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"La pesca miracolosa" nell'arazzo tratto dai cartoni di Raffaello (Musei Vaticani) "La pesca miracolosa" nell'arazzo tratto dai cartoni di Raffaello (Musei Vaticani)

Parrocchie da ripensare? Dalle reti vuote all'alba di una Chiesa che rinasce

Il nuovo libro di Sergio Di Benedetto analizza la realtà parrocchiale del XXI secolo. Attraverso il racconto della pesca miracolosa, nel Vangelo di Giovanni (21, 1-14), l'autore indaga i nodi fondamentali da sciogliere per ravvivare il fuoco della Chiesa, come ha ricordato lo stesso Papa Leone XIV: "La fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata"

Martina Accettola - Città del Vaticano

Un saggio che prende le mosse da un'immagine evangelica: la pesca miracolosa narrata nel Vangelo di Giovanni (21,1-14) e si chiede come rilanciare le parrocchie in un tempo in cui alcune chiese si svuotano e le consuetudini non bastano più. Da qui l'interrogativo Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?, il saggio di Sergio Di Benedetto, edito da Paoline. Attraverso un'analisi lucida dei fattori e dei sintomi della crisi che, secondo l'autore, investe le realtà parrocchiali, e con uno sguardo attento ai tratti socio-antropologici dell'orizzonte contemporaneo, lo studioso individua alcune possibili vie di rinascita. Ogni capitolo del libro prende avvio allora da un versetto, da un'immagine o da un sentimento tratto dal racconto giovanneo, usato come lente per interpretare la condizione attuale della comunità cristiana.

Ascolta l'intervista a Sergio Di Benedetto

Le reti vuote

Sette discepoli, una notte di fatica, reti che tornano a riva senza nulla, quelle dei pescatori della parabola evangelica, usciti di notte conservando in sé una speranza, sono uno specchio della società contemporanea. Per l'autore quelle "reti vuote" sono oggi esperienza diffusa: parrocchie spesso svuotate, chiese meno frequentate, stanchezza pastorale. Come i discepoli, mossi dal ritorno al gesto abituale di Pietro - «Io vado a pescare» -, anche la comunità ecclesiale, spiega Sergio Di Benedetto ai media vaticani - sembra volersi ripiegare su ciò che già conosce: «Questa immagine finale di Giovanni mi è sembrata adatta a interpretare il tempo di oggi perché abbiamo sette pescatori, i sette discepoli, che tornano a fare quello che sapevano fare dopo la risurrezione di Gesù. E noi siamo un po' come loro. [...] Torniamo a fare quello che prima ci rassicurava, quello che prima sapevamo fare bene». Ma anche i gesti che un tempo offrivano conferme non sono più capaci di generare frutti.

Sergio Di Benedetto è dottore di ricerca in letteratura italiana e insegnante di lettere
Sergio Di Benedetto è dottore di ricerca in letteratura italiana e insegnante di lettere   (@paolineit)

I nodi critici

L'autore individua sette nodi critici, tanto formali quanto sostanziali, che hanno segnato e segnano ancora oggi la vita della parrocchia. Dalla fede, impoverita nella capacità di offrire proposte vive, interessanti e profondamente umane, a una crisi delle persone, con la diminuzione del numero dei credenti. Si registra poi un indebolimento del pensiero e del confronto culturale: le proposte significative sono poche e si fatica ad accettare il dialogo, il contrasto, la critica e perfino il dubbio, che invece rappresentano spesso il punto di partenza per generare un pensiero nuovo e accoglierne degli altri. Tutto conduce, in ultima analisi, a una domanda decisiva sull'identità: che cosa significa essere parrocchia oggi?

Accogliere la notte

La crisi è la fine di un tempo, non del tempo. Secondo Di Benedetto, la difficoltà - nelle sue varie forme - non può essere negata né aggirata: va attraversata con lucidità e onestà. Ricordando, come fa l'autore, che «la legge del cristianesimo non è quella di una morte, ma di una risurrezione. La crisi è sempre un momento buono che ci permette di abbandonare qualcosa che oggi non è più generativo». Infatti, è proprio la notte in cui si immergono i seguaci a diventare kairós: un tempo opportuno per ritrovare il coraggio di gettare ancora le reti, confidando nello Spirito.

Il volume di Sergio Di Benedetto, "Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?" (Milano, Paoline, 2025)
Il volume di Sergio Di Benedetto, "Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?" (Milano, Paoline, 2025)

Cambio di prospettiva

È allora necessario un cambio di prospettiva? La domanda attraversa oggi la comunità cristiana come una possibilità. Sarebbe un atto di coraggio, non diverso da quello richiesto ai discepoli quando il Risorto suggerì loro di gettare le reti al mattino, contro ogni prassi. "Facciamo fatica a essere generativi ed essere fecondi, ed è lì che poi Gesù si fa presente. Ma si fa presente - sottolinea l'autore - fuori dalla barca, nei panni di uno sconosciuto che loro non riconoscono e l'invito di Gesù è a fare in modo diverso; ed è solo facendo in un modo diverso che i pescatori riescono a avere una pesca abbondante".  Un'indicazione inattesa eppure decisiva. Occorre allora cambiare sguardo e pratiche. Valorizzare una dimensione più comunionale del presbiterio, coinvolgere nuove figure laicali, ripensare l'iniziazione cristiana come cammino di crescita nella fede e mettersi in ascolto anche dei "cercatori", cioè di chi interroga l'esistenza senza aderire a una fede religiosa.

Da Papa Francesco...

Un coraggio a cui aveva invitato anche Papa Francesco nell'Evangelii gaudium: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. [...] Più della paura di sbagliare, spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c'è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: "Voi stessi date loro da mangiare"».

...a Papa Leone XIV

Su questa linea si collocano anche le parole di Papa Leone XIV che, durante l'incontro con il clero della Diocesi di Roma del 19 febbraio 2026, ha affermato: «Abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia». Un'espressione che richiama alla responsabilità e alla decisione. «Sono illuminanti le parole che l'Apostolo Paolo rivolge a Timoteo: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te". [...] Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere con umiltà che la fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata».
La crisi può diventare un passaggio pasquale necessario, da cui le realtà parrocchiali emergano non solo riparate, ma rigenerate in una forma che lo Spirito suggerisce, perché ogni vera risurrezione comincia proprio lì dove sembrava non esserci più nulla.

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03 marzo 2026, 12:00