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I rappresentanti della Conferenza Episcopale Polacca nella conferenza stampa al termine dei lavori dell'assemblea plenaria I rappresentanti della Conferenza Episcopale Polacca nella conferenza stampa al termine dei lavori dell'assemblea plenaria  (© BP KEP)

Polonia, i vescovi istituiscono Commissione indipendente sugli abusi nella Chiesa

Nell’ultima assemblea plenaria della Conferenza Episcopale polacca, tenuta a Varsavia dal 10 al 12 marzo, è stato approvato lo statuto della Commissione di esperti indipendenti incaricata di indagare sul fenomeno degli abusi su minori da parte del clero nel Paese. L’arcivescovo Śmigiel: vogliamo fare in modo che tutti nella Chiesa siano al sicuro, in particolare bambini e giovani indifesi

Vatican News

I vescovi della Conferenza Episcopale polacca, riuniti nella 404.ma Assemblea plenaria a Varsavia, dal 10 al 12 marzo, hanno deciso di istituire una Commissione di esperti indipendenti incaricata di indagare sul fenomeno degli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica in Polonia e di conferirle personalità giuridica pubblica ecclesiastica. Sotto la presidenza dell’arcivescovo Tadeusz Wojda, e alla presenza anche dell'arcivescovo John Joseph Kennedy, segretario del Dicastero per la Dottrina della Fede, dell'arcivescovo Antonio Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia, e di rappresentanti invitati di vari episcopati europei, sono state approvate le regole di funzionamento e lo statuto della Commissione”.

Come si legge nel comunicato della KEP, “questi documenti hanno aperto la strada giuridica alla nomina del presidente della Commissione e all'avvio delle ulteriori procedure. Prima di prendere questa decisione sono stati consultate la Conferenza dei Superiori Maggiori degli Ordini Maschili in Polonia e la Conferenza delle Superiori Maggiori delle Congregazioni Religiose Femminili in Polonia e sono stati conclusi accordi pertinenti con questi organismi.

Garantire sicurezza e assicurare prevenzione

Si tratta di un’importante decisione, commenta l’arcivescovo di Szczecin-Kamień Wiesław Śmigiel, che si inserisce in una serie di iniziative volte fare chiarezza nell’ambiente ecclesiale “e, soprattutto, a garantire la sicurezza dei più piccoli e a elaborare un efficace sistema di prevenzione”. La Commissione, chiarisce l’arcivescovo, non ha carattere investigativo, “ma lavorerà sulla base degli archivi ecclesiastici e statali e dei colloqui con le vittime e i testimoni. In caso di sospetto reato, la Commissione informerà la Procura o la Polizia e ne darà comunicazione alla parte ecclesiastica, affinché avvii un’indagine preliminare e ne informi la Santa Sede”.  

L’auspicio di monsignor Śmigiel è che la nuova Commissione siaindipendente, affidabile, leale solo alla verità e interdisciplinare”. Si tratta, aggiunge di “una buona soluzione sinodale, poiché ha il mandato di tutti i vescovi della Conferenza Episcopale polacca” ed anche il sostegno da parte di molti ambienti. “Per me è molto importante – commenta il presule -, come immagino per tutti i credenti e le persone di buona volontà, che tutti nella Chiesa siano al sicuro, e questo vale in particolare per i bambini e i giovani indifesi”.

Problema doloroso

Il problema degli abusi, ricorda l’arcivescovo di Szczecin-Kamień, “è doloroso e le vittime richiedono rispetto, giustizia e vicinanza”, per evitare che siano vittime due volte. E sottolinea che in Polonia, nel 2019, è stata istituita la Commissione statale per il chiarimento dei casi di atti contro la libertà sessuale e la moralità nei confronti di minori di età inferiore ai 15 anni. Finora questa Commissione ha ricevuto circa duemila segnalazioni e attualmente sta esaminando circa 800 casi.

Purtroppo, i dati dicono che nella maggior parte dei casi le vittime vengono abusate dai propri cari, e il 20% dei reati segnalati riguarda Internet. A questa Commissione saranno sottoposti anche i casi riguardanti il clero. Tra i compiti della Commissione statale vi è anche l’esame delle modalità di reazione da parte degli organi statali, delle organizzazioni e di altri soggetti, comprese le Chiese e le associazioni religiose. In Polonia, ricorda ancora l’arcivescovo Śmigiel, esistono altri gruppi sociali e professionali che non hanno istituito ancora commissioni separate, “ma si presume che, come la Chiesa, abbiano le loro procedure interne che aiutano a giungere alla verità e a chiarire le accuse in materia”. 

Il bene delle vittime al primo posto

Nel lavoro della nuova Commissione, al primo posto c'è il bene delle vittime, ma occorre anche tenere conto delle norme relative alla privacy e alla protezione dei dati sensibili. Inoltre, sottolinea ancora il presule, la Costituzione della Repubblica di Polonia stabilisce che ogni persona è considerata innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata accertata con sentenza definitiva del tribunale (art. 42, comma 3). “Si tratta di un principio fondamentale negli Stati di diritto”. È inoltre necessario ridurre al minimo la possibilità di manipolazioni o di informazioni e accuse false.

È estremamente importante, chiarisce l’arcivescovo, che “nella Chiesa operino istituzioni adeguate al servizio delle vittime”.  L’art. 240 del Codice Penale impone a chiunque (non solo ai religiosi) sia a conoscenza di un reato di pedofilia di segnalarlo immediatamente alle forze dell’ordine, ovvero alla polizia o alla procura. “Nell’ambito della cosiddetta legge Kamilka, in tutte le parrocchie, i centri pastorali e le istituzioni dell'arcidiocesi sono stati implementati gli Standard per la tutela dei minori; sacerdoti e catechisti hanno partecipato a una serie di corsi di formazione organizzati, tra l'altro, dal Centro per la protezione dell'infanzia dell'Università Ignaziana di Cracovia”.

Dati on-line

Nell'Arcidiocesi di Szczecin-Kamień, conclude il pastore, “ogni segnalazione viene trattata con la dovuta serietà e in conformità con le disposizioni del diritto secolare ed ecclesiastico”. Il sistema di segnalazione, sottolinea, è generalmente disponibile e tutti i dati sono pubblicati sul sito web; nell'ambito del programma di prevenzione dell'arcidiocesi è presente un Catalogo di buone pratiche nei rapporti pastorali, che ogni parroco ha dovuto prendere visione e accettare. E ricorda infine che l'art. 240 del Codice penale polacco impone a chiunque (non solo al clero) venga a conoscenza del reato di pedofilia, “di denunciarlo immediatamente alle forze dell'ordine, e quindi alla polizia o alla procura”.

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16 marzo 2026, 19:11