Missionari digitali, la sfida tra annuncio e comunità
Davide Dionisi - Città del Vaticano
Proporre una riflessione sistematica sulla presenza cristiana in rete, rispondendo alle difficoltà e alle crisi che i comunicatori digitali possono incontrare. È questo l’obiettivo di “Missionari digitali: quale formazione?”, l’evento nato dalla collaborazione tra le università pontificie Santa Croce, Lateranense, Salesiana e Gregoriana, che ha coinvolto sacerdoti, consacrati e laici impegnati nell’evangelizzazione online.
Rispondere alle problematiche odierne di chi sta in rete
"È un tentativo di risposta a problematiche, difficoltà e crisi a cui vanno incontro molti degli stessi missionari digitali. È dedicato in primis ai nostri studenti che studiano i processi comunicativi e digitali da diverse prospettive disciplinari, ma anche a tutti coloro, consacrati e laici, che vivono una presenza in rete, sia come semplici spettatori che come protagonisti e creatori di contenuti", evidenziano gli organizzatori.
In continuità con il Giubileo dei missionari digitali
L’iniziativa è in ideale continuità con il Giubileo dei missionari digitali del luglio 2025 e riveste una importanza strategica perché "oggi anche le università scendono in campo per offrire il proprio contributo di pensiero, studio e ricerca. Le sfide attuali richiedono infatti l’intervento degli intellettuali per approfondire quegli aspetti canonici e teologici necessari affinché la missione si incarni correttamente nella storia della Chiesa", ha detto monsignor Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, tra i relatori del forum, specificando che "la realtà digitale non è un semplice insieme di strumenti evoluti, ma la cultura stessa in cui siamo immersi. Non esiste più una distinzione netta tra online e offline; viviamo in una realtà ibrida. La sfida per la Chiesa è non ignorare questa dimensione, abitando le strade digitali dove le persone pensano, soffrono e cercano risposte. Essere presenti significa ascoltare il dolore dell’altro e offrire un primo annuncio di Cristo laddove l’umanità si interroga".
Una missione che conduce alla comunità e a scoprire la bellezza della pesenza di Dio
Ma c’è un’altra sfida che il segretario del Dicastero per la Comunicazione indica nel servizio dei nuovi evangelizzatori: "Non cadere nell’errore di pensare che basti una presenza superficiale o semplificata. Sebbene il digitale sia uno strumento prezioso per il primo annuncio, non può esaurirsi in esso. Come Gesù invitava i discepoli al venite e vedrete, così la missione digitale deve condurre oltre lo schermo: verso la comunità, l’Eucaristia e un percorso catechetico che faccia scoprire la bellezza della presenza di Dio nella Chiesa".
Le competenze di un missionario digitale
Quali competenze deve possedere un missionario digitale oggi? Per monsignor Ruiz «"innanzitutto, l’appartenenza. Il missionario digitale non è diverso da qualunque altro missionario: deve essere un uomo o una donna di Chiesa, con radici profonde nella preghiera, nella Scrittura, nel Magistero e nella vita comunitaria. Non si tratta di tradurre pedissequamente il linguaggio analogico in quello digitale", conclude, aggiungendo che "è necessario abitare questa cultura conoscendone le dinamiche, i tempi e le espressioni, affinché il messaggio risulti comprensibile all’uomo contemporaneo". L’iniziativa è stata patrocinata dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.
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