La cattedrale del Buon Pastore La cattedrale del Buon Pastore

Le processioni della Settimana Santa tornano nella città spagnola di San Sebastián

Dopo 50 anni, le processioni della Settimana Santa tornano a San Sebastián, riscoprendo tradizione, fede e comunità soprattutto tra i giovani

Lorena Pacho - Città del Vaticano

Dopo oltre mezzo secolo di assenza, le processioni della Settimana Santa tornano nella città spagnola di San Sebastián, sulle rive del Mar Cantabrico. Questa località della regione settentrionale dei Paesi Baschi, che per decenni ha vissuto le celebrazioni di Pasqua senza immagini della Passione e confraternite nelle strade, riprende quest’anno una delle sue tradizioni più antiche, che fa parte del suo patrimonio culturale e spirituale.
Questo Venerdì Santo, il suono dei tamburi e le sculture religiose portate in processione, con il loro incedere lento e caratteristico, torneranno a far parte del paesaggio urbano di San Sebastián. Tre sculture usciranno dalla cattedrale del Buon Pastore e percorreranno la città: Gesù Nazareno, Cristo giacente e Nostra Signora della Solitudine.
La tradizione spagnola, da almeno cinque secoli, ha portato storicamente la fede nelle strade e la celebrazione pubblica della Settimana Santa — specialmente attraverso le processioni, nelle quali si assiste a una mescolanza unica di spiritualità, arte e radicamento — è profondamente integrata nella cultura popolare di tutto il Paese.

Una riappropriazione culturale e religiosa

Per San Sebastián, che fino a ora era l’unica grande città spagnola a non avere processioni, questo non è solo il ritorno di un atto simbolico, ma è anche la riappropriazione di un’espressione culturale e religiosa rimasta in sospeso per anni.
La Confraternita di Gesù Nazareno, fondata nel 1927 e inattiva dalla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo, è stata ricostituita grazie a un gruppo di laici con il sostegno del parroco della cattedrale del Buon Pastore, che è riuscito a riunire più di 400 partecipanti, tra i quali un gran numero di giovani.
Santiago Reyes, 34 anni, originario di Irún, nella provincia di Guipúzcoa, il cui capoluogo è San Sebastián, lavora come notaio nella diocesi di San Sebastián. È membro del consiglio direttivo della confraternita e uno dei promotori dell’iniziativa che ha riportato le processioni nella città. Parlando con «L’Osservatore Romano», spiega che l’obiettivo di riprendere la tradizione è di «rendere visibile la religiosità nelle strade di San Sebastián. La nostra città è plurale e noi cattolici desideriamo mostrare la nostra fede pubblicamente. Lo facciamo senza inventare nulla di nuovo, ma recuperando una processione penitenziale della Settimana Santa, come quelle che esistono in tutta la Spagna e che anche nella nostra terra basca sono state celebrate per secoli con caratteristiche proprie, in base alla nostra peculiarità», precisa Reyes, studioso della religiosità popolare e autore di diversi libri sull’argomento.

Benedizione delle statue nella cattedrale del Buon Pastore
Benedizione delle statue nella cattedrale del Buon Pastore

Le celebrazioni

Ammette che negli ultimi mesi, dedicati ai preparativi per la processione e al restauro delle sculture, ha visto «grande entusiasmo» attorno a sé, «non solo da parte di persone che vivono intensamente la fede, ma anche di battezzati distanti dalla vita di pietà per i quali le processioni sono proprio un modo per riavvicinarsi al mistero di Dio».
La celebrazione della Settimana Santa, la festività più importante per i cristiani, trasmette anche un messaggio a quanti non professano la fede: «Chi ci vede e non crede in Dio vorrei che capisse che la nostra fede si fonda sull’amore, sull’amore fraterno e sull’amore di Dio verso di noi», afferma Santiago Reyes.
La fede ha ritrovato la sua strada, spontaneamente, con un messaggio di amore e di fratellanza, in una terra che negli ultimi decenni ha conosciuto da vicino la sofferenza, le divisioni e la violenza del terrorismo — che ha segnato il Paese per decenni — e lo ha fatto in gran parte grazie all’impulso delle nuove generazioni.
«La processione dimostrerà che a San Sebastián ci sono cattolici disposti a mostrarsi come tali nelle strade. Soprattutto giovani», spiega Reyes. E sottolinea che, nonostante la tendenza alla secolarizzazione degli ultimi tempi, esiste nella società un rinnovato interesse per la religiosità popolare: «Credo che tra i giovani cattolici questo tipo di iniziative susciti grande fervore. È comprensibile: quanto più ci si sente in minoranza, tanto più si ha bisogno di riaffermare le proprie credenze, e una processione costituisce un’occasione ideale per farlo». Aggiunge inoltre: «In Guipúzcoa si stanno verificando casi molto significativi di giovani di circa 20 anni provenienti da famiglie non credenti che si stanno avvicinando alla Chiesa.  Nella Confraternita che organizza la processione abbiamo alcuni di questi casi, tra cui quello di un non battezzato che ha chiesto di ricevere il sacramento».

Preparativi per la processione del Venerdì Santo
Preparativi per la processione del Venerdì Santo

Una fede viva e giovane

La scomparsa delle processioni alla fine degli anni Sessanta coincise con un profondo cambiamento sociale, politico e anche religioso che, nei Paesi Baschi, fu inoltre segnato dalla violenza terrorista che emerse in quegli anni. Oggi, il loro ritorno si inquadra in un contesto di crescente interesse per la spiritualità e di maggiore consapevolezza della fede, soprattutto tra i più giovani, un fenomeno riscontrato in numerosi studi accademici. Secondo il rapporto Giovani: aspettative, ideali, credenze, realizzato dal gruppo Footprint della Pontificia università della Santa Croce, con sondaggi condotti su 5000 giovani di otto Paesi, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze crede in Dio e ha una percezione positiva della Chiesa, vista come guida spirituale e non come istituzione politico-temporale. Inoltre, per la metà degli intervistati la spiritualità è più presente nella propria vita di quanto lo fosse cinque anni fa. «In Paesi come la Spagna, sorprende vedere un gruppo ridotto ma significativo di giovani cattolici che vivono con intensità, coerenza e impegno la propria fede, assistendo spesso alla messa e ad altri sacramenti e mostrando apertamente la propria fede», spiega la docente universitaria Gema Bellido, una delle autrici dello studio. E sottolinea che processioni, pellegrinaggi e grandi eventi ecclesiali «rafforzano il senso di comunità che i giovani apprezzano per evitare l’isolamento sociale».

Una nuova spiritualità e consapevolezza

Il ritorno delle processioni a San Sebastián non riflette solo un rinnovato interesse per la spiritualità e la consapevolezza della fede, ma anche l’impegno di quanti le vivono in prima persona e cercano di trasformarle in un’opportunità per vivere la fede in comunità e per trasmettere valori spirituali alle nuove generazioni. «La processione ci ricorderà che camminiamo sulle spalle di giganti, perché la fede cattolica nella nostra terra è stata qualcosa di inseparabile dalla nostra identità. Un periodo di 50 anni senza processioni è insignificante da una prospettiva storica» osserva Santiago Reyes. E sottolinea le virtù della religiosità popolare, «la religiosità dei semplici», per usare le sue parole. «La nostra società è cambiata così tanto che oggi è di nuovo opportuno promuovere le processioni durante la Settimana Santa» puntualizza.
In questo momento, in Spagna, le processioni della Settimana Santa stanno vivendo un nuovo auge. In città con una forte tradizione, come Siviglia, Zamora o Valladolid, la partecipazione continua a essere massiccia, mentre in altre regioni, come quella di Madrid o la Catalogna, si sta osservando un crescente interesse per la spiritualità e la vita comunitaria, che ha ravvivato le confraternite e il coinvolgimento dei giovani. «Oltre a narrare la storia della Passione, la processione ci fa sentire che il nostro Dio è vicino al dolore, al punto da averlo provato lui stesso. Pregare in una processione, contemplando la Passione, dà sollievo di fronte alle difficoltà e alle sofferenze di ogni genere che affliggono i nostri cuori», conclude Reyes.

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31 marzo 2026, 15:31