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L'attacco a Erbil, Kurdistan iracheno L'attacco a Erbil, Kurdistan iracheno

Attacchi in Libano e Iraq, le Chiese: cessi la violenza e si tuteli la dignità dei popoli

L'appello dell'Assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici libanesi e dell'arcidiocesi caldea di Erbil, perché si depongano le armi, si vada in soccorso degli sfollati e delle minoranze, come i cristiani. L'arcivescovo iracheno Bashar Warda: "In tempi di guerra sono sempre gli emarginati a soffrire di più"

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

"Il proseguimento di questa spirale di violenza minaccia la dignità della persona umana, dono di Dio, e mina i fondamenti della giustizia e della stabilità". È la preoccupazione espressa dall'Assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano contenuta in una nota diffusa oggi, a seguito della "pericolosa escalation" in Medio Oriente, "accompagnata dalla morte di vittime innocenti, dallo sfollamento di famiglie e dall'aggravarsi delle sofferenze umanitarie". Nell'unirsi a Leone XIV e alla sua convinzione che "la violenza non è mai la scelta giusta", i capi delle Chiese in Libano osservano che "la pace non è un'opzione secondaria o temporanea, ma un dovere umano e una responsabilità collettiva". La richiesta è dunque "l'immediata cessazione della spirale di violenza e il ritorno a un dialogo costruttivo e a un'azione diplomatica responsabile, fondata sulla ricerca del bene comune dei popoli che anelano a una vita pacifica fondata sulla giustizia e sulla dignità".

L'attacco a Erbil, Kurdistan iracheno
L'attacco a Erbil, Kurdistan iracheno

Libano, terra della convivenza

Dal Libano, "terra dell'annuncio e della convivenza" viene lanciato un appello a "coloro che detengono l'autorità ad assumersi pienamente le proprie responsabilità nazionali, ad adoperarsi" per proteggere il Paese "dai conflitti regionali, salvaguardare la sua unità interna e rafforzare la pace civile". Alla comunità internazionale, i capi delle Chiese in Libano chiedono, inoltre, di compiere "ogni sforzo possibile per impedire un'ulteriore escalation e per stabilire soluzioni giuste che salvaguardino i diritti dei popoli e tutelino la dignità umana, poiché la giustizia è la via sicura per una pace solida e duratura". Nella nota -  firmata dal patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici, Raphaël Bedros XXI Minassian, dal patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Youssef Absi,  e dai patriarchi di Antiochia dei siri, Ignace Youssif III Younan, e di Antiochia dei maroniti, cardinale Béchara Boutros Raï - si fa appello anche alla solidarietà "per i fratelli e sorelle che rimangono saldi nei loro villaggi". L'esortazione è quella di "perseverare nella preghiera fervente per la pace in Libano e in Medio Oriente e per la sicurezza dei civili innocenti". I vescovi invitano inoltre ad accogliere "i fratelli e le sorelle civili sfollati" con lo spirito del Vangelo,  "affinché la testimonianza dell'amore rimanga più forte della logica della violenza". I presuli infine elevano a Dio la supplica di "guidare i cuori verso la riconciliazione" per rafforzare i passi del popolo libanese sui sentieri della fraternità e dell'armonia.

A difesa degli emarginati di Erbil

Una nota è stata diffusa ieri sera anche dall'arcidiocesi caldea di Erbil, che ha riferito di un attacco forse perpetrato da un drone ad edifici di proprietà dell'arcidiocesi, il complesso di appartamenti Beato Michael McGivney ad Ankawa nella regione del Kurdistan iracheno. L'attacco sarebbe avvenuto alle 20 di ieri sera e non avrebbe provocato vittime, dato che l'edificio era stato in gran parte evacuato, a causa della sua vicinanza all'aeroporto internazionale della città. Lo stesso sarebbe avvenuto per il vicino convento delle Figlie Caldee di Maria Immacolata, che ha subito danni a causa dell'attacco. "In tempi di guerra - ha ricordato l'arcivescovo Bashar Warda -  sono sempre gli emarginati a soffrire di più". Infatti, la "McGivney House", come è conosciuta localmente, era stata finanziata interamente da donazioni delle organizzazioni benefiche dei Cavalieri di Colombo, per servire come rifugio per le famiglie cristiane sfollate durante la guerra dell'Is, dal 2014 al 2018. L'arcivescovo ha dunque esortato "il mondo a ricordare e pregare per le numerose persone emarginate in Iraq, inclusa la piccola e ancora minacciata minoranza cristiana, che lotta per rimanere nella propria terra natale". L'auspicio, è la conclusione, è che questi tempi di violenza e guerra finiscano, "affinché il nostro popolo sofferente possa ancora avere la possibilità di tornare a una vita di pace e dignità. Siamo profondamente preoccupati che il nostro tempo stia per scadere".

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05 marzo 2026, 11:41