Assisi, un popolo pellegrino da tutto il mondo per pregare con Francesco
Marco Guerra – Assisi
La prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie mortali di San Francesco è un dono straordinario che è stato già colto da oltre 220 mila fedeli provenienti da ogni parte del mondo. Per la chiusura, prevista per il 22 marzo, si attendono circa 400 mila visite complessive. La possibilità di venerare le spoglie del Poverello si inserisce nel cammino dell’ottavo centenario della sua morte (1226 – 2026) e in un contesto internazionale segnato da violenza, prevaricazione, conflitti e crisi della diplomazia. Un motivo ulteriore per riscoprire l’eredità di Francesco e il suo messaggio di pace e fraternità.
L’ottavo centenario della morte
L'ottocentesimo anniversario della morte del santo di Assisi provoca e interroga. Le sue ossa esposte, con i segni della malattia, ci ricordano che da una vita donata può nascere una fecondità inaspettata. Ed è proprio quanto compiuto da Francesco in vita che chiama oggi ogni cristiano ad essere costruttore di pace, a vivere pienamente una fraternità che dona armonia a tutto il creato.
Oltre 10 mila pellegrini ogni giorno
Il 22 febbraio le spoglie di San Francesco sono state traslate dalla tomba, situata nella cripta, ai piedi dell’altare papale della Chiesa inferiore della Basilica di San Francesco. Davanti alla teca di vetro, che custodisce le ossa, è possibile riconoscere i frutti di pace, fede e amore lasciati dal Santo. Da circa venti giorni il flusso di pellegrini è incessante, almeno 10 mila al giorno, con punte di 18 mila nei fine settimana. Una folla silenziosa che si inginocchia a si raccoglie in preghiera davanti la teca in cui sono esposte le reliquie. Anche i giornalisti devono lasciare il passo al popolo di Dio: prima di ogni scatto e filmato, bisogna attendere che i gruppi di fedeli che ci precedono, abbiano concluso il loro momento di preghiera e venerazione, perché ritorneranno alle loro case con una fede rinnovata da quel seme che è morto sul terreno ed ha portato molto frutto.
Fra Cesareo: il seme di Francesco è germogliato
“Francesco è vivo in mezzo a noi e continua ad ispirare tutti noi a vivere la fraternità, non per niente Papa Leone ha istituito l’anno giubilare francescano e l’ostensione delle spogli è uno degli eventi più significativi di questo centenario”, spiega ai media vaticani - in visita ad Assisi - fra Giulio Cesareo, direttore dell'Ufficio comunicazioni del Sacro Convento. "Questo perché Francesco è stato come un seme che caduto a terra è morto, ma proprio perché è morto è germogliato e ha lasciato molti frutti”. Il frate spiega che le persone che vengono per l’ostensione fanno esperienza di questo dono e chiedono al Signore di essere a loro volta un dono.
Francesco maestro di pace
Riscoprire l’eredità di San Francesco, il suo messaggio di pace e fraternità, significa in questi tempi parlare al cuore dell’umanità ferita e divisa. Nel suo lascito si incarna l’appello di Papa Leone a disarmare il linguaggio ad impegnarsi ad una pace disarmata e disarmante. L'incontro tra Francesco d'Assisi e il sultano Al-Malik al-Kamil, avvenuto a Damietta nel 1219 durante la quinta crociata, rappresenta infatti un esempio straordinario di diplomazia, dialogo interreligioso e ricerca della pace in tempo di guerra. Il Poverello ci indica un dialogo basato sul riconoscimento reciproco delle identità, sulla possibilità di costruire ponti senza rinunciare alle istanze di giustizia, pace, fratellanza e verità, afferma fra Cesareo. E ricorda che chi accoglie il Vangelo scopre che il mondo è un casa comune e che Francesco dimostra che tutti possono concorrere a costruire la pace: “La cultura contemporanea ci fa pensare che non possiamo fare nulla, invece San Francesco afferma il contrario, basta una persona, basta un accoglienza, un gesto di fraternità perché intorno a noi mondo cambi e l’evento dell’ostensione è un iniezione di speranza e fiducia. Questo non vuol dire che noi risolviamo tutti i problemi del mondo, ma che siamo una presenza amica di Dio, che è luce anche dove ci sono le tenebre, e basta una candela per illuminare una notte tenebrosa”.
Le reliquie e la morte che diventa “Sorella”
L’incontro con Francesco attraverso le sue reliquie ci invita anche a guardare a “Sorella Morte” e “Fratello Corpo”, un messaggio sul senso della vita sempre attuale per tutta l’umanità. Infatti, verso la fine della sua vita, logorato dalle malattie e reso quasi cieco, il Santo riconosce di aver trattato troppo duramente il suo corpo. Questa umiltà mostra il suo approccio rispettoso alla creazione e alla fragilità umana. “Francesco ci insegna che in Gesù la morte è diventata sorella”, sottolinea Cesareo, “perché è la consegna definitiva di noi stessi, l’affidamento più grande che possiamo fare a Dio padre, e la morte per il Poverello è stato un sipario che si apriva e gli consegnava l’incontro con Dio he ci attende”. Più in generale l’ostensione delle spoglie ha suscitato una risposta nei cuori delle persone che continua a meravigliare tutta la comunità francescana. L’evento non si ripeterà, ma resterà permanente con le opere chi avrà messo a frutto questa esperienza.
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