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Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini 

Pizzaballa: a Gaza c'è gente che vive nelle fogne, tutto è ancora distrutto

Il patriarca di Gerusalemme dei latini ha parlato del dramma nella Striscia durante un collegamento video con la fondazione Oasis: il Board of Peace non è diventato operativo e non sappiamo se lo diverrà, "la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”

Vatican News

Con la guerra contro l'Iran che sta incendiando l'intero Medio Oriente, il cardinale Pierbattista Pizzaballa riporta in primo piano lo scenario di Gaza, la sua situazione umanitaria che resta devastante. Lo ha fatto intervenendo in un collegamento video con la fondazione Oasis e richiamando le parole espresse più volte da Leone XIV sulla la violenza che genera soltanto altra violenza e alimenta un rancore profondo.

Dio è con chi soffre

“La manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra – ha dichiarato il patriarca latino di Gerusalemme - è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”. “Non ci sono nuove crociate e Dio non c’entra in tutto questo”, ha ribadito, “Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono”. Il porporato ha poi tracciato un quadro estremamente critico della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, di cui si parla poco ormai, soffermandosi anche sul cosiddetto ‘Comitato per la Pace’ promosso dal presidente Donald Trump. “Il 53% della Striscia, dove vivono oltre due milioni di sfollati, è sotto il controllo diretto israeliano, il 47% dove si trova la maggior parte dei palestinesi è sotto il controllo di Hamas. L’80% della Striscia è distrutto e non è ancora cominciata la ricostruzione”.
Una situazione che si ripercuote anche sulle poche strutture sanitarie rimaste in piedi e parzialmente operative. “Mancano i medicinali, anche gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende. Le scuole sono quasi tutte distrutte“. La Striscia di Gaza resta impermeabile agli aiuti, con i valichi praticamente chiusi. E commentando l’iniziativa statunitense ha constatato che il “Board of Peace non è diventato operativo e non sappiamo se lo diverrà. E non ho ancora capito che cosa vorrebbe fare”.

Situazione difficile anche per i cristiani

L’impasse è totale denuncia il patriarca di Gerusalemme dei latini con Hamas che non vuole consegnare le armi finché Israele non si ritira e Israele che non intende cedere finché il movimento islamista non disarmerà. Il cardinale ha infine richiamato l’attenzione sul deterioramento della crisi in Cisgiordania. “Quasi ogni giorno ci sono attacchi dei coloni contro i palestinesi, anche cristiani”. Muoversi anche qui è diventato quasi impossibile e i permessi vengono in gran parte cancellati. Intanto vanno avanti le iniziative legislative israeliane per riaccatastare i terreni a svantaggio della popolazione palestinese. La nuova condizione di crisi e tensione non risparmia neppure il sistema educativo cristiano, mettendo in difficoltà molte famiglie. A Gerusalemme ci sono 15 scuole cristiane che non possono più essere raggiunte dagli oltre duecento insegnanti cristiani che vivono a Betlemme. “Siamo sempre sotto una continua tensione, – conclude il porporato -  e la situazione resta molto complicata per tutti noi”.

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17 marzo 2026, 12:35