’iniziativa condivisa che vede la luce grazie alla firma del Protocollo d’intesa siglato il 24 febbraio dalla rettrice dell’Università La Sapienza, Antonella Polimeni, del Cardinale Vicario Baldassare Reina e dal Presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.

Lo studio come strumento di pace

“Questa iniziativa è il segno concreto della volontà di ricominciare”. Don Gabriele Vecchione, preposto alla Cappellania della Sapienza, parla con soddisfazione della possibilità di ridare speranza ai sogni di molti ragazzi e ragazze di Gaza: “Per troppo tempo abbiamo ascoltato notizie atroci sentendoci impotenti: bombardamenti di scuole, ospedali, università; 2milioni di sfollati, 64mila morti, di cui 18mila bambini. Ora c’è da ricostruire”. Il ruolo della Sapienza nel supporto alla popolazione di Gaza ha radici profonde, ricorda la rettrice Polimeni durante la firma del protocollo. L’ateneo romano si è infatti attivato sin dall’inizio della crisi, “offrendo assistenza sanitaria pediatrica attraverso il Policlinico Umberto I, supportando studenti e docenti palestinesi nella formazione, offrendo borse di studio e percorsi d’accoglienza”. Un sostegno che per Don Gabriele, valorizza “il ruolo politico dell’università nel senso più nobile del termine”.  

Ascolta l'intervista a Don Gabriele Vecchione

Un impegno che va oltre l’accoglienza

Come responsabile della Cappellania dell’ateneo, Don Gabriele sarà attivamente coinvolto nel sostegno all’accoglienza per i ragazzi di Gaza. “Come Diocesi, - spiega - abbiamo dato la possibilità agli studenti di Gaza di essere ospitati nelle nostre strutture, a partire dal mese di marzo, per tre anni, con la possibilità di un ulteriore anno di proroga per la discussione delle tesi di laurea.” Ma l’azione della Diocesi di Roma non si ferma alla sola accoglienza. “Favoriremo l’inclusione sociale.” - continua Don Gabriele - “Li sosterremo nella vita quotidiana e li incontreremo nella cappella della Sapienza, li aiuteremo a coltivare amicizie e li inseriremo in un gruppo di coetanei dove poter prendere ristoro. I nostri ragazzi saranno ben contenti di accogliere questi colleghi universitari, e di ascoltare le loro storie.”

Il cardinale Reina, la rettrice Polimeni e il presidente Impagliazzo
Il cardinale Reina, la rettrice Polimeni e il presidente Impagliazzo

Ricostruire richiede pazienza

Il cardinale Baldassare Reina ha definito la firma del protocollo “un preciso segnale di pace”. La strada da percorrere è senz’altro lunga e tortuosa, ha ammonito il porporato: “distruggere è un’operazione molto rapida”, mentre “ricostruire richiede pazienza”. Una sintesi che ci ricorda come i processi di pace debbano sempre tenere in considerazione i bisogni essenziali e le esigenze delle popolazioni colpite. E’ insomma dal basso che si comincia a ricostruire. “Dopo oltre due anni di carneficina nella Striscia di Gaza i nostri giovani hanno detto basta.” – ricorda don Gabriele – “E, infatti, in autunno si è avuta una grande sollevazione contro quello che stava accadendo. La volontà di pace riparte sempre dal basso, non esistono solo i governi; dobbiamo ricominciare a dire che esiste anche la società, esiste il corpo intermedio di cui la Chiesa fa parte.”

Lo strumento dei corridoi umanitari

“L’iniziativa che abbiamo contribuito a realizzare – sottolinea Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, è la risposta a un sentimento diffuso nella società italiana, che di fronte alla sofferenza di Gaza ha espresso la propria solidarietà”. Non sarà facile far arrivare a Roma i ragazzi di Gaza, - spiega Impagliazzo – ma per loro “sarà attivato quello stesso percorso dei corridoi umanitari che coniuga accoglienza e integrazione ed è già riuscito a portare in Italia oltre 8mila persone da diversi Paesi in guerra”.  “Anche per noi – conclude don Gabriele Vecchione - è arrivato il momento sviluppare una competenza nella gestione dell’accoglienza e integrazione. Dobbiamo fare una scelta di campo, decidere con chi schierarci e la Chiesa non può che stare dalla parte di chi soffre”.

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03 marzo 2026, 13:38