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Suor Rozalia Sidełko con un gruppo di bambini dell'orfanotrofio, tra cui piccoli ebrei Suor Rozalia Sidełko con un gruppo di bambini dell'orfanotrofio, tra cui piccoli ebrei

In Polonia una giornata per ricordare le migliaia di suore che salvarono gli ebrei

Il 24 marzo, nel giorno del martirio della famiglia Ulma, si celebra in tutto il Paese la Giornata Nazionale di Memoria dei cittadini che hanno dato aiuto negli anni bui dell’occupazione tedesca. Dalle ricerche storiche, emersa un'ampia attività da parte di istituti e congregazioni religiose

Vatican News

Nonostante il pericolo di morte per mano dei tedeschi nazisti, migliaia di suore, sacerdoti e religiosi in Polonia nascosero migliaia di bambini e adulti ebrei in tutto il Paese, durante la Seconda Guerra mondiale. Una decisione che richiese coraggio, prudenza e una fede profonda. È nella loro memoria che oggi, martedì 24 marzo, si celebra in tutta la Polonia la Giornata Nazionale dei cittadini polacchi che hanno salvato gli ebrei durante l’occupazione tedesca. 

Il significato della Giornata

La data non è casuale e si riferisce ad un fatto che ha avuto luogo a Markowa, nel 1944, quando i soldati nazisti fucilarono la famiglia Ulma: Józef e Vittoria e i loro sette figli, insieme agli ebrei che stavano nascondendo. Questo eccidio è diventato uno dei simboli più commoventi della repressione alle persone che hanno aiutato gli ebrei. Il 10 settembre 2023 Papa Francesco aveva elevato l'intera famiglia agli onori degli altari.

Le suore di fronte alla realtà dell’occupazione

Come gli Ulma, anche molti istituti religiosi femminili, nonostante il pericolo di morte, hanno preso parte alle attività di salvataggio della popolazione ebraica. Le suore sfruttavano le attività quotidiane dei loro conventi come spazio di aiuto: orfanotrofi, collegi e asili diventavano nascondigli e rifugi in cui era possibile garantire un minimo di sicurezza. L'aiuto richiedeva non solo coraggio, ma anche capacità organizzative, disciplina e assoluta discrezione. Ogni errore poteva significare la scoperta della copertura e, di conseguenza, una condanna a morte.

Le Suore della sacra famiglia di Nazareth

Le Suore della Sacra Famiglia di Nazareth a Varsavia, ad esempio, nella loro casa in via Czerniakowska nascosero ragazze ebree e offrirono loro lezioni in segreto. Anche l’istruzione era stata vietata infatti dagli occupanti. La comunità era guidata da suor Eutalia Jadwiga Wismont, responsabile del funzionamento della struttura negli anni della guerra. Le sue decisioni riguardavano l'accoglienza delle persone bisognose ma anche l'organizzazione della vita della comunità in modo da non destare sospetti. Per aver salvato gli ebrei, le è stato conferito il titolo postumo di Giusta tra le Nazioni dall’Istituto Yad Vashem. Nel 2024, sull’edificio del convento è stata inaugurata una targa commemorativa dell’attività delle suore durante la guerra, riportando alla memoria questa storia nello spazio urbano.

Matylda Getter e il sistema di sostegno

Un'assidua attività era pure quella svolta dalla Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria. Sotto la guida di madre Matylda Getter, era stato organizzato un aiuto per 750 persone, tra cui oltre 500 bambini ebrei  a Varsavia e nei paesi vicini. Le suore crearono un sistema di sostegno che comprendeva accoglienza, tutela dell’identità e assistenza a lungo termine. Ciò richiese la collaborazione tra le varie strutture e il continuo trasferimento dei bambini in situazioni di pericolo. Madre Getter, anche lei insignita del titolo di Giusta tra le Nazioni, rimane una delle figure più importanti che simboleggiano l’impegno delle congregazioni religiose nel salvataggio degli ebrei.

Aiuti in tutta la Polonia occupata

Le iniziative intraprese a Varsavia facevano parte di un fenomeno più ampio che coinvolgeva l’intero Paese. Tanti altri ordini religiosi si impegnarono nell’opera di assistenza, tra cui le Suore della Carità, le Orsoline, le Albertine, le Suore del Sacro Cuore e le Feliciane. In molte città e località minori, i conventi diventavano luoghi di rifugio e centri dove era possibile ottenere aiuto materiale e organizzativo. La portata di queste attività era diversa, ma il denominatore comune rimaneva la disponibilità ad agire nonostante i rischi. Secondo quanto accertato dai ricercatori, nell’aiuto agli ebrei furono oltre duemila le suore appartenenti a diverse decine di congregazioni coinvolte in quest'opera. La rete di soccorso non aveva una struttura unica, ma si basava sulla fiducia, sulla collaborazione e sulla rapida reazione alle mutevoli circostanze. Ciò rese possibile nascondere persone che, in altre condizioni, non avrebbero avuto alcuna possibilità di sopravvivenza. E proprio la varietà delle diverse "missioni", ha reso difficile la completa documentazione dopo la guerra. 

Testimonianza che rimane

La commemorazione odierna in Polonia non si limita, dunque, a ricordare fatti storici, ma mette in luce gli atteggiamenti emersi in situazioni estreme e che hanno richiesto coerenza nell’agire. La storia delle suore mostra come l’amore per il prossimo possa assumere la forma di decisioni concrete prese senza clamore. È proprio in tali scelte che si rivela la sua dimensione più impegnativa e, al tempo stesso, più piena.

Un libro su come il clero polacco ha aiutato gli ebrei

Nell’ambito delle attività del Centro Abraham J. Heschel per le Relazioni Cattolico-Ebraiche dell’Università Cattolica di Lublin (KUL), è stata pubblicata la prima monografia in lingua inglese sull’aiuto fornito dal clero polacco agli ebrei durante l’Olocausto. La pubblicazione in due volumi edita dalla Casa Editrice della KUL dal titolo “Wartime Rescue of Jews by the Polish Catholic Clergy” è stata scritta dall’avvocato Ryszard Tyndorf. È disponibile gratuitamente online e conta oltre 1200 pagine e contiene principalmente testimonianze di ebrei salvati da suore e sacerdoti in Polonia durante l’Olocausto. Include un indice con migliaia di località e nomi delle persone salvate e dei soccorritori.

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24 marzo 2026, 15:40